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Intervista a Donatella Ferranti (Pd) "nei tribunali ordinari i minori saranno più tutelati" PDF Stampa
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di Viviana Daloiso

 

Avvenire, 1 marzo 2016

 

Non cancellare, ma "valorizzare" il patrimonio della giustizia minorile italiana. Che deve "uscire dalla sua nicchia e intrecciarsi con quella ordinaria, contaminandola con le sue buone pratiche". Ma anche superare alcuni limiti: "Il "fai da te" di certe procure, la mancanza di un procedimento cadenzato, il dialogo problematico o addirittura assente con gli altri tribunali". Donatella Ferranti, parlamentare del Pd e presidente della Commissione giustizia della Camera, difende a spada tratta il ddl delega sulla riforma del processo civile, in cui un suo emendamento prevede l'accorpamento dei Tribunali dei minori a quelli ordinari e la trasformazione della Procura minorile in un gruppo specializzato presso la Procura ordinaria.

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L'Autorità nazionale anticorruzione chiede più incompatibilità per i politici PDF Stampa
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di Gianni Trovati

 

Il Sole 24 Ore, 1 marzo 2016

 

Più barriere per chiudere le "porte girevoli" fra politica e incarichi amministrativi di vertice, estendendo le incompatibilità e le inconferibilità prima di tutto alla politica nazionale, per coprire un buco che rappresenta "una delle più vistose carenze" delle norme attuali, e rivedendo le regole per gli altri.

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Intervista al Commissario unico Franco Corleone "Opg, 6 mesi per voltare pagina" PDF Stampa
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di Lucilla Vazza

 

Il Sole 24 Ore, 1 marzo 2016

 

"Lavoro con le Regioni". Per 114 non si trovano le misure alternative. Si scrive Opg, si legge manicomi giudiziari. Una pagina oscura, nel libro triste della storia penitenziaria del nostro Paese, ma che è destinata a chiudere per sempre. Per definire le ultime situazioni pendenti, è arrivata nelle scorse settimane la nomina del Commissario unico per il superamento degli Opg, Franco Corleone. Dell'ex sottosegretario alla Giustizia e attuale Garante per i diritti dei detenuti della Toscana, colpisce la pacatezza, unita alla determinazione, con cui racconta la situazione attuale e i prossimi passi da compiere. Nel segno dell'umanità, che m questo ambito è tutt'altro che scontata.

 

Dottor Corleone, a un anno dalla chiusura ufficiale degli Opg, c'è stato bisogno di arrivare al commissariamento...
"È un passaggio importante. Difficile, ma che si può portare a compimento. Nei vecchi Opg sono rimaste 97 persone. Da dicembre è stato chiuso Secondigliano (Reparto Verde), mentre a Firenze è stato svuotato il reparto femminile. Numeri che possiamo gestire. Ben lontani dalla vergognosa situazione fotografata dalla Relazione choc del 2011, curata da Ignazio Marino e che fece indignare tutti, compreso il Presidente della Repubblica Napolitano".

 

Le Regioni hanno fatto muro contro questo commissariamento...
"È stata solo la prima reazione. Ci stiamo parlando, le Regioni hanno nel commissario un alleato che può aiutare a sistemare le situazioni, arche dove vi fossero i comuni di traverso. Gli Opg sono reperti di orrore archeologico, istituzioni fuori della storia. E su questo siamo tutti d'accordo".

 

Quali saranno i prossimi passi?
"C'è un calendario. La prossima chiusura sarà l'Opg di Reggio Emilia, dove sono rimasti 6 pazienti-detenuti. In Veneto stiamo lavorando con la Rems di Nogara, dove c'è un sindaco molto motivato a costruire un vero progetto di reinserimento. Poi via via tutte le altre: Piemonte, Veneto, Toscana. Abruzzo. A breve faremo un primo punto della situazione con il Governo e le Regioni. Perché sono state costruite Rems provvisorie, ognuna con una propria gestione eun proprio regolamento. La situazione e in evoluzione, c'è da lavorare. E un capitolo nuovo, tutto da costruire. Ma è chiaro che con le Rems non devono risorgere i manicomi".

 

Il rischio è proprio questo: Rems come mini-manicomi, più nuovi, più puliti...
Lo spirito della legge 81 è chiaro: bisogna deistituzionalizzare, la Rems è l'ultima ratio, bisogna avere progetti persona lizzati per ogni persona. Su questo abbiamo avviato una riflessione con il Csm, un tavolo, ma è un processo culturale e il confronto non sarà ne facile ne breve. Ognuno deve fare la propria parte, inclusa la magistratura. Le Rems non possono essere un sistema a porte girevoli, da cui si entra e si esce. Siamo in una fase nuova che impone anche nuove forme di monitoraggio. Per alcune persone, ripeto, bastano i servizi territoriali, non devono entrare provvisoriamente nelle Rems per poi uscire dopo poco. Non è questo lo spirito della legge 81. E questo deve essere chiaro ai giudici. Le persone tuttora negli Opg troveranno via via posto nelle Rems, ma abbiamo un'altra emergenza da gestire. Ci sono 114 persone a cui è riconosciuta l'infermità mentale, ma che non hanno trovato posto nelle Rems. Sono a piede libero, perché non c'è modo di eseguire le misure alternative alla pena e non possono entrare in carcere".

 

E chi ha priorità di entrare nelle Rems: i 97 ex Opg o i 114 "vaganti"?
"E uno dei nodi da sciogliere. Parliamo di persone e non di corpi da collocare qua o là. Bisogna valutare ogni situazione. Con spirito di umanità e grande collaborazione interistituzionale. Per questo sollecito un provvedimento che affronti questa criticità e m generale il capitolo Rems. La legge 81 è il secondo pilastro della riforma Basaglia. Ci sono voluti quasi 40 anni e ora bisogna agire (bene!) nell'interesse di tutti".

 

Lei parla di scrivere una pagina nuova, dove finalmente la salute mentale e la detenzione possano fare ponti" e non muri.
"Sì, e ribadisco il no alla contenzione e ad altre forme di sopraffazione e coercizione dei malati. Ma per cambiare le cose bisogna coinvolgere il personale che lavora nelle Rems. Dev'essere motivato e formato. E, naturalmente, ascoltato nelle istanze, nelle difficoltà che legittimamente esprime".

 
Intervista a Donato Capece (Sappe) "almeno 15mila persone non dovrebbero stare in carcere" PDF Stampa
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di Giuseppe Pietrobelli

 

Il Gazzettino, 1 marzo 2016

 

"Il problema delle carceri non è solo il sovraffollamento, ma la concezione delle strutture, in rapporto con il territorio e con il recupero dei detenuti". Donato Capece, segretario nazionale del Sappe, uno dei sindacati degli agenti penitenziari, non lesina critiche alla programmazione degli istituti di pena.

 

Cominciamo dalle cifre. È vero che ci sono troppi carcerati?
"È vero che siamo scesi dai 66mila di alcuni anni fa ai 53mila attuali, ma il numero dei letti previsti è di 46 mila. Gli agenti di custodia, poi, a fronte di una pianta organica di 45 mila unità, conta 38 mila unità. Siamo sotto organico di 7mila agenti".

 

È vero che il sovraffollamento è il primo problema?
"No, è un falso problema. Il vero problema è la mancanza di una seria programmazione da parte della politica e dell'amministrazione penitenziaria. Servirebbe una riforma strutturale, perché il sistema del carcere-albergo è ormai superato, non ha senso".

 

Il motivo?
"In carcere ci sono troppi soggetti che non vi dovrebbero stare. Bisognerebbe puntare per 15-20 mila persone, che non creano allarme sociale, al carcere-territoriale, grazie alle misure alternative, ai domiciliari, al braccialetto elettronico, ai lavori di pubblica utilità".

 

E il carcere vero?
"Dovrebbe servire per la criminalità vera e i reati gravi, al massimo per 30mila persone. Gli stranieri che hanno una pena detentiva da scontare dovrebbero essere espulsi, trasferiti nelle galere dei loro paesi d'origine. Ma anche i tossicodipendenti dovrebbero uscire: a loro il carcere non serve".

 

Il principale difetto delle carceri attuali?
"Non sono in grado di restituire cittadini in grado di reinserirsi. Troppi detenuti non fanno nulla, vivono nell'ozio, hanno tutto il tempo di creare disordini. Penso agli stranieri: stanno bene, mangiano e bevono gratis. Chi sta meglio di loro? E gli agenti penitenziari sono costretti lavorare da soli nel caos, facendo da assistenti sociali, sacerdoti ed educatori. E salvando la vita di tanti disperati".

 
Senza decisione sul merito misura inefficace PDF Stampa
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di Patrizia Maciocchi

 

Il Sole 24 Ore, 1 marzo 2016

 

Corte di cassazione - Sentenza 8110/2016. Se il Tribunale, per ragioni formali, non decide nel merito sulla richiesta di riesame della misura cautelare entro 10 giorni dal deposito degli atti, questa diventa inefficace. La Corte di cassazione, con la sentenza 8110 depositata ieri, accoglie la tesi del ricorrente che contestava la possibilità di rinnovare la misura cautelare che era stata applicata nei suoi confronti e poi dichiarata inefficace a causa della mancata notifica dell'avviso di fissazione dell'udienza camerale (articolo 309, comma 8 del codice di procedura penale).
Secondo la difesa del ricorrente, il Tribunale aveva avallato il rinnovo, interpretando in maniera distorta l'articolo 309 del codice di rito, che nella nuova "versione" introdotta dalla legge 47/2015 non consente di rinnovare le misura divenuta inefficace a meno che non ci siano eccezionali esigenze cautelari che vanno "specificamente motivate".
Nel caso esaminato, il Tribunale aveva ravvisato il requisito dell'eccezionalità, richiesto dalla norma, solo nel reato contestato (concorso in rapina pluriaggravata), senza guardare agli sviluppi del procedimento e alla condotta dell'imputato che aveva confessato e collaborato. L'omessa notifica dell'avviso di udienza aveva fatto sì che l'incidente cautelare venisse chiuso con la declaratoria di inefficacia della misura applicata dal Gip, conclusione che non aveva però comportato alcuna decisione sul merito, riguardo alle contestazioni del ricorrente, come invece previsto. I giudici della Seconda sezione sottolineano che, facendo scattare il semaforo rosso al rinnovo, il legislatore ha, evidentemente, voluto sanzionare, in modo rigoroso il difettoso funzionamento della "macchina giudiziaria", nel caso di violazione dei termini fissati dall'articolo 309.
Per la Suprema corte, affermare la possibilità di rinnovare "semplicemente" la misura nel caso di un incidente procedurale nella formazione del contraddittorio che impedisca la decisione nel merito, equivarrebbe ad aprire la strada alla reiterazione della misura coercitiva in modo del tutto discrezionale.

 
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