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Velletri (Rm): detenuto si dà fuoco in cella, agente gli salva la vita PDF Stampa
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ilcaffe.tv, 2 marzo 2016

 

Un detenuto di origine italiana ristretto nel carcere di Velletri si è dato fuoco per futili motivi. A denunciare il caso è il sindacalista Ciro Borrelli del Si.P.Pe. (Sindacato Polizia Penitenziaria) affiliato UGL P.P.. "Il detenuto - commenta Borrelli- sembrerebbe essere malato psichiatrico perché ha sempre manifestato disordini e violenza ovunque è andato. Questi tipi di detenuti vanno gestiti nelle strutture adatte con una equipe di specialisti che li segue in continuazione, non tenuti in una cella con la sola terapia farmacologica.
Solo grazie al tempestivo intervento dell'agente di sezione che con grande professionalità e freddezza ha preso l' estintore e senza esitare ha evitato che accadesse il peggio. Il detenuto è stato immediatamente soccorso dai medici del carcere per poi essere trasferito prima presso l'Ospedale di Velletri per le valutazioni del caso e poi all'Ospedale grandi ustioni del San Eugenio di Roma.
Il detenuto fortunatamente è stato dimesso in tarda notte con una diagnosi di ustioni di secondo grado in varie parti superiori del corpo. Il carcere di Velletri - continua Carmine Olanda Segretario Generale del Sippe - da poco ha aperto una sezione psichiatrica, ad oggi priva di detenuti perché la Asl RmH non ha ancora provveduto a completare la dotazione organica sanitaria per garantire la dovuta gestione dei malati.
Ci auguriamo che le autorità competenti - conclude Olanda- intervengono immediatamente con fatti concreti, inviando il personale sanitario mancante ed almeno 40 Agenti subito, per scongiurare che la nuova sezione Psichiatrica si riempia improvvisamente di detenuti malati, evitando che la Polizia Penitenziaria si trovi a svolgere anche le competenze sanitarie".

 
Venezia: carcere, monta la protesta della Polizia penitenziaria PDF Stampa
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di Giorgio Cecchetti

 

La Nuova Sardegna, 2 marzo 2016

 

Gli agenti denunciano organici all'osso, turni massacranti, l'uso di furgoni che cadono a pezzi e la mancata sostituzione di uniformi ormai consumate. L'hanno scritto e riscritto, ma per ora le loro segnalazioni sono rimaste lettera morta. I conducenti dei mezzi della Polizia penitenziaria sono costretti a viaggiare in terraferma su mezzi che hanno almeno venti anni e migliaia di chilometri di percorrenza. Si tratta di furgoni, sono due, e di un'auto, utilizzati per trasferire i detenuti da un carcere all'altro e, soprattutto, per accompagnarli nei numerosi tribunale del Veneto e non dove vengono interrogati o processati. Accade spesso che uno o l'altro dei furgoni debba essere portato in officina per essere rattoppato nel motore o nella carrozzeria.
Gli agenti, a salire su quei mezzi, non si sentono sicuramente sicuri, spesso tra l'altro devono percorrere lunghe distanze. Per ora, non sono state messe in cantiere azioni di protesta, ma trattandosi di un problema che coinvolge la sicurezza dei trasporti e di conseguenza l'incolumità dei componenti della Polizia penitenziaria e anche quella dei detenuti che viaggiano su quei mezzi, prossimamente potrebbe scattare una iniziativa clamorosa.
Una protesta che punta a mettere al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica le condizioni in cui sono costretti a lavorare gli agenti di custodia, che già da tempo chiedono più organici, trovandosi costretti a turni massacranti. O, comunque, a turni all'interno del carcere con il personale ridotto all'osso, visto che in alcune occasioni all'interno dei bracci, per tenere sotto controllo circa trecento detenuti, che ora possono rimanere fuori dalle celle per l'intera giornata, ci sono appena tre o quattro agenti.
C'è, inoltre, un'altra questione che sta a cuore agli agenti della penitenziaria: è quella delle divise che indossano. Da decenni, quelli più anziani, hanno la divisa d'ordinanza e quella da lavoro, che prima veniva indossata soltanto quando erano in servizio all'interno del carcere. Adesso, invece, è facile vedere in Tribunale chi arriva con la divisa d'ordinanza (giacca e cravatta) e sono i più giovani, ai quali è stata consegnata solo da pochi anni, mentre gli altri, i più anziani, indossano quella da lavoro perché l'altra, ormai, è da buttare o quasi. È lisa e il blu è ormai stinto, mancano spesso i bottoni e c'è pure qualche strappo. Naturalmente accade anche su quella da lavoro, ma si vede meno e comunque le mogli, per gli agenti maschi, e le agenti donne sono costrette a intervenire spesso con ago e filo. L'Amministrazione penitenziaria, evidentemente, non è in grado di fornire divise nuove:
ne hanno consegnata una per tipo al momento dell'entrata in servizio e da allora ognuno dei componenti della Polizia penitenziaria ha dovuto arrangiarsi. Naturalmente gli agenti non possono prestare servizio con abiti civile e quindi si arrangiano come possono.

 
Tempio Pausania: cento agenti per duecento detenuti, protesta della Polizia penitenziaria PDF Stampa
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di Andrea Busia

 

L'Unione Sarda, 2 marzo 2016

 

Non arrivano a cento unità e devono occuparsi di 200 detenuti, gli agenti della Polizia penitenziaria di Nuchis dicono basta. Oggi le più importanti sigle sindacali hanno organizzato un sit-in davanti al Palazzo di giustizia di Tempio. I sindacati sostengono che la situazione del penitenziario gallurese, sta peggiorando di giorno in giorno. Uno dei problemi più gravi è quello delle condotte dell'acqua, che rilasciano metalli. Dai rubinetti esce un liquido arancione. Antonio Arras, segretario provinciale Uspp: "Le segnalazioni non si contano più.
L'organico è sottodimensionato, la rete idrica interna inservibile e abbiamo denunciato anche la mancata sistemazione dei cancelli all'ingresso. Come può funzionare un carcere senza guida? Il direttore deve occuparsi di altri due istituti, non c'è il comandante della Polizia penitenziaria". Alessandro Cara, segretario regionale Uspp: "Noi proponiamo un interpello nazionale per integrare l'organico del carcere (con un vincolo di permanenza per 5 anni) e delle misure per favorire il reperimento degli alloggi a Tempio". Luigi Arras, segretario regionale Sinappe: "Il dramma è che non vediamo spiragli, le condizioni di lavoro peggiorano". Erano presenti a Tempio, Vannino Piana, Cnpp, e Michele Cireddu, Uil.

 
Milano: "Dentro a metà", documentario a San Vittore sulla vita dell'agente penitenziario PDF Stampa
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di Paolo Foschini

 

Corriere della Sera, 2 marzo 2016

 

Il documentario in tre puntate, di cui l'ultima dedicata al carcere milanese, racconta il lavoro degli agenti che prestano servizio nelle carceri, è realizzato dalla Cgil. "Dentro a metà", e forse il titolo dice già molto: è il lavoro degli agenti di polizia penitenziaria che prestano servizio nelle carceri. Ventiquattro ore al giorno e sette giorni su sette. Ormai come tanti altri, si dirà, dagli infermieri d'ospedale ai cassieri di molti supermarket. Eppure è difficile negare che chiunque lavori dentro un carcere condivida almeno in parte, di fatto, se non la vita certamente il tempo di coloro che è chiamato a "controllare" e la cui condizione principale è riassunta in una definizione prima che in ogni altra: quella di reclusi. Questo documento filmato realizzato dalla Cgil ci accompagna in un piccolo viaggio, guidati dall'ispettore Gianni Mazzarelli, all'interno del carcere di San Vittore.
Una terza puntata, dopo quelle già realizzate a Rebibbia e Poggioreale. Alla scoperta di un mondo di cui spesso non si sa nulla - tra turni, carenze di organico, strutture antiche, problemi legati al sovraffollamento, gestione di un universo complesso come una città - e che però è caratterizzato soprattutto da quella cosa che ancora più spesso si dimentica: un lavoro il cui ingrediente principale è cioè il rapporto tra persone, in un contesto di sofferenza che si chiama umanità. E che ovviamente è sempre -per tutti, ma in una prigione più che mai - la sfida più impegnativa da affrontare.

 
San Nicola Baronia (Av): internato scappa dalla Rems e semina il panico in paese PDF Stampa
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di Pasquale Manganiello

 

irpinianews.it, 2 marzo 2016

 

Scene di panico a San Nicola Baronia (in provincia di Avellino) dove un internato affetto da problemi psichici detenuto in custodia presso la locale Rems, centro inaugurato poche settimane fa, è scappato dalla struttura con l'intento - sembra - di rubare un'auto, suscitando paura e caos tra coloro che si trovavano sul posto intorno alle ore 19 di ieri.
L'uomo, sui quarant'anni, si sarebbe trovato di fronte e avrebbe aggredito il consigliere comunale di opposizione al Comune di San Nicola Baronia, Gerardo Capodilupo, che proprio in quel momento si stava dirigendo verso la casa della suocera.
Dopo una breve colluttazione il consigliere di minoranza è riuscito a divincolarsi dall'internato, il quale è subito corso, intemperante, verso un'altra vettura entrando all'interno dell'abitacolo. Tutto questo è accaduto nel centro del borgo di San Nicola Baronia, nei pressi del Piano di Zona.
La situazione di terrore si è prolungata fino all'arrivo dei vigilanti che lavorano all'interno della Residenza per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza, le quali, come si evince anche dalle immagini, sono intervenute con veemenza per far ritornare la situazione alla normalità, riconducendo l'uomo nella struttura. "Stavo arrivando in via 4 novembre - dichiara Gerardo Capodilupo - ho visto una persona rivolta verso una casa e mi sono accorto che era in stato confusionale. Mi sono fermato ed ho chiesto se andasse tutto bene: continuava a ripetere frasi sconnesse. All'improvviso è diventato aggressivo, mi ha strattonato e sono stati chiamati i carabinieri. Lui ha svoltato l'angolo, si è infilato in una macchina parcheggiata nei pressi di un'abitazione in un leggero tratto in discesa ed ha tolto il freno a mano.
Per fortuna sono riuscito a trattenere la macchina evitando che andasse ad incidentare contro il muro in fondo alla stradina. Dopo qualche minuto è accorso un vigilante della Rems che l'ha fermato. La zona dove è accaduto questo episodio è abitata e frequentata da molti bambini, il che fa pensare quanto sia poco sicuro e pericoloso il fatto che questa struttura sia stata realizzata a due passi dal centro abitato e, in particolare, nei pressi della Scuola". La Rems di San Nicola Baronia è stata inaugurata il 3 dicembre 2015, una struttura con 20 posti letto che ospita utenti psichiatrici autori di reato. Si tratta di una delle prime Rems aperte sul territorio nazionale, dopo quelle del Lazio e della Toscana.

 
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