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Giustizia: caso Sare Mamoudou "inseguito per nove chilometri e sparato alla schiena" PDF Stampa
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di Gianmario Leone

 

Il Manifesto, 26 settembre 2015

 

Il compagno ferito dovrà convivere con un proiettile conficcato nel petto. La follia dei proprietari terrieri si scatena per pochi meloni. Aggrediti, insultati, picchiati, inseguiti per nove chilometri e sparati alle spalle. È questa al momento la ricostruzione più fedele ai fatti accaduti lunedì in contrada Vaccarella, tra Foggia e Lucera, ai tre braccianti originari del Burkina Faso, Sare Mamoudou, Kadago Adam e Souleiman.

Si erano mossi dalla mattina dal grande ghetto di Rignano Garganico con una Fiat Uno bianca per andare in cerca di lavoro nelle campagne del foggiano. Fermatisi vicino a dei campi alla vista di un contadino, gli chiedono un lavoro. Pur essendo negativa la risposta, il dialogo è tranquillo, amichevole. A pochi metri da loro c'è un campo dove sono stati raccolti dei meloni: alcuni sono marci, altri buoni. Gli chiedono se possono prenderne qualcuno: il campo non è il suo ma il contadino dice loro di sì, anche perché di lì a poco sarebbero andati buttati o distrutti.

È a questo punto che arriva Raffaele, 27enne figlio di Ferdinando Piacente, 67enne proprietario del terreno da dove Sare e i suoi amici hanno preso i meloni che hanno caricato in auto.

Anche a lui chiedono un lavoro: il ragazzo però è poco disponibile, dice subito di no, ma soprattutto si accorge della presenza dei meloni in macchina. Li accusa di averli rubati dal campo di sua proprietà. Li aggredisce verbalmente, partono i primi spintoni, scoppia una rissa durante la quale pare che Raffaele Piacente venga colpito al naso. I tre braccianti del Burkina Faso riescono però a divincolarsi, salgono in macchina e vanno via.

È qui che scatta la furia cieca dei Piacente: il ragazzo entra in casa, avvisa il padre, prendono i fucili e partono all'inseguimento della Uno Bianca per nove chilometri: poi parte un colpo che fora una ruota della vettura che finisce fuori strada e costringe i tre alla fuga a piedi nei campi.

A questo punto non è ancora chiaro chi, tra padre e figlio prenda la mira e spari i tre colpi fatali: due feriscono mortalmente Sare, mentre un terzo coglie in pieno petto Kadago Adam che resta a terra. L'ultimo dei tre, Souleiman, riesce a fuggire nei campi salvandosi la vita e a chiamare i soccorsi una volta che i Piacente si sono dileguati.

Così, dopo l'assemblea di mercoledì nel ghetto di Rignano, l'ambasciata del Burkina ha inviato da Roma dei rappresentanti per garantire assistenza ai due sopravvissuti e per organizzare insieme alla Flai Cgil Puglia una grande manifestazione che il 30 settembre sfilerà per le vie di Foggia. Intanto, Kadago Adam non è in pericolo di vita ma rischia di convivere per sempre con una cartuccia di fucile conficcata nel petto: i medici hanno deciso di non operarlo per i rischi troppo alti. Stranamente però, hanno manifestato sin da subito la voglia di dimetterlo e di rimandarlo nel ghetto: dove rischierebbe la vita viste le scarse condizioni igieniche del luogo. L'avvocato di Cerignola contattato dalla Flai Cgil ha scongiurato questa possibilità.

Adesso si lavora con il sindaco di San Severo, con cui da anni c'è un filo diretto per dare assistenza ai braccianti, per trovare un alloggio dove ospitare Kadago. Nello stesso tempo si cerca una strada per ottenere il permesso di soggiorno, magari attraverso l'applicazione della direttiva europea 52 del 2009, che oltre alla sanzioni per gli sfruttatori dei lavoratori prevede anche la concessione di un permesso di soggiorno in casi eccezionali, ed è stata recepita dalla legge Turco-Napolitano.

Infine ieri si è recata a Taranto la Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali. Tra gli incontri avuti anche quello con il marito della bracciante di San Giorgio Ionico Paola Clemente, morta nelle campagne di Andria il 13 luglio, e Giuseppe De Leonardis, segretario della Flai Cgil regionale, che lo accompagnava. Che si ripeterà nuovamente tra due settimane a Roma per iniziare il tema delle audizioni sul tema del caporalato.

"Speriamo in un tempo celere di dare risposte alle vittime e alle famiglie delle vittime e giustizia a chi lo merita", ha dichiarato la senatrice Camilla Fabbri (Pd), presidente della Commissione. E nelle ultime ore sono state 19 le persone denunciate dai carabinieri di Taranto, al termine di un controllo finalizzato al contrasto del fenomeno del caporalato, dell'intermediazione e dello sfruttamento del lavoro nell'ambito delle attività agricole. Sono 24 le aziende agricole ispezionate, di cui 21 risultate irregolari: 290 posizioni lavorative di cui 90 risultate irregolari; 17 i lavoratori completamente "in nero" e un lavoratore "clandestino". In totale contestate sanzioni amministrative per oltre 91 mila euro, e ammende per oltre 634 mila euro.

 
Impresa e giustizia, reprimere non basta PDF Stampa
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di Roberto Garofoli*

 

Corriere della Sera, 26 settembre 2015

 

Caro direttore, negli ultimi mesi le pagine di questo giornale hanno ospitato un articolato dibattito sul rapporto tra giustizia e impresa: con crescente intensità, ci si interroga su come conciliare il contrasto efficace ai reati di impresa con l'esigenza di non compromettere gli interessi di rilievo collettivo (sociali, occupazionali, di politica industriale) soddisfatti dall'esercizio di talune attività imprenditoriali. È utile al riguardo tener conto di due linee di tendenza da tempo emerse nella legislazione e in talune prassi giudiziali: il coinvolgimento dello stesso mondo imprenditoriale nell'organizzazione dei meccanismi di contrasto e la previsione di strumenti di risposta ai reati di impresa aventi una logica "terapeutica" anziché soltanto punitiva e repressiva.

Della prima opzione è espressione la disciplina dettata dal decreto legislativo n. 231 del 2001 che ha introdotto un sistema di responsabilità dell'impresa legata alla mancata adozione di idonei modelli di organizzazione in funzione preventiva. L'efficacia di tale sistema presuppone, tuttavia, che il mondo delle imprese segua un approccio non burocratico nella predisposizione delle regole organizzative volte a prevenire il verificarsi di illeciti e, per converso, che la magistratura ripudi opzioni interpretative ispirate a diffidenza e non in linea con la logica stessa del modello preventivo. Soprattutto, a 14 anni dal varo del decreto legislativo n. 231, c'è da chiedersi come rafforzare quel modello di contrasto di tipo preventivo, per esempio con l'introduzione di meccanismi premiali per le imprese che collaborino con l'autorità giudiziaria o che adeguatamente tutelino l'attività di whistle-blowing (informazioni dall'interno, ndr).

Quanto alla seconda linea di tendenza, sono numerose ormai le attestazioni normative di una volontà del legislatore di reagire ai crimini di impresa senza trascurare le esigenze di tipo pubblicistico che la continuità aziendale soddisfa. Lo stesso decreto legislativo n. 231 del 2001 prevede in taluni casi che, pure in presenza di una responsabilità dell'impresa accertata dal giudice penale, quest'ultimo debba applicare, in luogo della sanzione dell'interruzione dell'attività di impresa, quella del commissariamento con prosecuzione dell'attività aziendale. E gli stessi giudici hanno applicato quella disciplina evitando di comminare la sanzione interdittiva 0 lo stesso commissariamento all'intera azienda, ma limitandoli al solo

ramo 0 comparto produttivo interessato dalla commissione del reato. Ad una logica analoga rispondono i poteri che l'articolo 32 del decreto legge n. 90 del 2014 riconosce all'Anac (Autorità nazionale anticorruzione) e all'autorità prefettizia nel proporre e adottare le "misure straordinarie di gestione, sostegno e monitoraggio di imprese", così come quelli disciplinati dall'art. 34 del Codice antimafia.

Sono ormai numerose quindi le norme che prendono atto dell'esigenza di conciliare il contrasto al crimine di impresa con le ragioni della continuità aziendale, ed è perciò doveroso chiedersi se nell'esercizio della giurisdizione non si debba riconoscere l'esistenza di un principio generale dell'ordinamento, principio peraltro non diverso da quelli di adeguatezza e proporzionalità della pena e della misura cautelare che la giurisprudenza da tempo conosce e spesso applica.

 

*Magistrato e Capo di Gabinetto del ministero dell'Economia e delle Finanze

 
Firenze: Fp-Cgil denuncia "crolla muro a Sollicciano e il Ministero tagli i fondi" PDF Stampa
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nove.firenze.it, 26 settembre 2015

 

Sono 10 i metri di muro del carcere di Firenze Sollicciano che sono crollati all'interno dell'intercinta del penitenziario. Su 20 istituti penitenziari in Toscana solo uno ha le caratteristiche per restare aperto senza pericoli per gli operatori o per i detenuti. Le carenze strutturali ed architettoniche, con diverse intensità, riguardano tutti gli istituti toscani, Lucca, Pisa, Pistoia, San Gimignano, solo per citarne alcuni.

La Fp-Cgil ha denunciato e denuncia le difficoltà e i rischi che comporta lavorare all'interno delle carceri; neanche a farlo apposta all'inizio di agosto 2015, dopo un sopralluogo al Carcere di Sollicciano, abbiamo scritto in una lettera inviata ai vertici dell'Amministrazione Penitenziaria della nostra regione, alla Asl, al Sindaco di Firenze, al Presidente della Regione Toscana, al garante dei Detenuti e ai vertici del Dap di Roma che "La cinta muraria, causa cedimento parziale, risulta parzialmente chiusa in un settore e la restante parte presenta garitte antiquate, porte divelte, garitte da chiudere"

"I continui tagli dei finanziamenti al Ministero della Giustizia, oltre la mancanza cronica di personale non aiutano e mettono in grave pericolo lo svolgimento di qualsiasi servizio. È ora che il governo e l'amministrazione penitenziaria mettano mano a quei provvedimenti che consentano di garantire la sicurezza all'interno delle strutture penitenziarie. La giustizia e la sicurezza sono beni primari che hanno bisogno di adeguate politiche e attenzioni. Così non si può andare avanti, non è giusto che i lavoratori si facciano carico e subiscano le conseguenze della incapacità della politica di decidere. La Fp Cgil sollecita tutti i soggetti che hanno un ruolo amministrativo diretto o indiretto nel carcere fiorentino (Prap, Comune, Regione, Asl, Dap e Garante dei detenuti) a convocare senza ulteriori dannosi e pericolosi ritardi una "conferenza di servizio per il Carcere di Sollicciano", coinvolgendo il sindacato, per decidere una buona volta azioni concrete per garantire a chi lavora nel carcere e a chi vi è costretto a soggiornare la possibilità di stare in sicurezza senza rischiare danni, anche irreparabili, alla persona.

L'unica cosa che riteniamo insopportabile, per la comunità tutta, è continuare ad andare avanti così nell'indifferenza totale delle Istituzioni" concludono Donato Nolè, responsabile regionale Fp Cgil Polizia Penitenziaria e Donato Petrizzo responsabile Giustizia della Fp Cgil di Firenze.

 
Castiglione delle Stiviere (Mn): addio al carcere-ospedale, ecco la prima residenza protetta PDF Stampa
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di Luca Cremonesi

 

Gazzetta di Mantova, 26 settembre 2015

 

Sei nuovi edifici sostituiranno la vecchia struttura di detenzione. Svolta nell'assistenza ai malati mentali. Il vescovo: la speranza è centrale. Giornata di sole e di festa, ieri, in quello che da questo momento può essere definito l'ex Opg di Castiglione delle Stiviere. In località Ghisola dalle 14 si è proceduto al taglio del nastro della prima delle sei Rems (Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza) previste dalla riforma, realizzate nella stessa località che per decenni ha ospitato l'ospedale psichiatrico giudiziario.

Nella stretta di mano fra l'ex direttore dell'Opg, Antonino Calogero, e l'attuale direttore, Andrea Pinotti, c'è il senso di questo lungo lavoro che nasce dall'opera della commissione parlamentare d'inchiesta guidata da Ignazio Marino (l'attuale sindaco di Roma) che proprio durante il periodo di direzione di Calogero arrivò in visita alla Ghisiola.

Ieri la senatrice Emilia De Biasi, che fece parte di quella commissione, ha inaugurato il progetto Rems che è stato ultimato durante la direzione di Pinotti. "Oggi apre la prima Rems, ed è un bel successo per tutti - ha detto Pinotti - perché abbiamo lavorato tutti al meglio: operatori, professionisti, infermieri, medici, personale sanitario, volontari, ma anche i pazienti che hanno contribuito a questa nuova struttura imbiancando le pareti".

Proprio un paziente detenuto nell'ex Opg, che ora sarà spostato nella Rems, ha tagliato il nastro prima della benedizione del vescovo Roberto Busti che, nel suo intervento, ha ricordato la centralità della speranza, concetto chiave e progetto di vita per chi inizia questa avventura, sia come paziente sia come operatore. Oltre alle autorità religiose, al taglio del nastro erano presenti gli onorevoli Marco Carra (Pd), il senatore dei Cinque Stelle Luigi Gaetti, i vertici dell'azienda ospedaliera Carlo Poma (cui compete la gestione della struttura da quando questa è passata dal ministero della Giustizia a quello della Sanità), le autorità politiche e militari di Castiglione, gli operatori e i volontari che lavorano quotidianamente all'Opg.

Dopo il taglio del nastro, il gruppo di persone che ha preso parte alla cerimonia ha visitato la prima Rems, che aprirà i battenti ufficialmente il primo ottobre, ovvero giovedì. Nelle sale dipinte di azzurro, blu e viola, ci sono appesi i quadri dell'Atelier di pittura che per oltre venti anni è stato coordinato e gestito da Silvana Crescini; negli anni, i lavori sono stati esposti in mostre in giro per l'Europa. La sala mensa ha accolto gli ospiti che poi hanno potuto visitare la parte superiore della Rems, la zona notte, divisa in due aree.

"In una parte ci sono tre letti per gli ospiti che necessitano di assistenza più complessa, mentre nella seconda parte, con 17 letti, ci sono gli ospiti con diagnosi meno impegnative. Questa, comunque, è la prima Rems che apriamo, ma entro fine novembre ne apriremo altre due, e questa sarà quella dedicata all'accoglienza e alla conoscenza del nostro ospite. In totale, dunque, saranno sei, con due riservate alle donne". Al termine della visita è stato offerto un piccolo rinfresco a tutti gli intervenuti, prima di spostarsi tutti a Villa Brescianelli per i lavori dei convegni previsti nel pomeriggio.

 
Trapani: al carcere di San Giuliano nove detenuti diventano pasticceri PDF Stampa
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di Luigi Todaro

 

Giornale di Sicilia, 26 settembre 2015

 

Hanno superato l'esame al termine del corso organizzato da un ente di formazione professionale. Ora guardano al futuro con più fiducia. Un piccolo grande passo verso la riabilitazione perché nella vita si può sbagliare - può capire a chiunque - a condizione, però, che si faccia tesoro degli errori fatti per non commetterli più in futuro. Nove detenuti, rinchiusi nelle carceri di San Giuliano, hanno deciso di chiudere con il passato e di cominciare a ricostruirsi una nuova vita, impegnandosi fin da ora, senza perdere tempo. Anzi, con il desiderio di bruciare le tappe.

E così, armati di buona volontà, hanno conseguito il "diploma" di "Aiuto pasticcere". Un titolo che una volta finita di scontare la propria pena, potrebbe immetterli nel mondo del lavoro. A ricevere l'attestato sono stati Gianluca Brignone, Bucur Valentin, Capasso Alberto, La Russa Mario, Mannina Gianni, Vincenzo Mannoja, Davide Mannone, Rohozneanu Florin, Benito Trentacoste.

 
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