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Giustizia: Ospedali Psichiatrici Giudiziari... la follia sta (finalmente) per chiudere? PDF Stampa
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di Claudio Sarzotti

 

www.osservatorioantigone.it, 4 marzo 2015

 

È pronto il nuovo numero della Rivista di Antigone dedicata interamente agli Opg che, dopo una serie di rinvii, dovranno chiudere - secondo l'attuale normativa - il 31 marzo prossimo. Di seguito riportiamo l'editoriale di Claudio Sarzotti.

Abbiamo già affrontato in un recente passato sulla nostra rivista la questione dei folli-rei, ma abbiamo deciso di dedicargli un numero monografico in un momento che appare decisivo per il definitivo superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari.

Come si potrà notare leggendo alcuni dei saggi presenti nel numero della rivista, questo settore del sistema penale e penitenziario è stato uno di quelli su cui ha maggiormente e positivamente operato il Governo Renzi, in particolare emanando una normativa (la legge n. 81 del 30 maggio 2014) che ha posto un termine ultimativo alla chiusura degli Opg (31 marzo 2015) e ha stabilito alcuni principi di civiltà giuridica da tempo invocati da gran parte degli addetti ai lavori (in primis la limitazione della misura di sicurezza detentiva alla durata della pena massima edittale prevista per il reato commesso dal folle reo, rendendo in tal modo anche formalmente illegittimi i cd. ergastoli bianchi).

Occorre, tuttavia, non abbassare la guardia perché il clima politico-culturale complessivo pare volgere nuovamente al cupo tintinnar di manette, triste ricordo della stagione di "Mani pulite". Passata la breve infatuazione mediatica per la questione del sovraffollamento carcerario, incassata un'assoluzione per insufficienza di prove da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo subito spacciata come punto di svolta della politica penitenziaria italiana, il dibattito pubblico sembra nuovamente segnato da emergenze criminali che vengono affrontate con la grammatica del diritto penale.

Dalle inchieste su "Mafia capitale" al nuovo successo delle campagne leghiste contro rom, rifugiati politici e stranieri tout court, possiamo trovare numerosi esempi di un populismo penale che potrebbe essere indotto a sfruttare la crisi economica da cui il Paese sembra incapace di uscire per trovare facili capri espiatori su cui focalizzare la rabbia dell'emozione pubblica. Quale miglior bersaglio mediatico, ad esempio, di un folle reo che, magari dopo essere stato appena dimesso da un Opg, commetta un grave reato di sangue?

Del resto, le questioni aperte e le insidie nel processo riformatore sono ancora numerose. Innanzitutto, come sottolinea Stefano Cecconi nel suo articolo, se i dati ci dicono che gli internati non dimettibili sono attualmente circa 370, perché si stanno preparando oltre 900 posti nelle nuove piccole residenze su scala regionale (le cd. Rems) che dovrebbero sostituire gli Opg? Se tali residenze, come quasi certamente avverrà, non saranno pronte per il 31 marzo 2015, verrà nuovamente prorogata la chiusura degli Opg? Del resto, esistono già ora gli strumenti giuridico-formali e operativi (in particolare la misura di sicurezza della libertà vigilata) per garantire il non abbandono di quelle persone che necessitano di cure e di strutture contenitive, come afferma nel suo articolo Francesco Maisto ricostruendo le buone pratiche sviluppate nella regione Emilia Romagna.

Ma, come ricorda nel suo saggio ricostruttivo Dario Stefano Dell'Aquila, la figura del folle reo è da sempre stata oggetto di potere ai confini tra il paradigma medico e quello giuridico attraverso l'ambiguo e fantasmatico dispositivo di sorveglianza della sua presunta pericolosità sociale. Tale dispositivo, per un verso, non è stato ancora abbandonato dal nostro legislatore (non abbastanza coraggioso come afferma Adelmo Manna, ricordando, tra l'altro, alcuni casi di cronaca in cui tale istituto venne utilizzato da Benito Mussolini per neutralizzare personaggi scomodi del proprio entourage familiare). Per altro verso, esso rispunta in quella che Michele Miravalle nel suo saggio definisce "sbornia neuro-scientifica", sindrome di cui pare affetta certa parte della giurisprudenza italiana che si avventura in complesse argomentazioni scientifiche per trovare deterministici nessi tra struttura del cervello umano e comportamenti devianti. In realtà la scienza psichiatrica più avveduta ha posto da tempo in forte dubbio le proprie capacità predittive, così come ha sostanzialmente negato l'esistenza di situazioni in cui il soggetto agente sia totalmente privo della capacità di intendere e volere.

Questi assunti scientifici non fanno che rendere quanto mai attuale una revisione della stessa impostazione penalistica del doppio binario e, di conseguenza, la necessità di porre finalmente mano alla riforma del nostro codice penale. Profonda revisione codicistica che viene richiamata anche nell'importante lavoro di Luciano Eusebi di ricostruzione del pensiero della Chiesa sulla sanzione penale che viene qui recensito. Proprio in tale lavoro vengono avanzate proposte di riforma del codice che da anni sono discusse dagli operatori del diritto e verso le quali la doppia radice culturale, cattolica e della Sinistra storica, dell'attuale Governo potrebbero agevolmente convergere. Quanto altro tempo dovremo ancora aspettare per veder "cambiare verso" alle politiche penali e penitenziarie di questo Paese?

 
Giustizia: Opg; da cinque anni combatto per chiuderli, nessuno chieda ancora tempo PDF Stampa
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di Ignazio Marino (Sindaco di Roma)

 

Il Manifesto, 4 marzo 2015

 

Sono passati quasi cinque anni dalla prima volta in cui, insieme ai senatori della Commissione d'inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, sono entrato in un ospedale psichiatrico giudiziario (Opg). Era l'11 giugno 2010 a Barcellona Pozzo di Gotto. Lì abbiamo trovato un uomo della mia età, nudo, madido di sudore e legato con delle garze a un letto di contenzione di ferro, con al centro un buco per la caduta degli escrementi. Lo ripeto: quel letto non era vuoto, c'era una persona in carne ed ossa dentro.

Dopo due anni di sopralluoghi a sorpresa, audizioni e verifiche, la Commissione d'inchiesta ha ottenuto, il 15 febbraio 2012, l'approvazione di una legge che fissava la chiusura dei manicomi criminali al 31 marzo 2013 e l'assegnazione da parte dello Stato di risorse certe per l'assistenza ai pazienti, con infermieri, medici, psichiatri ed esperti di riabilitazione che potessero finalmente fare il loro mestiere: curare la mente e il corpo.

Tuttavia, come spesso accade nel nostro paese, siamo in enorme e colpevole ritardo. Per questo mi auguro davvero che il termine del 1° aprile 2015 sia rispettato. Dei manicomi criminali si parla dal 1978 e le Regioni, specialmente negli ultimi cinque anni, hanno avuto tutto il tempo per esaminare il problema e trovare delle soluzioni.

Per gli internati deve valere un principio essenziale, affermato dalla Corte Costituzionale: le esigenze di tutela della collettività non possono mai giustificare misure tali da recare danno alla salute del malato, quindi la permanenza negli attuali ospedali psichiatrici giudiziari che aggrava la salute psichica dell'infermo non può proseguire. Ecco cosa vuol dire chiudere gli OPG: una sanità degna di questo nome, nel pieno rispetto della comunità e delle vittime dei folli autori di reato. Questa non è una legge "per i criminali". Questa è una legge per tutti noi, per riconoscerci in uno Stato che offre il rispetto che chiede. Perché la malattia mentale non resti uno stigma del quale avere paura.

 
Giustizia: il Ministro Alfano vuole norme più severe sul racket dell'accattonaggio PDF Stampa
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di Sara Menafra

 

Il Messaggero, 4 marzo 2015

 

Una norma che punisca lo sfruttamento dell'accattonaggio con pene più pesanti delle attuali. Nessun intervento sul comportamento "semplice", depenalizzato negli anni 90 da una sentenza della Corte costituzionale, come invece ha chiesto più volte la Lega Nord. E ampliamento dei poteri dei sindaci in materia di "degrado" e "decoro" urbano, anche se pure su questo punto bisognerà stare attenti a non cozzare con quanto deciso dalla Consulta. Oltre a cinquecento militari inviati a presidiare obiettivi sensibili della capitale, forze dell'ordine nelle periferie, un sistema di videosorveglianza diffuso e l'impegno ad un vertice mensile al Viminale dedicato specificamente alla città di Roma.

Alla chiusura del comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza ospitato ieri dalla prefettura di Roma dopo i fatti di piazza di Spagna, il ministro Angelino Alfano ha annunciato di voler presentare presto un nuovo pacchetto di interventi: "Dopodomani (giovedi ndr) incontrerò il presidente dell'Anci, Piero Fassino, per fare insieme una legge contro il degrado urbano e sulla sicurezza delle città" ha detto il ministro: "Vogliamo dare più poteri ai sindaci di difendere i centri storici ed i monumenti delle nostre città".

Al tavolo con l'associazione dei sindaci sarà presente anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, delegato dell'Anci in tema di legalità e decoro urbano appunto, che si incaricherà di riassumere le proposte dell'organizzazione anche sulla legalità e a sostegno degli amministratori locali minacciati.

Attualmente, lo sfruttamento dell'accattonaggio diventa reato solo quando prevede l'impiego di minorenni. Dunque, previo l'accordo con il ministero della giustizia, il Viminale sta valutando di proporre l'aumento di pene per chi sfrutta i minori, ampliando l'intervento anche ad altre forme di racket. Più difficile l'ipotesi che aumentino le pene per il reato di "mendicità molesta", tanto più che il tema è una delle bandiere della Lega Nord.

Non sarà facile, poi, intervenire sui poteri dei sindaci. Nel 2011, una sentenza della Corte costituzionale ha bocciato quello che allora si chiamava il decreto sui sindaci sceriffi e che aveva dato ai primi cittadini il potere di vietare alcune zone all'accattonaggio o ad altri comportamenti non previsti come reato anche in vaste zone del territorio comunale. Quella norma, disse la consulta, era in contrasto con il principio di eguaglianza dei cittadini, la riserva di legge e il principio di legalità sostanziale.

Più immediato l'intervento sulla sicurezza. Nonostante nel 2014 rispetto al 2013 nella capitale si siano registrati cinquemila reati in meno, più arresti, più denunce e beni sequestrati per 1,4 miliardi di euro, rendendo la città "meno delittuosa di Bruxelles, Berlino, Vienna, Madrid, Parigi e Londra", la sicurezza di Roma resta "una priorità" ha detto Alfano.

Il questore Nicolò D'Angelo ha annunciato che presto la questura potrebbe intervenire sui protocolli dei cortei: "Si può lavorare sui percorsi e lo faremo perché il centro storico di Roma e un patrimonio del mondo intero e va tutelato", ha detto. Per quel che riguarda i rapporti con le tifoserie straniere, Alfano ha annunciato che alla prossima riunione a Bruxelles proporrà l'istituzione di un "Daspo europeo".

 
Giustizia: caro Ministro Alfano... lascia in pace i mendicanti PDF Stampa
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di Piero Sansonetti

 

Il Garantista, 4 marzo 2015

 

Caro ministro Alfano, lei ieri, parlando di ordine pubblico e di sicurezza, ha annunciato una stretta contro i mendicanti. Specialmente i mendicanti che chiedono le elemosina nei centri delle città. Naturalmente io capisco quali considerazioni la spingano in questa direzione.

Lei si sente oppresso da un'opinione pubblica compatta e agguerrita, che chiede sicurezza, leggi e repressione. Contro tutti, senza tante discussioni. Contro i criminali, gli zingari, i mendicanti, chiunque dia fastidio alla gente per bene. E questa opinione pubblica, come sempre accade, non è "autonoma" ma in parte è condizionata da stampa e Tv e in parte è lei tessa che condiziona stampa e Tv.

Ormai quasi tutte le mattine e quasi tutte le sere e su quasi tutti i programmi, c'è una trasmissione Tv che parla di sicurezza. E tutti i giorni di sicurezza si parla sui giornali. E si dice che i delitti sono in continuo aumento, che le città sono in mano agli irregolari, che i i rom e i poveracci invadono le strade e insidiano la sicurezza della classe media.

Non so perché giornali e Tv abbiano compiuto questa scelta, rincorrendo le campagne dei partiti dell'estrema destra (Lega, Fdi, Grillo e altri) ma mi pare irreversibile. Però, caro ministro Alfano, lei sa benissimo che questa campagna "securitaria" (come si dice in gergo) è infondata, cioè non si basa sulla realtà. La realtà l'ha spiegata molto bene proprio lei, nella conferenza di fine anno: numero di omicidi in crollo, furti in diminuzione di oltre il 10 per cento e altrettanto in diminuzione le rapine. Persino i furti negli appartamenti, che restano moltissimi, sono in lieve diminuzione (-1,7%).

E allora? In genere quelli a cui sciorino queste cifre mi rispondono che però sono in aumento le richieste di porto d'armi, e dunque vuol dire che la gente si sente insicura, e dunque che il pericolo è aumentato. E invece, come a lei è chiarissimo, è aumentato non l'indice di delinquenza ma l'indice della campagna di stampa che spinge i cittadini ad armarsi. Mi dicono che la Regione Lombardia abbia offerto di pagare l'avvocato a chi sparerà ai ladri.

Lo so, è difficilissimo per un leader politico andare controcorrente. Si perdono voti. Però alle volte - credo - è giusto mettere le idee al di sopra della necessità del consenso. Se non si fa mai questo, la politica soccombe, diventa cameriera di altri interessi.

Lei dirige un partito liberale, laico, garantista. Non può permettersi di cedere al populismo. È insensato, mi creda, pensare a norme severe contro l'accattonaggio. L'accattonaggio non è un reato, è una tremenda disgrazia e un'atroce necessità vitale. C'è una sola norma contro l'accattonaggio: una politica di giustizia sociale che riduca la povertà, possibilmente la cancelli, e renda inutile l'attività penosissima, triste e umiliante di chiedere l'elemosina.

Non crede anche lei che le cose stiano così? Non crede che - non mi stancherà mai di ripeterlo, anche se sono non credente e ateo - il passo più bello del Vangelo si a quello nel quale Gesù Cristo (il vero Nazareno...) dice a tutti: avevo fame e non mi avete dato da mangiare, avevo sete, ero ignudo..."?

 
Giustizia: ddl sul Falso in bilancio, via le soglie. Si apre il "caso" intercettazioni PDF Stampa
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di Virginia Piccolillo

 

Corriere della Sera, 4 marzo 2015

 

Niente più soglie, al di sotto delle quali si è automaticamente impuniti. Ma per i reati di falso in bilancio, procedibili d'ufficio, si faranno distinzioni. Verranno puniti più duramente i responsabili e dirigenti di società quotate in borsa (solo in Italia e in Europa): da 3 a 8 anni. Ma per casi di tenue gravità, e se l'azienda non è tra quelle troppo grandi o troppo ricche per fallire, si lascerà al giudice facoltà di valutare se il falso in bilancio o le false comunicazioni possano essere punite con la reclusione da 1 a 5 anni. In questo caso, l'entità della pena massima non consentirà al magistrato, durante le indagini, di poter intercettare i sospetti.

È l'ultimo testo scritto dal governo sul reato di falso in bilancio. Almeno fino a ieri, quando l'articolato, atteso in commissione giustizia, si è fermato a Palazzo Chigi, all'attenzione del ministro ai Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi. Facendo nascere il giallo sui tempi in cui sarebbe approdato al Senato.

Tra rumors di una levata di scudi del ministero dello Sviluppo, che dava voce ai dubbi di Confindustria su un testo con un margine di discrezionalità del giudice ritenuto troppo ampio. Speculare all'altolà registrato al Senato, dove il pd Giuseppe Lumia metteva in guardia il governo dall'allargare troppo le maglie: "C'è stato un accordo di maggioranza ci aspettiamo che venga rispettato. E che il testo arrivi qui in commissione".

Il Guardasigilli Orlando, a Ballarò, ha confermato che il testo non arriverà direttamente in aula. Punto non da poco perché la composizione della commissione Giustizia, ad alta incidenza cinquestelle e democrat agguerriti, non lascerebbe passare un testo annacquato. I tempi dell'arrivo in Aula del provvedimento anticorruzione si allungano: l'Aula era convocata per domani. Ma Orlando ha promesso per "la prossima settimana sicuramente l'Aula avrà votato il ddl anticorruzione e risolto i dubbi".

In una riunione di maggioranza, con Orlando, ieri, si è parlato anche di prescrizione. E si è prefigurato un allungamento dei termini per i reati della pubblica amministrazione. Ma Ncd protesta perché ciò ne renderebbe alcuni "imprescrittibili" con "l'unico grave effetto di allungare i processi". Il Pd replica che per reati di "grave allarme sociale" è previsto addirittura il raddoppio. E la corruzione lo è, a giudicare anche dai fatti di ieri.

La tensione è alta. E si capirà oggi se almeno sul falso in bilancio si metterà un punto fermo. Ma cosa prevede il testo? L'articolo 7 si occupa delle società non quotate in borsa. Ed esclude, come dicevamo, la possibilità di intercettazioni perché punisce con la reclusione da 1 a 5 anni "gli amministratori i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori", che per proprio o altrui ingiusto profitto, "nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, consapevolmente espongono informazioni non rispondenti al vero o omettono informazioni imposte dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore". L'articolo 7 bis prevede inoltre la pena da 6 mesi a 3 anni se i fatti contestati "sono di lieve entità, tenuto conto di natura e dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta". E il 7 ter aggiunge che "ai fini della non punibilità per particolare tenuità il giudice valuta anche se i fatti riguardano società" soggette al fallimento.

Pene più dure, invece, da 3 a 8 anni, per "amministratori, direttori generali, dirigenti che redigono documenti contabili societari, sindaci e liquidatori" di società quotate, che diventano intercettabili. Ma solo se le società "sono ammesse a negoziazioni del mercato regolamentato in Italia o in Europa".

 
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