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Migranti: la Ue vara piano umanitario di 700 milioni per la Grecia PDF Stampa
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di Alberto D'Argenio

 

La Repubblica, 2 marzo 2016

 

I fondi distribuiti in tre anni "a favore dei paesi che si trovano in emergenza per la crisi profughi". Il via domani. Parte dei finanziamenti andrà direttamente ad Atene, la fetta più grossa alle Ong presenti sul territorio. È pronto il piano di aiuti umanitari europeo in favore della Grecia. Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale viene approntato un intervento urgente per evitare una vera e propria tragedia umanitaria in territorio europeo. Il piano verrà approvato domani dalla Commissione e porterà la firma del presidente Jean-Claude Juncker e del responsabile agli Aiuti umanitari, il cipriota Christos Stylianidis. Prevede settecento milioni in tre anni in favore dei Paesi che si trovano in emergenza per la crisi migranti.
Il testo non cita direttamente la Grecia ma è chiaro che la gran parte dei soldi saranno diretti proprio ad Atene. Tanto che la bozza di decisione di Bruxelles parla chiaramente di destinare gli aiuti a paesi che già stanno affrontando una grave crisi economica che potrebbe peggiorare vista la situazione dei migranti. Solo parte dei fondi andrà direttamente al governo Tsipras per finanziare specifici programmi di assistenza, il grosso sarà versato all'Onu e alle altre Ong presenti sul territorio greco.
La necessità di un piano di aiuti alla Grecia era stata evocata dai capi di Stato e di governo durante il summit europeo del 19 febbraio a Bruxelles. La Commissione ha proceduto d'urgenza e domani approverà il testo. Da gennaio 2015 sono arrivati più di 1,1 milioni di richiedenti asilo in territorio europeo. La Grecia è diventata un vero e proprio hub dei migranti che per mesi hanno attraversato l'Egeo in arrivo dalla Turchia, sono sbarcati sulle isole greche e una volta raggiunta la penisola ellenica si sono incamminati sulla rotta balcanica diretti verso Austria, Germania o Svezia. Poi le limitazioni a Schengen, i controlli, le barriere, le quote di ingresso e infine la Macedonia che ha chiuso il confine Sud. E i migranti che sono rimasti intrappolati in Grecia. Che da inizio 2016 ha già accolto 111mila persone. Con la situazione che da qui a qualche mese può solo peggiorare se la penisola ellenica verrà sigillata del tutto fuori da Schengen.
Per questo Bruxelles ritiene che l'Unione per la prima volta nella sua storia debba affrontare una situazione dalle conseguenze umanitarie catastrofiche all'interno del suo territorio. Tanto che l'Europa non ha uno strumento adatto a rispondere alla situazione. Per questo domani verrà istituito un nuovo Meccanismo europeo per gestire la crisi. Per partire serviranno 300 milioni nel 2016 e 200 rispettivamente nel 2017 e 2018. I soldi verranno raschiati da altre voci del bilancio comunitario e andranno alle organizzazioni specializzate che già operano in Grecia: Unhcr, Croce Rossa e altre Ong. Serviranno per aumentare la capienza delle strutture di accoglienza, aprirne di nuove, pagare i voucher degli hotel dove è ospitata parte dei migranti.
E ancora, operazioni per salvare vite umane, alleviare le sofferenze e salvaguardare la dignità umana con programmi di educazione, servizi, acqua, medicinali e programmi sanitari. Con la primavera alle porte e i flussi destinati ad aumentare, Bruxelles chiederà ai governi di dare rapidamente il via libera al piano per poter intervenire il prima possibile. A quegli stessi governi, a partire da quelli dell'Est, che con il loro egoismo hanno impedito all'Unione una gestione comune della crisi facendo vacillare Schengen e portando allo stremo la Grecia. Certo il sì dei paesi guidati da un esecutivo socialista, visto che il Pse da tempo spinge per aiutare Atene con il capogruppo a Strasburgo Gianni Pittella che ancora oggi ha chiesto un "intervento umanitario urgente" per la Grecia.

 
Tsipras: "Greci volto umano della Ue, ora solidarietà o sarà la fine" PDF Stampa
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di Maria Serena Natale

 

Corriere della Sera, 2 marzo 2016

 

Il leader di Atene richiama agli impegni condivisi. E propone un dialogo tra i progressisti. È la più grave crisi migratoria in Occidente dalla Seconda guerra mondiale. Oggi la Commissione europea presenta un piano d'emergenza per le operazioni di soccorso con una proposta di finanziamenti per 700 milioni di euro da destinare ai Paesi più esposti su un arco di tre anni. La prima linea è la Grecia di Alexis Tsipras.

Primo ministro Tsipras, dopo l'inasprimento dei controlli e la chiusura dei confini lungo la rotta balcanica ha dichiarato che il suo Paese non può diventare un "deposito d'anime". In Grecia l'Europa si gioca l'anima?
"In una crisi di dimensioni umanitarie la Grecia e il popolo greco rivelano il volto umano dell'Europa. E lo fanno di fronte a un'Unione che chiude le frontiere, dove crescono la xenofobia e la retorica intollerante dell'estrema destra. La Grecia è il territorio nel quale l'Europa confermerà i suoi principi e valori fondanti, come l'umanesimo e la solidarietà, o li tradirà. Sono convinto che non possa esistere un'Europa unita senza il rispetto assoluto per le lotte e i valori comuni, ma anche per le responsabilità e gli impegni condivisi. Dobbiamo affrontare insieme le difficoltà. Tutti insieme riusciremo, o tutti insieme falliremo".

 

Vienna rimprovera ad Atene "mancanza di volontà politica per ridurre il flusso". Il suo governo chiede che l'onere dell'accoglienza sia equamente ripartito tra le capitali, in un contesto dove si procede in ordine sparso e Paesi come la Grecia, già stremata dalla crisi economica, restano penalizzati dal sistema di Dublino che assegna allo Stato di primo ingresso il compito di curare le domande d'asilo. Cosa impedisce il decollo di una strategia coordinata?
"Noi non pretendiamo nulla più della solidarietà, che è un principio fondamentale dell'Unione Europea. Esigiamo che sia condivisa dagli Stati la gestione di una crisi che è superiore alle nostre forze. Dobbiamo passare a un impegno vincolante di tutti e per tutti, orientato alla ripartizione obbligatoria della responsabilità dei flussi, in proporzione - sottolineo - alle rispettive capacità. Perché l'Unione non può essere costruita su una logica che prevede regole per alcuni e solo benefici per altri, una logica profondamente anti-europea, in netto contrasto con il principio dell'integrazione. È impensabile che Paesi che non hanno accettato di accogliere nemmeno un profugo puntino il dito contro di noi. Riguardo alle accuse di non fare quanto dobbiamo sulle frontiere marittime, le considero un pretesto per giustificare azioni unilaterali che violano decisioni europee assunte collegialmente. Su Dublino, penso che sia ormai chiaro e accettato da tutti gli Stati che la sua riforma è necessaria. Inoltre è stupefacente dover ricordare così di frequente l'obbligo di rispettare il diritto internazionale ed europeo. Quando ci sono persone che rischiano la vita in acque greche, vale a dire europee, la Guardia costiera è obbligata al soccorso".

 

In concreto, come evitare le morti nell'Egeo?
"Dobbiamo individuare e reprimere il circuito dei trafficanti che agisce sulla costa turca. In questo ambito rafforziamo la collaborazione con Ankara. Sosteniamo con fermezza il piano d'azione Ue-Turchia e abbiamo concordato il supporto delle forze Nato per gestire la situazione. Speriamo che queste misure nonché il cessate il fuoco in Siria contribuiscano alla riduzione degli sbarchi".

 

In Europa i confini tornano linee di frattura in un generale rimescolamento di alleanze, dall'asse Berlino-Atene al blocco centro-orientale all'intesa Austria-Balcani. Italia e Grecia affrontano crisi incrociate. È immaginabile un compattamento del fronte mediterraneo sul doppio fronte dell'immigrazione e della flessibilità economica?
"Le alleanze non devono servire ad approfondire le contrapposizioni. Ora vedo la possibilità di una stretta vicinanza politica tra Grecia e Italia, perché condividiamo rivendicazioni e inquietudini. Abbiamo una visione comune. Credo che sul tema dell'equa ripartizione dei migranti ci sarà una buona collaborazione. Non intendo però sovrapporre le crisi facendo leva sull'emergenza migranti per ottenere flessibilità, non è il mio obiettivo".

 

Vede la necessità di un diverso approccio delle forze della sinistra europea?
"Chi deve cambiare approccio è l'Europa. Il linguaggio dell'odio trova terreno fertile perché negli ultimi anni hanno prevalso politiche di austerità che hanno generato povertà ed emarginazione. Ma per cambiare questo, occorre modificare gli equilibri politici. Quello che viviamo oggi è un conflitto di idee, tra progressisti e conservatori, tra la Sinistra e la Destra. A mio avviso, la Sinistra è in prima linea nella difesa dei valori europei di democrazia, giustizia e coesione sociale e costituisce l'unica valida alternativa alla destra estrema e populista. Ma è necessario che tutte le forze progressiste, indipendentemente dalla famiglia politica alla quale appartengono, comincino un vero dialogo per riportare l'Unione a questi principi. Credo che noi, i progressisti europei, possiamo ritrovare un'andatura comune verso un obiettivo comune: erigere un muro contro chi alza muri e divide l'Europa".

 
Protezione internazionale, valanga di ricorsi PDF Stampa
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di Gabriele Ventura

 

Italia Oggi, 2 marzo 2016

 

In arrivo un conto salato per lo stato dal diniego di protezione internazionale verso i cittadini extracomunitari. Le oltre 40 mila istanze rigettate nel 2015, ben 27 mila in più rispetto al 2014, rischiano infatti di finire per buona parte sui banchi dei tribunali italiani: alimentando ulteriormente il contenzioso civile da un lato e pesando sulle casse dello stato dall'altro.
Sì, perché i ricorsi vengono presentati sistematicamente tramite lo strumento del gratuito patrocinio a spese dello stato. E considerando che la parcella dell'avvocato, per questo tipo di attività, si attesta di base sulle 600 euro (una nota del Tribunale di Milano determina un range tra i 650 e i 900 euro a seconda dell'attività svolta), la spesa per lo stato potrebbe superare i 10 milioni di euro l'anno solo in avvocati.
La prova di questo nuovo filone di contenzioso arriva dai numeri "monstre" denunciati dalla maggior parte degli ordini degli avvocati nelle relazioni di inaugurazione dell'anno giudiziario, riguardo le istanze di ammissione per la protezione internazionale, che da sole hanno fatto salire le richieste totali di gratuito patrocinio almeno del 30% e spesso più del 50%.
Solo a Milano, nel 2015, le istanze per ricorsi contro il rigetto della domanda di asilo sono state 1.532, cinque volte superiori alle 390 del 2014. E in questi primi due mesi del 2016 siamo già a quota 500. Se si pensa che, in totale, le richieste di ammissione al patrocinio ricevute dal Coa di Milano sono salite del 40% nel 2015, passando da 4.404 a 6.171, si capisce il peso decisivo dei ricorsi contro il diniego di protezione internazionale. Non è da meno l'ordine di Bologna, dove le pratiche di immigrazione si sono più che triplicate, passando dalle 303 (su 1.390 istanze di ammissione) del 2014 alle 949 (su 2.685) del 2015. Ma andiamo con ordine, a partire dai dati nazionali per poi vedere l'impatto in termini di nuovo contenzioso.
I dati nazionali. Consultando gli ultimi dati Eurostat sulle istanze di asilo presentate dai cittadini extracomunitari allo stato italiano ci si rende conto della portata del fenomeno: nel 2015 l'Italia ha rigettato 41.730 istanze a fronte di 71.345 domande esaminate, seconda solo alla Germania in Europa, che ne ha rigettate 108.370 esaminandone però 249.280. Nel 2014, i dinieghi dell'Italia erano invece a quota 14.600 e nel 2013 addirittura 9.175.
I dati dei Coa. Dalle relazioni dei presidenti degli ordini degli avvocati in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario si evince un filo comune: il grande aumento delle istanze di gratuito patrocinio, dovuto in particolar modo al ramo della protezione internazionale. L'ordine di Ancona è passato dalle 905 istanze pervenute nel 2014 alle 1.663 nel 2015. Il Coa di Genova ha esaminato 2.218 istanze nel 2015, 1.601 da cittadini italiani e 617 da cittadini stranieri, in aumento rispetto al 2014 di quasi il 30% (518 unità). L'ordine di Reggio Calabria ha ricevuto negli ultimi mesi "ben 411 pratiche per la concessione del patrocinio legale a spese dello stato per azioni di tutela in sede giurisdizionale ordinaria contro provvedimenti di non accoglimento di istanze di asilo politico".
Il Coa di Roma non ha ancora a disposizione i dati del 2015 ma nel 2014 ha gestito circa tre mila istanze di ammissione riguardanti la protezione internazionale e ipotizza, per il 2015, "un deciso incremento soprattutto per le istanze pervenute in favore di stranieri". L'ordine di Torino ha esaminato oltre 5 mila domande, lamentando l'onere di "un'attività molto complessa e costosa per l'ordine, un'attività che va dalla informativa allo sportello, alla completa istruttoria, alla deliberazione in Consiglio e alla comunicazione alle parti interessate".
L'ordine di Trieste ha ricevuto invece 1.376 domande di ammissione al gratuito patrocinio nel 2015 mentre il Coa di Venezia è passato dalle 1.142 istanze del 2014 alle 2.086 del 2015. "Ben 814, pari al 39% del totale, sono costituite dalle istanze relative ai ricorsi presentati avverso i provvedimenti di diniego di protezione internazionale dalle persone provenienti da paesi extracomunitari".

 
Le associazioni del Tavolo Asilo: "illegali gli hot spot e i respingimenti differiti" PDF Stampa
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di Rachele Gonnelli

 

Il Manifesto, 2 marzo 2016

 

Pochi interpreti, discriminazioni in base alla nazionalità: la denuncia delle Ong del Tavolo asilo. Luigi Manconi, Filippo Miraglia e Christopher Hein in conferenza stampa al Senato chiedono al governo investimenti per l'accoglienza e rispetto dei diritti umani.
"Cerchi lavoro?", è la domanda trabocchetto. L'immigrato appena salvato dal barcone deve barrare in fretta il foglio precompilato con le domande, scritto in italiano, letto in fretta in italiano da un funzionario di polizia, con qualche breve tentativo di spiegazione, soprattutto su quella domanda esiziale. Nessuno o quasi dice di no, non vuole protezione gratis, pane senza lavoro. E via, classificato come "migrante economico", anche se la categoria non esiste in nessuna legge e anzi una circolare del Viminale vieta alla polizia espressamente di operare questo supposto discrimine per escludere dalla procedura per lo status di rifugiato.
Secondo le associazioni riunite sotto la sigla "Tavolo nazionale asilo" - ieri in conferenza stampa nella sala Nassiriya del Senato - è questa una delle modalità di respingimenti arbitrari che vengono praticate negli hot spot, le strutture che l'agenda della Commissione europea chiede all'Italia e alla Grecia di implementare al più presto per controllare e selezionare gli arrivi nelle frontiere esterne dell'Ue.
Secondo le ong del Tavolo(incluse Sant'Egidio, Acli, Centro Astalli, Caritas e altre), che hanno monitorato negli ultimi quattro mesi il funzionamento dei primi tre hot spot in funzione (Lampedusa, Pozzallo e Trapani) insieme al presidente della Commissione parlamentare sui diritti umani Luigi Manconi e al presidente emerito del Consiglio europeo dei rifugiati Christopher Hein, queste strutture sono "il perno di un sistema di discriminazione suggerito dall'Europa ma illegale".
Alla fine è la nazionalità a decidere: se sei "Sia" o non sei "Sia" - la sigla viene usata dalle guardie di frontiera macedoni per indicare chi viene da Siria, Iraq e Afghanistan e ha maggior possibilità di vedersi riconoscere l'asilo in Germania, e tutti gli altri, "migranti economici" da respingere. Anche la polizia italiana divide i migranti in base alla nazionalità, anche se da noi questa selezione non ha alcun senso, l'Italia - in coerenza con le sue leggi - non ha adottato neanche una lista di paesi considerati sicuri di provenienza. E poi, come ricorda Hein, oltre alla Convenzione internazionale di Ginevra del 1951 anche il testo unico sull'immigrazione chiarisce senza ombra di dubbio che si deve valutare la posizione del singolo richiedente asilo che fugge da una situazione personale di rischio per persecuzioni e situazioni violente all'interno di una comunità, una nazione o un clan familiare.
Sono 1.200 attualmente le persone che si trovano negli hot spot italiani e tra poche settimane dovrebbero raggiungere i 2.100 per l'entrata in funzione di altri tre centri (Porto Empedocle, Augusta e Taranto). Più altri hot spot che potrebbero aggiungersi nei prossimi mesi in Puglia se, sigillata la rotta balcanica, i profughi dalla Grecia si dovessero aprire una strada verso il Nord Europa dall'Albania attraverso l'Adriatico.
Finora la rotta del Mediterraneo centrale riguarda pochi siriani o iracheni e in maggioranza africani. A parte gli eritrei, che hanno buone possibilità di ottenere il modulo 3C per l'asilo, la maggior parte vengono raggiunti, una volta compilato il foglio notizie precompilato della polizia, da un provvedimento di "respingimento differito" non dissimile dal vecchio foglio di via: obbligo di lasciare l'Italia entro 7 giorni dall'aeroporto di Fiumicino. "Naturalmente non si dice con quali soldi e con quali documenti", precisa il vice presidente dell'Arci Filippo Miraglia.
Molti di questi giovani non trovano altra via che finire sotto traccia, fuori dalla legalità, alcuni anche minorenni, come quelli che l'Arci di Palermo ha trovato a vagabondare per le strade. Ragazzini del Gambia, del Senegal, della Nigeria che ieri, riuniti dal circolo Colpo Grosso di Palermo hanno parlato in videoconferenza al Senato, raccontando in un inglese molto incerto la loro odissea. "Investire su interpreti e mediatori culturali - fanno presente Miraglia e Manconi - sarebbe un risparmio per lo Stato, eviterebbe i costi di ricorsi e di una integrazione più difficile".

 
Eutanasia, lettera all'Istat "la Camera dei deputati conosca la verità sui suicidi dei malati" PDF Stampa
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Public Policy, 2 marzo 2016

 

La richiesta di Castellina, Rapaccini, Lizzani e Troilo. "L'Istat renda noti alla Camera dei deputati - che inizia l'esame delle proposte di legge sulla eutanasia - i dati da cui risulta che per più di 1.000 degli oltre 3mila suicidi che ogni anno si registrano in Italia il movente è la malattia, fisica o psichica: il che dimostra che se per questi malati esistesse l'alternativa della eutanasia, gran parte dei 1.000 suicidi sarebbe evitabile".
È quanto chiedono al presidente dell'Istat Giorgio Alleva, in una lettera aperta, le compagne di Lucio Magri (Luciana Castellina) e di Mario Monicelli (Chiara Rapaccini), il figlio di Carlo Lizzani, Francesco e il dirigente della Associazione Luca Coscioni Carlo Troilo, in memoria del fratello Michele. Gli autori della lettera non condividono la motivazione della decisione dell'Istat (evitare l'effetto di emulazione dei suicidi) e ritengono "essenziale" che i parlamentari conoscano questi dati "nel momento in cui iniziano la discussione su un tema delicato e controverso - la legalizzazione della eutanasia - che comunque incontra il favore del 70% degli italiani".
La lettera - Egregio Presidente, domani inizierà alla Camera, presso le commissioni Giustizia e Affari sociali, l'esame delle varie proposte di legge in tema di scelte di fine vita presentate in questi ultimi anni, fra cui quella di iniziativa popolare depositata nel settembre del 2013 dalla Associazione Luca Coscioni, con 67mila firme di cittadini/elettori: una proposta che noi abbiamo pubblicamente sostenuto, anche in considerazione delle drammatiche scelte di fine vita di persone a noi care. I presentatori di questa proposta di legge ritengono che l'impossibilità di ricorrere legalmente alla eutanasia abbia come conseguenza, in molti casi, la decisione di cercare nel suicidio una "uscita di sicurezza".
Questa convinzione trova una base di comprovata autorevolezza nelle tabelle dell'Istat sui suicidi in Italia, che fino al 2009 fornivano, assieme ad altre voci (maschi e femmine, Nord e Sud, livello culturale, mezzi di esecuzione), anche quella relativa al movente. Dalla voce "movente" risultava - arrotondando le cifre - che su poco più di 3.000 suicidi l'anno, per oltre 1.000 il movente erano le "malattie" (fisiche o psichiche): più delle "morti bianche" dei lavoratori, che giustamente suscitano nel Paese dolore e riprovazione. Un rapporto quantitativo molto simile si registrava per i tentativi di suicidio (più di 3.000), dovuti anch'essi, in oltre 1.000 casi, al movente "malattie".
La lettera prosegue: a partire dalle tabelle relative al 2010, l'Istat ha però deciso di eliminare la voce "movente". In una nota dell'agosto 2012 ("I suicidi in Italia: tendenze e confronti, come usare le statistiche") l'Istituto, partendo da "linee guida" dell'OMS, sottolinea la forza del fattore emulativo nel caso dei suicidi e raccomanda la massima cautela nella diffusione dei dati. Ci chiediamo, se questa è la ratio della decisione, se non sarebbe stato opportuno eliminare semmai la voce "modalità di esecuzione", che per la sua obiettiva brutalità può più facilmente provocare fenomeni emulativi rispetto alla voce "movente". E proprio in questa direzione ci sembra orientato uno studio recente dell'Oms, che raccomanda "responsible reporting of suicide in the media, such as avoiding language that sensationalizes suicide and avoiding explicit description of methods (=mezzi di esecuzione) used".
È comunque un dato di fatto che i deputati si troveranno ora privi della sola serie di dati che consentiva di ragionare non in astratto su una ipotesi che a noi, non "addetti ai lavori", sembra comunque degna di valutazione: quella secondo cui circa un terzo dei suicidi potrebbe essere evitato se vi fosse, per i malati, l'alternativa della eutanasia o del suicidio assistito, che consentono una "morte degna" anziché quella "indegna" e atroce di chi è costretto a gettarsi nel vuoto o ad impiccarsi, per citare due delle "modalità di esecuzione" che sono in testa alla graduatoria dell'Istat.
Comunque la si pensi nel merito delle soluzioni legislative, ci sembra evidente l'importanza di disporre di dati obiettivi di valutazione, anche se in una minoranza di casi (ma non, ad esempio, in quelli riguardanti le persone a noi care) si può avere qualche incertezza nella valutazione della motivazione al suicidio. Per queste ragioni, Le saremmo veramente grati se volesse consentire ai membri della Camera di conoscere, con le modalità e per il tramite che Ella riterrà opportuni, i dati degli ultimi anni sui moventi dei suicidi, che certamente i Suoi uffici hanno continuato a raccogliere. In attesa di un Suo cortese cenno di riscontro, La ringraziamo e La salutiamo con viva cordialità. Luciana Castellina, Chiara Rapaccini, Franceso Lizzani, Carlo Troilo.

 
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