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Giustizia: Cassazione; svuota-carceri, il reclamo va proposto al tribunale di sorveglianza PDF Stampa
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www.studiocataldi.it, 15 gennaio 2015

 

Dopo il d.l. n. 146/2013, c.d. "decreto svuota-carceri", anche nei confronti dei rapporti non ancora definiti al momento dell'entrata in vigore della nuova disciplina, il recluso che voglia impugnare la decisione del magistrato di sorveglianza avverso il mancato accoglimento del reclamo sulle presunte condizioni detentive in contrasto con i diritti fondamentali della persona, come sancite dalla Convenzione Europea dei diritti dell'Uomo, deve adire il tribunale di sorveglianza competente e non la Cassazione.

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Giustizia: dalle carceri arrivano buone (ma sopratutto pessime) notizie PDF Stampa
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di Gianluca Testa

 

Corriere della Sera, 15 gennaio 2015

 

Per i detenuti delle carceri italiane le festività rappresentano il momento più buio. Quei giorni si consumano soprattutto nell'assenza dell'affettività, tra diritti negati e opportunità d'integrazione sfumate. È proprio nel periodo compreso tra Natale e il sei gennaio che si registra il picco più alto di suicidi dietro le sbarre. Nonostante questo ci sono piccoli grandi segni di rinascita e speranza, da Prato a Rebibbia. Anche se non tutti sono pronti ad accogliere con favore le misure alternative alla pena.

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Giustizia: il caso delle mense carcerarie; ministro Orlando... se ci sei batti un colpo PDF Stampa
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di Stefano Arduini

 

Vita, 15 gennaio 2015

 

Il responsabile di via Arenula fino ad ora ha mantenuto un profilo molto basso sul stop ai catering interni gestiti dalle cooperative sociali. Perché? Forse sarebbe il caso di chiarire. Da domani circa 170 detenuti e 40 operatori perderanno il loro posto di lavoro.

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Giustizia: mense carcerarie; il 21 gennaio il nuovo capo del Dap incontra le Cooperative PDF Stampa
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di Daniele Biella

 

Vita, 15 gennaio 2015

 

Santi Consolo riceve martedì prossimo le dieci coop sociali che da domani 15 gennaio non potranno più far servire ai propri detenuti dipendenti il pasto in altrettanti istituti di pena italiani. Patriarca, deputato Pd e presidente del Cnv: "È un primo segnale positivo, mi auguro arrivi presto un accordo".

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Giustizia: lavoro nelle carceri, i calcoli sbagliati del Governo PDF Stampa
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di Giuseppe Frangi

 

www.ilsussidiario.net, 15 gennaio 2015

 

Questa mattina 170 detenuti e 40 operatori "esterni" hanno perso il posto di lavoro: le dieci cooperative di cui erano dipendenti, in nove diverse carceri italiane, hanno dovuto cessare con il servizio mense interne, perché è venuta meno la convenzione e il finanziamento da parte della Cassa ammende. Ora la gestione delle mense tornerà in capo alla stessa amministrazione penitenziaria, malgrado le proteste dei direttori degli istituti coinvolti. I quali hanno reso pubblica la loro posizione con una lettera in cui spiegano come l'impatto potrebbe essere traumatico: "Tutti i vantaggi economici, strumentali e gestionali su cui l'amministrazione ha potuto contare in questi anni verrebbero improvvisamente annullati con una regressione del servizio difficile da gestire".

Nella lettera si sottolineava "l'indubbio miglioramento della qualità del vitto somministrato ai detenuti", nonché "di pari passo con quello delle condizioni igienico-sanitarie delle cucine" e con numerosi "vantaggi economici", come i risparmi "sulla manutenzione ordinaria e, non di rado, straordinaria delle attrezzature", "sull'acquisto di prodotti per le pulizie", "per le utenze e le mercedi". Ovviamente le mense continueranno a funzionare, ma in capo alle amministrazioni carcerarie, con stipendi molto più ridotti per chi ci lavora. E per le cooperative che occupano detenuti anche in altre attività (com'è il caso della Giotto al Carcere Due Palazzi di Padova), venendo meno una commessa importante, l'equilibrio economico sarà molto più difficile da raggiungere.

Ma non è solo questo il punto. Ieri a Padova nel corso di una manifestazione pubblica all'interno del carcere, presenti numerose figure istituzionali, alla fine del "penultimo" servizio di mensa i detenuti addetti si sono sfilati le eleganti divise bianche da cuoco e hanno vestito il camicione bruno delle lavorazioni cosiddette intramurarie. È stato un gesto simbolico che dice tanto del valore di questa esperienza lavorativa che il ministero della Giustizia e il Dap hanno deciso di affossare. La divisa bianca racconta di un percorso cui sono legate l'attesa di una vita diversa e di una possibilità vera di riscatto, la consapevolezza di competenze acquisite e anche di un amore verso il lavoro che si sta imparando a fare.

Il camicione bruno all'opposto racconta di biografie reinghiottite dall'istituzione carceraria, pur mantenendo magari funzioni simili. Le esperienze delle dieci cooperative coprivano piccoli numeri rispetto al grande universo carcerario italiano (anche se i servizi che loro fornivano raggiungevano un numero ben maggiore di detenuti). Eppure la loro esperienza era la conferma che pratiche diverse sono possibili. Se quelle pratiche avevano costi maggiori, garantivano però una straordinaria convenienza economica in prospettiva: si preparavano persone in grado di costruirsi una nuova vita una volta usciti, con minori costi sociali in assoluto e in particolare con un'incidenza ridottissima di recidiva (ricordiamo che un detenuto costa allo Stato 3.500 euro al mese). Quindi è miope chi, come Milena Gabanelli sul Corriere, facendo i conti in tasca alle cooperative legittima la decisione del ministero.

Non basta un calcolo ragionieristico per capire la realtà. Perché la realtà esige che nei conti ci si metta anche il valore aggiunto della professionalità creata, della coesione sociale garantita, della qualità del servizio offerto. Tutte voci a cui è doveroso dare un valore economico. Quella delle dieci cooperative era un'esperienza vincente, una di quelle "best practices" che tutti evochiamo ed auspichiamo, magari guardando con occhi invidiosi a quel che si fa all'estero. Questa volta le "best practices" le avevamo in casa, ma per piccoli calcoli ragionieristici abbiamo deciso di affondarle.

 
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