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Lamezia Terme: l'unica città in Italia con il tribunale ma senza un carcere PDF Stampa
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di Maria Scaramuzzino

 

Gazzetta del Sud, 4 marzo 2015

 

Il 27 marzo scorso alla presenza di numerose autorità venne inaugurato in pompa magna lo sportello per l'impiego creato appositamente per il reinserimento socio-lavorativo dei detenuti. Il giorno dopo, con un'operazione simile a un blitz, la struttura venne chiusa: gli agenti di polizia penitenziaria e i carcerati vennero trasferiti nel carcere di Siano a Catanzaro. Dopo quasi un anno la casa circondariale rimane chiusa, nonostante al ministero della Giustizia non sia mai stato firmato un documento che ne decreti ufficialmente la chiusura. È l'ennesima anomalia di Lamezia, città sede di tribunale ma privata del carcere, dopo oltre un secolo di presenza sul territorio di quello che da tutti viene considerato un presidio di legalità e giustizia.

Per chiedere lumi sul silenzio tombale che da un anno è calato sulla vicenda, il comitato "Riapriamo il carcere di Lamezia" ha organizzato un sit-in per lanciare un appello a politici e istituzioni. All'invito degli addetti ai lavori hanno aderito in tanti tra politici, sindacalisti, avvocati del foro lametino. Il consigliere regionale di maggioranza Arturo Bova ha sentenziato: "La chiusura del carcere significa dare un segnale di cedimento nei confronti della criminalità organizzata. In questo anno di assoluto silenzio sulla vicenda, è stato fatto anche un grave danno all'erario. Questa struttura può accogliere detenuti speciali come i collaboratori di giustizia; la sua riapertura può rappresentare una risposta forte e decisa da parte dello Stato alla criminalità che opprime il territorio".

Damiano Bellucci, responsabile calabrese del Sappe ha rimarcato il fatto che "Lamezia è l'unica città in Calabria ad avere il tribunale e a non avere più il carcere. Si tratta di un problema politico". L'esponente del Sappe ha dichiarato che la priorità per il sindacato è quella di far funzionare il vecchio carcere, puntando a far costruire un nuovo istituto penitenziario, moderno e funzionale, adeguato alle esigenze di un territorio come quello lametino: non solo molto vasto ma a forte rischio criminalità.

Il sindaco Speranza ha ribadito: "Lasciare questa struttura inutilizzata vuol dire fare un torto alla città, oltre che contribuire a sprecare denaro pubblico. Quest'ultimo anno di silenzio sulle sorti del carcere è diventata una situazione kafkiana. È un silenzio inaccettabile". Al sit-in hanno partecipato anche Francesco Grandinetti, Paolo Mascara, Nicolino Panedigrano e Pasqualino Ruberto che sono alcuni dei candidati a sindaco per le prossime elezioni amministrative. Presenti anche il vicepresidente della Provincia di Catanzaro Vittorio Paola e il sindaco di San Pietro a Maida Pietro Putame. A guidare la delegazione degli avvocati, il presidente dell'ordine forense lametino Antonello Bevilacqua. Il vecchio carcere di San Francesco è stato realizzato più di un secolo fa all'interno del convento dei Francescani Riformati.

 
Lecce: colpito alla testa da un detenuto, agente di Polizia penitenziaria in ospedale PDF Stampa
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www.leccesette.it, 4 marzo 2015

 

Il sindacato Osapp torna ad alzare la voce e chiede più interventi per salvaguardare l'incolumità degli agenti che prestano servizio nei carceri pugliesi.

Gravi episodi di violenza nel carcere di Lecce: la denuncia arriva dal segretario del sindacato Osapp Pantaleo Candido che annuncia lo stato di agitazione e non esclude ulteriori iniziative di protesta da parte degli agenti di polizia penitenziaria pugliesi. Il giorno dopo la sventata evasione di un detenuto, due agenti in servizio a Borgo San Nicola sono stati aggrediti, senza per fortuna conseguenze gravi. Il primo episodio nella prima mattinata di oggi quando un detenuto ha tentato di aggredire un agente impugnando una forchetta, l'altro, più serio, è avvenuto intorno alle 9: un detenuto, riferisce Candido, ha rotto il piede del tavolo in legno presente in cella e lo ha scagliato senza motivo contro un ispettore colpendolo alla fronte: l'agente è stato trasportato in ospedale con una ambulanza del 118 con una ferita lacerocontusa molto profonda a pochi centimetri dall'occhio.

"L'assenza di un'amministrazione sta portando al collasso l'intero sistema" afferma il segretario Osapp "oggi il personale di polizia ha paura di tutto, tanto da non riuscire a capire cosa rappresenta, eppure l'85% del personale degli istituti è formato da uomini e donne che rappresentano l'istituzione e sacrificano la propria incolumità e le loro famiglie".

 
Vicenza: carcere San Pio X, detenuto aggredisce un poliziotto poi allaga la sua cella PDF Stampa
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Giornale di Vicenza, 4 marzo 2015

 

Non era la prima volta che dava in escandescenze. Due settimane fa aveva dato fuoco ai materassi, la settimana scorsa si era barricato nella sua cella e poi aveva distrutto tutti i mobili. Qualche giorno fa è andata ancora peggio: ha aggredito un poliziotto (procurandogli per fortuna solo lievi lesioni) e poi è riuscito a staccare il termosifone dal muro.

Risultato: ha allagato la cella e in pochi istanti anche i corridoi e tutto il piano del San Pio X sono stati invasi dall'acqua. Troppo. Per lui, già in carcere, è scattato un altro arresto e ieri mattina si è presentato davanti al giudice per il processo per direttissima per rispondere delle accuse di lesioni, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. Nei guai Mohamed Rayh, 20 anni, di origini marocchine ma nato in Italia e residente a Padova.

In cella a Vicenza da qualche mese, dopo il trasferimento da un altro carcere, il giovane anche in passato era stato accusato di resistenza e lesioni aggravate.

Di certo quello accaduto in questi giorni è soltanto l'ultimo, ennesimo episodio di tensione dietro le sbarre. Solo qualche settimana fa due detenuti avevano prima sfasciato tavoli e sedie, poi avevano divelto i termosifoni dal muro. Alla fine avevano dato fuoco ai materassi ed era scoppiato il caos. Perché i nove metri quadrati di cella, in un istante, si erano saturati di fumo nero e tossico e solo grazie al tempestivo intervento degli agenti si era evitato il peggio: c'era infatti il rischio che le fiamme si propagassero e che il fumo invadesse anche le altre celle.

I due detenuti non avevano avuto ripercussioni, erano invece finite al pronto soccorso per accertamenti le due guardie penitenziarie. E in ospedale, per delle lesioni al collo, è dovuto andare anche l'agente aggredito qualche giorno fa da Rayh.

"Gli operatori di polizia penitenziaria - ha considerato Luigi Bono, segretario provinciale del Sappe - lavorano in costante stato di emergenza dibattendosi tra tagli sia al personale che ai mezzi di servizio". "C'è poi la tanto decantata sorveglianza dinamica - ha aggiunto. Ci sono tensioni continue, ma si è preferito lasciare aperte le porte delle celle e far girare nei corridoi, a non far nulla, i detenuti. Si è creato così un regime aperto che ha acuito l'ozio e favorito le tensioni". "In quest'ultimo caso è scattato l'arresto - ha concluso Bono. Spesso tuttavia, capita che chi danneggia beni della pubblica amministrazione non ne risponda. Neppure economicamente e questo significa che poi sono i cittadini a dover pagare".

 
Pavia: nel carcere di Vigevano detenuto tenta il suicidio, salvato dagli agenti PDF Stampa
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Ansa, 4 marzo 2015

 

A Vigevano gli agenti di polizia penitenziaria hanno salvato la vita a un detenuto che ha tentato il suicidio. Lo rende noto il segretario del sindacato Osapp, Leo Beneduci, in una nota. Il fatto è accaduto ieri attorno alle 19.30, quando un detenuto di nazionalità italiana di 40 anni, all'apparenza tranquillo - riferisce la nota - ha tentato il suicidio per impiccagione, salendo su uno sgabello e lasciandosi cadere. Due agenti sono intervenuti, sono scattati i soccorsi e il detenuto è ora fuori pericolo.

"I due agenti di Vigevano non si sentono eroi - afferma Beneduci - perché questa è la prassi quotidiana e nessuno li ringrazierà. potrebbero dirsi fortunati perché se il ristretto fosse morto la colpa poteva essere anche data a loro. Se avessimo un Ministro oltre che della Giustizia, anche della Polizia Penitenziaria e se avessimo al nostro vertice un Capo del Corpo che apprezza e incentiva il proprio personale, di fatti quali quello di Vigevano, come delle altre centinaia e centinaia di consimili su tutto il territorio, lo verrebbero a sapere tutti, opinione pubblica e mass media, ma purtroppo non è cosi.

L'unica speranza è - conclude Beneduci - che la Polizia Penitenziaria abbia presto un nuovo assetto una nuova e migliore organizzazione lontano dai personaggi che oltre a non considerarne il quotidiano sacrificio ne disprezzano le qualità e il ruolo insostituibile al servizio della Collettività nazionale".

 
Civitavecchia (Rm): la Compagnia "Sangue Giusto" debutta a Cittadella della Musica PDF Stampa
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www.trcgiornale.it, 4 marzo 2015

 

Un debutto importante per la compagnia Sangue Giusto, costituita da un gruppo di detenuti della Casa di Reclusione di Civitavecchia, che si è cimentata per la prima volta venerdì pomeriggio alla Cittadella della Musica con lo spettacolo "L'orda oliva".

Il titolo si ispira al saggio di Gian Antonio Stella, "L'orda. Quando gli albanesi eravamo noi", ma è soprattutto un libero adattamento dal racconto "Il lungo viaggio" di Leonardo Sciascia. Seppure realizzato con scarsissimi mezzi, la scenografia di Francesco Giannini ridotta all'essenziale, con molto spazio all'immaginazione, il lavoro è perfettamente riuscito e merita di essere rappresentato anche su altri palcoscenici, magari anche di fronte a studenti. L'iniziativa, pregevole sotto il profilo socio-culturale, rientra nell'ambito del progetto "Con Amleto dentro - Officine del teatro sociale, sostenuto dalla Regione Lazio con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio, il patrocinio del Comune di Civitavecchia ed il sostegno del Garante dei Diritti dei Detenuti del Lazio.

Si tratta di una riscrittura collettiva dei partecipanti al Laboratorio Teatrale: Massimo Lanzi, Massimiliano Mazza, Francesco Montella e Marco Pirisino per la regia di Ludovica Andò che ha anche presentato lo spettacolo. Le musiche di Andrea Pandolfo e il disegno luci di Michelangelo Vitullo. Trattato con molta sensibilità, il tema è molto attuale per il parallelo con il dramma che molti vivono in questi anni: un gruppo di clandestini, di emigranti italiani, truffati da un malavitoso, tentano di raggiungere l'America dove i nuovi arrivi sono visti con disprezzo ed intolleranza. Così come oggi accade ad altri emigranti, ancor più disperati. Il pubblico presente ha molto apprezzato il lavoro sottolineato da moltissimi applausi.

 
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