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Salerno: la Casa di reclusione di Eboli si aggiudica il Premio "Persona e Comunità" PDF Stampa
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Ristretti Orizzonti, 4 marzo 2015

 

Per il secondo anno consecutivo la Casa di reclusione di Eboli si aggiudica il premio "Persona e Comunità - i Migliori progetti nell'ambito della Pubblica Amministrazione e del Volontariato" per la sezione "apprendimento e formazione" con la seguente motivazione:

"Progetto di formazione ad impronta artistico-culturale di inclusione sociale, orientato al recupero e reinserimento nella società di detenuti tossicodipendenti. Attraverso i processi di rappresentazione teatrale mette in atto un buon procedimento educativo di recupero centrato sulle problematiche soggettive".

"L'Attribuzione del premio alla Casa di Reclusione di Eboli" - è stato sostenuto dal Presidente dell' Associazione Italiana Formatori nel corso della premiazione avvenuta a Torino - da parte del il comitato scientifico che ha curato la selezione delle numerosissime candidature "è il riconoscimento del lavoro fatto dalle molteplici api operose di baconiana memoria che fortunatamente ancora sono presenti presso la nostra Pubblica Amministrazione".

In sintesi il progetto premiato ha ad oggetto una complessa e completa attività teatrale che prevede il coinvolgimento a 360 gradi dei detenuti con la costituzione della compagnia teatrale "Le canne pensanti", il suo impegno nell'annesso laboratorio di scrittura creativa, l'allestimento e la messa in scena delle relative pieces con la creazione di costumi e scenografie. Alla già intensa produzione che ha realizzato la scrittura e la messa in scena delle seguenti opere: "Un sogno di libertà. Da Garibaldi al Brigantaggio: la questione Meridionale vista dalla parte dei vinti"; "un Angelo venuto dal mare" vita e morte di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica assassinato per il suo impegno; "La Divina Galera: viaggio dagli inferi alle stelle, nel mezzo del cammin di Malavita"; "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori" (omaggio a Fabrizio De Andrè"); la rievocazione storica di "Ana de Mendoza de la Cerda", principessa di Eboli, che ha abitato il Castello Colonna sede dell' Istituto Penitenziario fatta rivivere in un'atmosfera cinquecentesca attraverso una precisa ricostruzione storica, si sono aggiunti gli spettacoli tratti dalla tradizione come "La Cantata dei Pastori", "La gatta Cenerentola" e "Omaggio a Troisi" oggetto di una complessa e completa rassegna teatrale che ha visto un numerosissimo pubblico. L'ultimo lavoro può definirsi un vero e proprio "colossal" per il coinvolgimento di ben 20 detenuti che porteranno in scena l'opera da loro scritta "Diversamente Italiani: Briganti, Emigranti Terroni".

L'importanza dell' attività è da ricercare nel fortissimo coinvolgimento dei detenuti non solo mediante l'indiscussa valenza terapeutica del teatro, ma soprattutto mediante le ricadute pratiche che l'attività si è imposta e che ha realizzato: dalla scrittura alla messa in scena si è passati alla produzione ed alla pubblicizzazione degli spettacoli che, numerosi, sono stati dati, come già detto, anche all'esterno facendo conoscere una realtà che realizza concretamente la promozione umana e culturale delle persone che le vengono affidate. Indiscusso punto di forza di tutta l'attività è la totale assenza di costi a carico dell'amministrazione: il laboratorio sostanzialmente autogestito si avvale, infatti unicamente del supporto, oltre che degli operatori interni fra cui lo stesso Direttore, di una nutrita schiera volontari.

 
Droghe: se l'educazione nelle scuole è affidata ai cani antidroga PDF Stampa
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di Patrizia Meringolo

 

Il Manifesto, 4 marzo 2015

 

Si è parlato molto nelle ultime settimane a Firenze di droga a scuola. Casus belli è stato l'intervento "olfattivo" dei cani negli istituti superiori, visto come argine per dissuadere i ragazzi dai cattivi comportamenti, identificati dai cani senza alcun ragionevole dubbio.

Alcuni dirigenti scolastici però hanno rifiutato una prassi di questo genere, con stupore di chi considerava la prevenzione dissuasiva l'unica arma di difesa possibile. Si è originato un dibattito che - al di là dei cani sì/cani no - ha riguardato il consumo giovanile di sostanze illegali e, anche per l'impegno della Flc-Cgil, la scuola come luogo formativo e non come istituzione totale. In primo luogo occorre definire il problema: parliamo di dipendenze in generale o solo di sostanze illegali? e in quest'ultimo caso, solo di cannabis? Perché è questa, e solo in minima quantità, che i cani talvolta trovano nelle scuole. E in definitiva, cosa preoccupa? La salute degli studenti, gli aspetti penali, la prossimità al mercato deviante, oppure il fatto che tutto ciò avvenga a scuola?

Altra questione basilare è la centratura sul prevenire o sul sanzionare. I dati presentati dal criminologo britannico Alex Stevens in un recente seminario promosso da Forum Droghe evidenziano che - a fronte di una stabilizzazione dei consumi nei paesi europei - le politiche penali sono molto diverse, quindi la legge viene usata come deterrente (peraltro di scarsa utilità) e non come strumento di controllo del fenomeno.

Per conoscere, in ogni caso, il trend dei consumi sono disponibili i dati "ufficiali" del Dipartimento delle Politiche Antidroga, secondo i quali il consumo di cannabis, almeno una volta nella vita, riguarderebbe meno del 25% dei ragazzi. Dato preoccupante per chi lo voglia leggere come uno su quattro, ma sicuramente inferiore alla realtà.

A fronte di tutto ciò, le evidenze scientifiche dimostrano che per gli interventi preventivi è basilare analizzare indicatori di setting in grado di dare il "senso" e la "ritualità" dei consumi, la percezione del rischio e soprattutto le esperienze di esplorazione di questo tipo di comportamenti. Si studia la resilienza, nel senso di acquisire le capacità di coping nel confrontarsi con il rischio, proprio o dei pari, e con le sue possibili conseguenze, come la guida dopo il consumo.

Quanto agli interventi, si è rivelata fallimentare una modalità del tipo causa-effetto (intervento repressivo o sanzionatorio, quindi cessazione del comportamento indesiderato) a favore di modalità sistemiche, in cui una politica preventiva nasce da un insieme di attori sociali, utilizzando pienamente le risorse territoriali. Lavorare con una logica "resource oriented" permette di vedere i giovani non come consumatori (e non solo di sostanze) ma come partecipanti attivi nella costruzione del benessere.

Un'ultima considerazione riguarda la "fragilità" del contesto scolastico. La progressiva svalorizzazione della scuola, in particolare pubblica, porta a percepirla come un ambiente di scarso valore formativo e di scarsa credibilità sociale, per cui tende ad assumere le caratteristiche di contesto ricreazionale, con i comportamenti tipici dei luoghi di divertimento.

Se vogliamo davvero parlare di prevenzione a scuola, è necessario ridare valore educativo e formativo sia alle professionalità al suo interno sia a quelle presenti nella comunità locale (Asl, SerT, forze dell'ordine, governo locale), progettando un sistema in cui la scuola è un nodo significativo della rete, non con finalità di ispezione (i cani, o anche l'esame generalizzato del capello), ma per la costruzione del benessere e della convivenza civile.

 
Brasile: giudice federale decide l'espulsione dal Paese di Cesare Battisti PDF Stampa
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di Francesca Morese

 

Il Manifesto, 4 marzo 2015

 

Dietro le quinte, si profila la possibilità di uno "scambio" tra l'ex militante dei Pac e il sindacalista Pizzolato. Uno schiaffo al garantismo e un colpo basso all'ex presidente brasiliano Lula Da Silva. Sono in molti a leggere in questo modo il procedimento di espulsione deciso da un giudice federale brasiliano nei confronti di Cesare Battisti, ex militante dei Proletari armati per il comunismo, un gruppo attivo in Italia nella temperie degli anni 70.

Nel 2010, l'allora presidente Lula gli aveva riconosciuto l'asilo politico, rifiutando l'estradizione chiesta dall'Italia nell'ultimo giorno del mandato. Uno smacco per il governo italiano di allora, una questione sempre sul piatto per quelli che sono venuti dopo, il "rompicapo" degli anni 70 essendo ancora un passato indigeribile.

Ora, però, secondo quanto ha suggerito la stampa brasiliana e hanno confermato in anonimato fonti ben informate, la questione potrebbe essere tornata in campo a seguito di una vicenda italo-brasiliana: quella del sindacalista Henrique Pizzolato, militante del Partito dei lavoratori (Pt), il partito di Lula e dell'attuale presidente Dilma Rousseff. Pizzolato, alto dirigente del Banco do Brasil si è trovato al centro di una complicata vicenda giudiziaria. Un processo politico e mediatico che gli è costato una condanna a oltre 12 anni di carcere per corruzione e riciclaggio. Un processo-farsa, secondo i suoi legali e il campo che lo difende (movimenti sociali e cristiani, sindacati, associazioni democratiche), pronti a considerarlo "un nuovo caso Tortora". Un capro espiatorio - ha detto alla stampa Pizzolato - punito da una condanna ingiusta per la sua "storia nel movimento sindacale legata strettamente a quella dell'ex presidente Lula, vero bersaglio di tutta la trama politica del mensalão".

Lo scandalo del mensalão (mensile) è scoppiato a giugno del 2005 e ha provocato una crisi politica nel Brasile allora guidato da Lula. Il nome fa riferimento a una tangente corrisposta ai parlamentari in cambio di voti compiacenti nel varo delle leggi. Allora si è parlato di impeachment al presidente. Una minaccia utilizzata anche nei confronti dell'attuale presidente Rousseff a proposito dello scandalo Petrobras, il processo per tangenti che interessa l'impresa petrolifera di stato.

Pizzolato è di origini italiane e, dopo la condanna, è tornato in Italia con documenti falsi, si è costituito e ha chiesto di restare. In Brasile - sostiene la difesa - dato l'alto livello di insicurezza esistente nelle carceri, rischierebbe la vita. A ottobre, la Corte d'Appello di Bologna ha negato l'estradizione, ma la Cassazione ha annullato la sentenza. E tutto è ora nelle mani del ministro della Giustizia Andrea Orlando. A lui si sono rivolti 21 senatori - primi firmatari Lo Giudice e Manconi (Pd) - che hanno presentato un'interrogazione in favore di Pizzolato. Un altro gruppo si sta muovendo all'europarlamento.

Spiega al manifesto Fausto Gianelli, legale di Pizzolato: "In attesa delle motivazioni della sentenza, abbiamo preparato un ricorso alla Corte europea dei diritti umani, che in casi eccezionali ha la possibilità di sospendere la pena e decidere misure intermittenti". Lo scambio con Battisti? "Non si fa mercato sulle persone", risponde l'avvocato.

E mentre Pizzolato attende in carcere, Battisti aspetta di essere espulso. In base alla legge, non può più essere estradato. Però, poiché non possiede documenti ed è entrato in Brasile con quelli falsi, un giudice federale ne ha disposto l'espulsione: molto probabilmente verso i paesi da cui è arrivato, Francia e Messico. Ma gli si potrebbe anche consentire di scegliere la destinazione.

 

L'ossessione italiana per l'uomo che era negli anni 70, di Andrea Colombo

 

Dopo quattro anni si riapre, come in un gioco dell'oca in cui si torna sempre al punto di partenza, il caso Cesare Battisti. Era l'8 giugno 2011 quando la Corte costituzionale brasiliana negò l'estradizione nei confronti dell'ex militante dei Proletari armati per il comunismo, detenuto in Brasile dal 2007, dopo aver dovuto abbandonare la Francia dove viveva dal 1981.

Quando la Corte emise il suo verdetto, Battisti aveva già ottenuto da oltre due anni lo status di rifugiato politico concessogli dall'allora ministro della Giustizia Tarso Genro.

Le pressioni italiane, dopo quella decisione, erano state senza precedenti, tali da richiamare addirittura l'ambasciatore italiano in segno di protesta. L'obiettivo era stato centrato. In novembre il Tribunale supremo federale si era espresso contro la concessione dello status di rifugiato, rimettendo però la decisione finale nelle mani del presidente. Nell'ultimo giorno del suo mandato, il 31 dicembre 2010, Lula si era espresso contro l'estradizione, anche sulla base delle regole brasiliane che la vietano in paesi nei quali vige l'ergastolo, che in Brasile non esiste. Sembrava finita. Non lo era.

Per il governo Berlusconi ottenere lo scalpo di Battisti era diventata una questione d'onore, un risultato politico senza alcuna misura con la portata reale della vicenda. Il governo di Roma aveva dunque insistito, esercitato pressioni di ogni sorta, martellato il Brasile, presentato due ricorsi presso l'Alta corte brasiliana contro la negazione dell'estradizione. Entrambi respinti. Una storia che aveva coinvolto le relazioni diplomatiche prima con la Francia, che aveva concesso l'estradizione nel 2004, dopo anni di insistenze italiane, poi con il Brasile, sembrava dunque essersi chiusa il 22 giugno 2011, quando la Corte aveva concesso a Battisti il permesso di soggiorno in Brasile.

Ieri la giostra ha ripreso a girare. Gli esponenti della destra hanno mitragliato di dichiarazioni feroci le agenzie. Il centrosinistra, con qualche eccezione, è stato più cauto. Ancora non è chiaro se Battisti potrà scegliere in quale Paese essere spedito o se dovrà andare in Messico o in Francia, le nazioni da cui aveva raggiunto il Brasile. Facile prevedere che Roma farà di tutto perché lo scrittore venga inviato in uno dei Paesi che si affretterebbero a rimandarlo in Italia, dove lo attende la condanna all'ergastolo.

Quattro omicidi. Due compiuti direttamente, uno progettato, in un altro presente nel commando ma in funzioni di supporto. Queste le motivazioni della condanna, esito di uno di quei processi sommari che erano allora la norma. Un teste d'accusa principale, su cui si basa l'intera architettura della sentenza: il pentito Pietro Mutti, fondatore dei Pac dei quali Battisti è da sempre indicato, a torto, come uno dei capi, mentre era un semplice militante. Testimonianza discutibile, quella di Mutti: accusò Battisti di aver ucciso un agente di custodia, Antonio Santoro, poi fu costretto ad ammettere di aver sparato lui. Lo indicò come esecutore di un altro omicidio, che Mutti conosceva solo de relato, quello dell'agente della Digos Andrea Campagna, ucciso quando i Pac si erano già sciolti. In realtà a sparare era stato un altro militante, Giuseppe Memeo, reo confesso, e l'identikit dell'uomo che era con lui è opposto a quello di Battisti.

Ma in fondo non è questo ciò che importa. Quel che rende assurda l'ossessione italiana per l'ex detenuto comune politicizzatosi in carcere e poi diventato, dopo l'arresto nel '79 e la fuga dal carcere nell'81, scrittore di successo è l'assenza di qualsiasi pericolosità sociale. Battisti ha cambiato vita da ormai 35 anni, con il militante armato degli anni 70 non ha più nulla a che spartire, ha pagato i suoi crimini con anni di galera e con una vita spesa a fuggire da un paese all'altro. Potrebbe bastare. Dovrebbe bastare.

 
Stati Uniti: ex deputato Massimo Romagnoli detenuto a Manhattan in sezione speciale PDF Stampa
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www.italiachiamaitalia.it, 4 marzo 2015

 

Massimo Romagnoli, l'ex deputato di Forza Italia originario di Capo d'Orlando, arrestato in Montenegro lo scorso dicembre con l'accusa di traffico d'armi, estradato la scorsa settimana negli Usa su richiesta degli Stati Uniti, dopo due mesi trascorsi nel carcere di Podgorica. Romagnoli, è ora detenuto nel Metropolitan Correction Center di Manhattan e il Console Generale a New York ha prontamente preso contatto con l'Avv. Bruce J. Maffeo, incaricato dalla famiglia di seguire il caso.

Aldo Di Biagio, senatore di Area Popolare, che fin da subito di è dato molto da fare per essere vicino a Romagnoli e per fare in modo che a lui venisse garantita la massima assistenza da parte della nostra rete diplomatica (Di Biagio è anche andato a trovarlo personalmente in carcere a Podgorica, il 2 gennaio scorso), ha contattato l'ambasciatore d'Italia negli Usa, Claudio Bisogniero, per chiedere notizie e assistenza per Massimo Romagnoli. "L'ambasciatore mi ha assicurato che il caso viene seguito con grande attenzione e il Consolato Generale a New York - nella cui circoscrizione consolare ricade il caso - funge da capofila".

I funzionari del Consolato Generale non hanno ancora potuto incontrare Romagnoli in quanto questi si troverebbe in una speciale sezione da cui non è possibile avere contatti con l'esterno. Secondo l'Avv. Maffeo tale situazione dovrebbe essere dovuta ad esigenze di spazio e, pertanto, temporanea. Di Biagio, eletto nella ripartizione estera Europa, fa sapere al nostro quotidiano online che "appena sarà possibile" ha in programma una visita a Romagnoli negli States.

Romagnoli è stato estradato negli Stati Uniti Massimo Romagnoli, l'ex deputato di Forza Italia arrestato lo scorso 16 dicembre, a Podgorica in Montenegro. Secondo l'accusa avrebbe tentato di vendere armi alle Farc colombiane. Romagnoli per gli Stati Uniti sarebbe "un trafficante d'armi residente in Grecia, capace di procurarsi dei certificati di uso finale fraudolenti per armi militari".

Assieme al "trafficante d'armi" Cristian Vintila e al broker Virgil Georgescu, entrambi rumeni: mandato di cattura spiccato dalle autorità americane. Massimo Romagnoli ha quindi lasciato il carcere di Podgorica per salire su un aereo diretto a New York. Secondo l'avvocato che in Italia si occupa del caso, il professor Nicola Pisani, "probabilmente proprio in questo momento è in volo" verso il Nord America. Ne ha dato notizia pure il portale di notizie Analitika a Podgorica.

Una estradizione avvenuta quasi di sorpresa, "senza nemmeno avvisare gli avvocati", spiega il prof. Pisani. "Adesso - aggiunge il legale di Romagnoli - tutto passa alla giurisdizione americana". Di questa situazione l'avvocato pensa "tutto il male possibile", perché di fatto è stata una mossa inaspettata, almeno nei tempi, ma anche nei modi con cui è stata messa in atto.

La situazione che riguarda Massimo Romagnoli, siciliano doc, originario di Capo d'Orlando, a questo punto "è più complicata, si sposta su un piano diverso". Comunque, ricorda Pisani durante il colloquio con Italiachiamaitalia.it, "è stato fatto un ricorso a Strasburgo", dunque staremo a vedere. Certo è che il caso Romagnoli ora prende davvero una brutta piega. Per reati come quello di cui è accusato, negli Usa si rischia il carcere a vita.

La scorsa settimana, in una lunga lettera indirizzata da Romagnoli al direttore del quotidiano online Italia Chiama Italia, Ricky Filosa, spiegava che i propri legali stavano lavorando per evitare che si arrivasse all'estradizione negli Usa. Nel suo messaggio a Filosa, Romagnoli chiedeva di contattare il ministero dell'Interno italiano e la Farnesina, affinché le istituzioni italiane si potessero attivare per farlo rientrare in Italia: "Starò pur sempre in galera, ma in un carcere italiano e avrò la certezza di essere giudicato nel mio Paese", sottolineava Romagnoli.

Non è andata così: gli americani si sono mossi in fretta e hanno ancora una volta spiazzato tutti.

 
Cina: morto in carcere Vescovo di 94 anni, situazione dei diritti umani resta drammatica PDF Stampa
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www.acatitalia.it, 4 marzo 2015

 

La situazione dei diritti umani in Cina resta drammatica. A denunciarlo Acat France, che partendo dai dati forniti da World Coalition, evidenzia come anche nel 2014, il paese asiatico confermi il proprio primato nell'infliggere la pena di morte con 3.000 esecuzioni effettuate, pari al 2013. Anche la tortura e i trattamenti disumani si confermano come fenomeni endemici all'interno dei luoghi di detenzione senza che il Governo abbia cercato di fare nulla per arrestare il fenomeno. Inoltre, dall'inizio del 2013 fino alla fine del 2014 ben 250 difensori dei diritti umani sono stati imprigionati.

Secondo alcune fonti ( ma ancora si attende conferma ufficiale) sarebbe morto mentre era detenuto, anche il vescovo novantaquattrenne Shi Enxiang, arrestato nel 2001 e incarcerato in un luogo segreto della Cina. I famigliari attendono ancora che venga loro restituito il cadaver

 
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