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Tempio Pausania: "Chiedo solo di poter lavorare", grido di aiuto dopo 24 anni di carcere PDF Stampa
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La Nuova Sardegna, 4 marzo 2015

 

Il disperato appello di un ex detenuto rimasto senza famiglia e risorse economiche: "Chiedo soltanto di poter lavorare". Si chiama "inserimento lavorativo", ed è uno dei primi passi nel progetto, molto più ampio e articolato, per il recupero e reinserimento degli ex detenuti nella vita sociale. Una possibilità che viene concessa, con procedure particolari applicabili a chi ha sbagliato, ed è quanto sta chiedendo, da oltre due mesi, un giovane ex detenuto rientrato in città dopo 24 anni di carcere. Per ritrovarsi da solo, senza l'aiuto di familiari, parenti, amici, con insormontabili problemi di natura economica da affrontare giornalmente, tanto da fargli sembrare la vita da carcerato migliore che quella che affronta da libero.

Ha chiesto, senza sinora ottenerlo, l'interessamento degli assistenti sociali del Comune (a Tempio non esiste un centro di accoglienza o una associazione che segua gli ex detenuti), ma il linguaggio burocratico degli addetti al servizio hanno gettato ulteriore sconforto nell'uomo, finito per la prima volta in carcere appena diciottenne e rimesso in libertà dopo i quarantacinque. "La sua esasperazione è pari alla disperazione che mi trasmette ogni qualvolta lo incontro", afferma il suo difensore, l'avvocato Domenico Putzolu, l'unico che riesce ancora a dargli consigli e indicargli la strada da percorrere per l'inserimento sociale. In città l'intervento pubblico è demandato ai servizi sociali del Comune, che da tempo ha avviato una serie di iniziative in sintonia con l'assessorato all'ambiente e l'ufficio tecnico comunale che finanzia percorsi lavorativi destinati alle categorie "protette", tra le quali rientrano quelle previste da una serie di leggi e decreti che comprendono anche gli ex internati.

Uno dei progetti di lavoro che impiega persone disagiate e ex detenuti riguarda la sistemazione e abbellimento con fioriere e rotonde degli ingressi cittadini sulle arterie principali (sulla statale Olbia -Tempio - Sassari, nelle due direzioni), un lavoro manuale al quale aspira l'ex carcerato. Il quale riesce a tirare avanti grazie alla Caritas, che gli passa i viveri quotidiani. Stando alle sue dichiarazioni l'ex detenuto non avrebbe ottenuto molte speranze per poter essere inserito nelle liste dei lavoratori socialmente utili al pari di tantissimi altri che, come lui, hanno sbagliato e stanno faticosamente recuperando uno spazio vitale in seno alla società.

"Per tutelare il diritto al lavoro dei detenuti è necessario il concorso di tante figure professionali, che devono agire insieme, per non lasciare il percorso a metà. Infatti, il detenuto da solo, se non dotato di grandi risorse (sociali, familiari, economiche) è molto difficile che riesca a concludere il tragitto di reinserimento. Quindi vanno date in primo luogo risposte integrate e coordinate tra tutti gli operatori del privato e del pubblico, sia del Ministero della Giustizia sia degli Enti Locali, e questa è una delle sfide che, quando riesce, è dovuta spesso alla volontà e ai buoni rapporti tra operatori". Lo sostengono i responsabili di "Ristretti" e "AgeSol", due delle associazioni di ex detenuti.

 
Volterra (Pi): ex padiglione Morel dell'Ospedale accoglierà detenuti con disturbi psichici PDF Stampa
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www.pisatoday.it, 4 marzo 2015

 

La struttura, una volta sistemata con le opportune manutenzioni, ospiterà 12 pazienti provenienti dall'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino. Il sindaco Buselli: "Progetto finalmente realtà, significative ricadute sull'occupazione".

La Regione Toscana, insieme all'Asl 5 di Pisa, ha accettato la proposta di Volterra di stabilire presso l'ex padiglione Morel dell'ospedale il primo modulo residenziale sperimentale ad alta intensità assistenziale per pazienti con disturbi psichici autori di reato. Per le istituzioni tale sede è la più idonea ad ospitare i 12 pazienti che proverranno dall'Opg di Montelupo Fiorentino. L'annuncio lo ha dato il sindaco di Volterra Marco Buselli: "È una notizia che ci riempie di soddisfazione, nei mesi scorsi ci eravamo proposti alla Regione e ora questo progetto può finalmente diventare realtà con significative ricadute occupazionali sul territorio".

La residenza sorgerà al piano terra dell'edificio Morel, di proprietà dell'Asl 5, destinato fino a maggio 2014 ad area di degenza riabilitativa. La struttura, di 450 mq, sarà sottoposta a lavori di manutenzione ordinaria per l'adeguamento e la rifunzionalizzazione dei locali. Ospiterà pazienti autori di reati dimissibili dall'Opg di Montelupo Fiorentino per cui è venuta meno la necessità della misura detentiva, pur permanendo in relazione alla loro condizione clinica la necessità di misure giudiziarie di tutela. Stesso discorso per i pazienti dimissibili dalla Rems (Residenza per Esecuzione di misure di sicurezza), per cui è venuta meno la necessità della misura detentiva pur permanendo l'applicazione di misure di sicurezza.

Oltre ad essi il modulo residenziale riceverà i pazienti autori di reato provenienti dal territorio per i quali l'Autorità Giudiziaria dispone l'invio in struttura per trattamenti riabilitativi con misure di libertà vigilata attenuata, di tipo non detentivo, in alternativa al carcere o alla misura detentiva nella Rems. Per stabilire l'inserimento dei pazienti nella struttura sarà vincolante il parere del Dirigente psichiatra responsabile della struttura in accordo con l'amministrazione giudiziaria.

Il cronoprogramma per l'attivazione della struttura prevede l'adeguamento dei locali entro il 20 marzo, con l'assunzione e la formazione del personale entro il 31 marzo. La succesiva parte di pianificazione e predisposizione delle procedure e dei protocolli dovrà chiudersi entro il 31 marzo, per fare in modo che l'avvio del progetto residenziale parta il primo di aprile. Quando la struttura sarà a pieno regime saranno impiegati 6 operatori socio sanitari, 6 infermieri, 6 educatori, uno psichiatra fisso e uno part time ed uno psicologo.

 

Cisl: l'Opg chiuderà il 31 marzo... e gli internati?

 

"Il 31 marzo scade l'ultima proroga alla legge che prevede il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari. Ma dove dovrebbero essere trasferiti gli attuali internati dell'Opg?". Lo chiede il segretario della Federazione sicurezza Cisl toscana, Fabrizio Ciuffini, in una lettera aperta inviata al presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi e a tutte le istituzioni, citando il caso toscano di Montelupo, ma ricordando che il problema è generale. Ciuffini spiega che "la legge ha previsto che lo Stato dichiarasse superata la funzione penitenziaria degli Opg" e che secondo la stessa legge "le regioni dovevano realizzare le nuove strutture previste, le Rems", ma che "ad oggi nonostante gli anni trascorsi e le decine di milioni di euro stanziati- le Rems non ci sono".

Così, nota Ciuffini, "emerge la solita politica all'italiana: le regioni potranno utilizzare parte degli stanziamenti previsti per realizzare le Rems, per pagare rette a strutture private". Intanto per domani il coordinamento regionale della Uil ha indetto una assemblea con tutti i lavoratori, della Polizia Penitenziaria e del Comparto Ministeri, con all'ordine del giorno l'annunciata chiusura dell'Opg di Montelupo Fiorentino "Prendiamo atto che a seguito della nostra richiesta del 20 febbraio l'amministrazione penitenziaria regionale ha aperto un tavolo permanente sulla questione con le organizzazioni sindacali del comparto. Ciò per noi è sinonimo di garanzia e di attenzione", afferma Eleuterio Grieco.

 
Firenze: internato scappa dell'Opg di Montelupo, scatta la caccia all'uomo PDF Stampa
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di Francesco Turchi

 

Il Tirreno, 4 marzo 2015

 

Ha eluso la sorveglianza mentre si trovava all'esterno della struttura ed è fuggito a piedi. Nel 1999 fa aveva ammazzato la madre a Prato.

Un internato dell'Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo, Alessandro Manca, è scappato nella mattinata di martedì 3. Secondo quanto si è appreso l'uomo, un matricida 45enne, si trovava all'esterno della struttura insieme ad alcuni operatori sociali, ha eluso la sorveglianza ed è fuggito a piedi, senza usare violenza. Le forze dell'ordine hanno immediatamente fatto scattare i controlli nella zona. Manca, il 18 maggio del 1999, uccise la propria madre, Franca Fenu, nella loro abitazione a Galciana, una frazione di Prato.

All'internato era stata concessa la fine della detenzione in comunità di recupero su ordinanza del magistrato di sorveglianza di Firenze. L'uomo sarebbe stato accompagnato da tre operatori sanitari in auto in municipio per attivare alla polizia municipale i moduli necessari per la libertà vigilata. A quel punto sarebbe stato lasciato solo in auto e sarebbe fuggito.

L'uomo è alto circa 1,70, ha i capelli neri corti, indossa un giubbotto, maglia chiara a maniche lunghe, jeans e scarpe da tennis. Le ricerche sono dirette dalla polizia penitenziaria assieme alle altre forze dell'ordine e si sono concentrate nella zona di Malmantile dove sarebbe stato visto da alcune persone. Nell'aprile dello scorso anno si era già allontanato dalla comunità terapeutica "Tiziano" di Aulla (Massa). I carabinieri lo ritrovarono poi a Montecatini dopo alcuni accertamenti e in seguito a una segnalazione dell'Ufficio di sorveglianza di Firenze, che aveva ripristinato la misura detentiva dopo l'arbitrario allontanamento dalla struttura. Già nel 2004 era fuggito da una casa famiglia a Donoratico e fu ritrovato pochi giorni dopo in un fosso a San Vincenzo.

Il direttore dell'Opg, Antonella Tuoni, puntualizza: "Non si tratta di un'evasione, ma di un allontanamento. Perché la persona in questione era in "licenza finale esperimento": doveva raggiungere una comunità di recupero ed era stato assegnato agli operatori dell'Asl di Prato. Per disbrigare le pratiche burocratiche legate alla concessione della libertà vigilata, è stato accompagnato alla polizia municipale".

E mentre i suoi accompagnatori si trovavano all'interno dell'ufficio, lui è scappato: "Non è la prima volta, era già successo in passato , così come è accaduto altre volte con soggetti che hanno problemi di salute mentale. Questa persona aveva scontato la misura di sicurezza e il tribunale gli aveva concesso un periodo di prova in comunità, che può essere revocata. Ma non si tratta di una misura detentiva: semplicemente vengono fatti dei controlli saltuari dalle forze dell'ordine all'interno della comunità dove il soggetto è collocato".

Il direttore dell'ospedale psichiatrico giudiziario cerca di tranquillizzare la comunità: "Si tratta di un uomo che ha commesso un reato gravissimo all'interno delle mura domestiche e in occasione dei precedenti allontanamenti non ha mai commesso reati. Credo che non andrà molto lontano, è senza soldi e senza un posto dove andare".

Infine puntualizza: "L'accompagnamento in comunità viene sempre effettuato da operatori sociali, non lo facciamo noi perché trattandosi di una "licenza finale esperimento" non è più sotto il nostro controllo, almeno fino alla revoca del provvedimento".

Intanto l'avvocato Francesca Meucci di Prato, legale del matricida, spiega che "Alessandro non è pericoloso, è debole e inerme. Lo ritroveranno sicuramente a breve e non farà del male a nessuno. Come del resto è accaduto nelle altre occasioni in cui è fuggito.

Aveva da poco riallacciato i rapporti con i suoi familiari e voleva restare all'Opg invece di essere trasferito in una struttura, quella di Monte Grimano, che non riteneva idonea. Abbiamo impugnato l'ordinanza che lo riconosce socialmente pericoloso e di conseguenza proroga la misura di sicurezza, perché la perizia è stata sbrigativa e non esaustiva".

Secondo Meucci "Alessandro è uno schizofrenico paranoide e in questi anni è stato trattato in maniera non idonea, così come non è adatta la struttura che è stata individuata per ospitarlo. Siamo di fronte - conclude l'avvocato pratese - a una situazione molto complicata, ma non va fatta una "caccia al mostro".

 
Firenze: XV Congresso Radicali "impegno su Opg, carceri e diritto alla conoscenza" PDF Stampa
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www.gonews.it, 4 marzo 2015

 

Si sono conclusi sabato scorso a Montelupo F.no i lavori del XV Congresso dell'Associazione per l'iniziativa radicale "Andrea Tamburi". Il Congresso ha approvato all'unanimità (con un astenuto) una mozione generale con la quale si delinea l'impegno dei radicali fiorentini per i prossimi 12 mesi: verifica sulla reale chiusura dell'Opg di Montelupo F.no come previsto dalla Legge 81/2014; controllo delle attività della Città Metropolitana di Firenze in relazione ai diritti dei cittadini e ai servizi da essa erogati; sostegno all'impegno di Marco Pannella per la realizzazione in chiave internazionale del diritto umano alla conoscenza; incremento delle attività di lotta nonviolenta sulla giustizia giusta per lo stato di diritto contro la ragion di stato, a partire dalla situazione di illegalità delle carceri della Provincia.

Il Congresso, tenutosi presso il circolo "Il Progresso" di Montelupo, ha registrato una buona partecipazione, oltre che da parte di iscritti e simpatizzanti radicali toscani, anche della cittadinanza montelupina. Ai lavori hanno partecipato il leader dei radicali Marco Pannella, la segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini, il tesoriere del Partito Radicale, Maurizio Turco, l'ex deputata radicale Maria Antonietta Farina Coscioni.

Sono intervenuti il sindaco di Montelupo, Paolo Masetti, la direttrice dell'istituto penitenziario di Firenze "Mario Gozzini", Margherita Michelini, la responsabile Politiche Sociali dell'Arci - Toscana, Chiara Salvadori, il cappellano del carcere di Sollicciano, Don Vincenzo Russo. Alla conclusione dei lavori, per le cariche statutarie, sono stati riconfermati Maurizio Buzzegoli ed Emanuele Baciocchi, rispettivamente come Segretario e Tesoriere, mentre è stato eletto come nuovo Presidente dell'Associazione, Massimo Lensi.

 
Milano: servono più celle, addio al campo di calcio nel carcere di Opera PDF Stampa
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di Luca Fazzo

 

Il Giornale, 4 marzo 2015

 

Il penitenziario deve realizzare una nuova ala da 400 posti. E l'unico spazio disponibile è quello dove giocavano i detenuti. Pallone addio, servono celle. D'altronde cos'era Free Opera, la squadra di calcio dei detenuti di Opera, se non - a partire dal nome - il paradosso di un impossibile progetto di evasione, per via sportiva, dalla routine carceraria? Così si prende atto dell'ineluttabile.

La squadra è sparita da un pezzo, adesso sparisce anche il suo campo. D'altronde il carcere in fondo a via Ripamonti scoppia, ancor più di San Vittore. Bisogna allargarlo, e stavolta ci sono i soldi per farlo. Oltre i soldi però serve lo spazio. E l'unico spazio disponibile è quello del campo da pallone. Per cui ecco la decisione; dove finora i detenuti si sfogavano inseguendo un pallone, stanno arrivando ruspe, impalcature, calcestruzzo. Dove si incrociavano dribbling e cross, sorgerà una nuova ala del grande penitenziario, destinata a ospitare 400 detenuti in più. Per giocare a pallone, si ritaglierà forse da qualche parte uno spazio per un campo da calcetto. Roba da poco.

Nelle ultime statistiche sull'affollamento carcerario, diffuse dalla presidenza della Corte d'appello il mese scorso, la situazione di Opera è fotografata con nettezza: 911 posti disponibili, ma 1.285 detenuti effettivi, pari al 41,1 per cento in più della capienza. Una situazione ancora peggiore di quella di San Vittore, che si ferma a un 29 per cento di sovraffollamento. Certo, Opera è un carcere più moderno, e alla ressa non si aggiunge il peso delle strutture fatiscenti. Ma intervenire era inevitabile, anche perché l'Italia si trova a fronteggiare il rischio di sanzioni da parte dell'Unione Europea se continuerà a non garantire lo spazio minimo vitale a ogni detenuto.

Così sta prendendo il via il progetto di ampliamento già contenuto nel "piano carceri" all'epoca del commissario straordinario Angelo Sinesio. Del piano fa parte anche la ristrutturazione dei due bracci di San Vittore chiusi ormai da quasi dieci anni, il secondo e il quarto, a lungo dati per irrecuperabili e invece destinati a tornare a nuova vita: il cantiere è destinato ad aprire tra non molto, aumentando il numero dei posti letto, e - effetto collaterale - chiudendo forse definitivamente l'interminabile dibattito sulla chiusura di San Vittore. La casa circondariale di piazza Filangieri resterà al suo posto per sempre, fino a quando la giustizia non inventerà un rimedio più umano della galera per mantenere l'ordine pubblico.

I 400 posti che sorgeranno a Opera sull'area del campo da calcio non saranno destinati a detenuti di massima sicurezza. Del resto nel piano carceri i detenuti ad alto rischio verranno destinati soprattutto nelle strutture apposite in corso di realizzazione in Sardegna, a Sassari e Cagliari. A Opera il reparto del cosiddetto 41bis resterà aperto, anche per appoggiarsi al centro clinico, ma con i numeri attuali. Addio, invece, agli ultimi emuli del Free Opera, utopia di libertà scontratasi con la dura realtà: anche perché in alcune inchieste è emerso che qualcuno dei reclusi approfittava di quei minuti in braghette corte per scambiarsi messaggi e accordi con i vecchi compari.

 
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