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Napoli. Il Garante: "A Poggioreale mancano spazi per lo sport, i colloqui, la scuola" PDF Stampa
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Il Riformista, 7 luglio 2020


Il carcere di Poggioreale a Napoli è quello più sovraffollato d'Europa. Il Garante dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello rinnova l'allarme. E questa volta fa notare che a una sovrabbondanza di persone private della libertà non equivale un'apprezzabile equivalenza di spazi vitali. Utili alle più varie attività di rieducazione del detenuto.

"In questo luogo senza tempo che è il carcere, e in particolare Poggioreale, anche la riflessione sullo spazio fisico, in termini anche di edilizia, di spazi sensibili e significativi, di carenza di spazio vitale, di vuoti comunicativi e relazionali con la famiglia, di mancanza di igiene e dignità è utile e significativo. Spazi per praticare attività sportive, ricreative, scolastiche, formative e spazi verdi per colloqui più dignitosi e umani", dice Ciambriello. "Finalmente anche il provveditore alle opere pubbliche della Campania, Giuseppe D'Addato ha dovuto ammettere che i 12 milioni di euro per la ristrutturazione ci sono. Ho denunciato tutto questo da quando sono garante campano dei detenuti, nel silenzio generale della politica locale, nazionale, di maggioranza ed opposizione", ha dichiarato Ciambriello dopo l'uscita pubblica del Provveditore che annuncia a breve l'inizio di un progetto per ristrutturare il carcere napoletano.

Il Garante ha annunciato una fornitura di 300 ventilatori per i detenuti dell'istituto. "In un carcere militarizzato - ha spiegato - per certi versi paralizzato, l'esecuzione della pena carceraria ha l'effetto non trascurabile di incidere, seppure indirettamente, anche su quella rete di relazioni familiari e sociali che si snodano attorno al soggetto detenuto, sui suoi bisogni di tutela del diritto alla salute, alla qualità della vita detentiva, dentro celle di sei, otto, dieci persone, senza aria e senza igiene. Per questo grazie all'intervento dell'assessore regionale alle politiche sociali Lucia Fortini, ho potuto donare al carcere di Poggioreale 300 ventilatori. Un piccolo gesto dal valore non quantificabile. In ogni cella del carcere di Poggioreale arriva un po' d'aria".

Nella sua nota stampa il Garante ha anche commentato le ultime critiche al suo ruolo sollevate negli ultimi tempi: "Gli spazi carcerari e le condizioni detentive, la tutela dei diritti delle persone recluse, le attività educative e le iniziative volte al reinserimento sociale, le misure per l'esecuzione penale esterna e le strutture alternative al carcere, rappresentano il terreno di osservazione e di interventi dei garanti ad ogni livello. Inoltre il Garante svolge un ruolo importante di raccordo tra il 'dentro' e il 'fuori', stimolando i territori a farsi carico della popolazione detenuta e a riconoscere alla stessa pieno diritto di cittadinanza, mantenendo contatti con il volontariato, il terzo settore e con gli enti locali".

 
Trani (Bat). Carcere femminile: serve subito una nuova sede PDF Stampa
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di Nico Aurora

 

Gazzetta del Mezzogiorno, 7 luglio 2020

 

Le priorità della Garante dei diritti dei detenuti. "Il primo obiettivo sarà conoscere meglio la realtà tranese. Ho avuto modo di visitare gli istituti detentivi e ho già fissato appuntamenti per incontrare le associazioni presenti sul territorio". Così Elisabetta De Robertis, garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale della Città di Trani, eletta lo scorso 27 maggio dal consiglio comunale, grazie ai maggiori suffragi rispetto all'altro candidato, Alessandro Pascazio.

La presentazione della professionista è avvenuta, nei giorni scorsi, nel chiostro dell'ex convento domenicano che ancora oggi ospita il carcere femminile. C'erano il garante regionale, Pietro Rossi, l'assessore al patrimonio, Cherubina Palmieri, ed il direttore degli Istituti penali di Trani, Giuseppe Altomare. È intervenuta anche la senatrice Bruna Angela Piarulli, direttore degli istituti penali in aspettativa proprio a seguito della sua elezione parlamentare.

"Le urgenze riguardano sia il trasferimento dell'istituto femminile - ha spiegato De Robertis - sia la sezione blu del carcere maschile. A tale riguardo mi sembra che il nuovo plesso sia pronto ed è necessario aprirlo al più pesto per chiudere una sezione non congeniale ad una detenzione giusta. Sarà importante - ha continuato - promuovere la genitorialità con spazi nuovi e l'attenzione massima ai diritti dei minori, per non aggiungere traumi su traumi".

Il Regolamento comunale del garante per i diritti delle persone private della libertà personale, approvato dal consiglio comunale il 26 aprile 2017, dispone per il garante i seguenti compiti: promozione e impulso, anche attraverso funzioni di osservazione e vigilanza indiretta, per l'esercizio dei diritti e delle opportunità di partecipazione alla vita civile e di fruizione dei servizi comunali delle persone comunque private della libertà personale, per quanto nelle competenze e attribuzioni del Comune stesso, tenendo altresì conto della loro condizione di restrizione; promozione di iniziative e momenti di sensibilizzazione pubblica sul tema dei diritti umani delle persone private della libertà personale e dell'umanizzazione della pena detentiva; promozione di iniziative congiunte con altri soggetti pubblici competenti nel settore; promuovere protocolli d'intesa con gli organi competenti.

La carica dura cinque anni, con possibilità di rinnovo per un ulteriore mandato. È a titolo gratuito e senza riconoscimento di indennità, compensi o rimborsi spesa. "Non c'è sovrapposizione con il garante comunale - ha spiegato a sua volta il garante regionale Rossi. Non c'è un'impostazione gerarchica, ma un'azione sinergica. Le politiche di welfare sono declinate a livello territoriale, mentre la programmazione compete a livello regionale. Quindi, ciascuno farà il proprio ed il garante territoriale aumenta sicuramente l'indice di collegamento con i detenuti".

E Palmieri ha ricordato che "siamo la seconda città in Puglia, dopo Lecce, ad avere un garante dei diritti dei detenuti. Questo è un passo importante perché rappresenta la storia della città caratterizzata dalla presenza di due istituti molto spesso ignorati. Oggi siamo contenti di avere portato a termine un percorso iniziato nel 2017: inizia un nuovo viaggio durante il quale sarà fondamentale la collaborazione con le pubbliche amministrazioni".

 
Napoli. Detenuti per reati sessuali, il testo di Calvino come cura PDF Stampa
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di Gabriele Bojano


Corriere del Mezzogiorno, 7 luglio 2020

 

Carcere di Secondigliano, l'esperimento: laboratorio su "Il visconte dimezzato" con 20 reclusi. C'è l'operaio, l'infermiere, il contadino ma anche il professionista e l'ex ufficiale dell'Esercito. Tutti di età compresa tra i 24 e i 60 anni, macchiati e marchiati dal più infamante dei reati, quello sessuale. Venti cosiddetti sex offenders, detenuti presso la casa circondariale di Secondigliano, sono stati protagonisti da ottobre 2018 a giugno 2019 di un laboratorio di lettura e scrittura creativa, "Lupus in Fabula", tenuto da un gruppo di volontarie e da uno psichiatra, Adolfo Ferraro, già direttore per molti anni dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa.

Un'esperienza, unica nel suo genere, che è stata raccolta in un libro Seizeronove (come l'articolo del codice penale che punisce chi "costringe taluno a compiere o subire atti sessuali") che sarà presentato il 30 luglio presso la Fondazione Premio Napoli a Palazzo Reale.

"Siamo partiti - spiega Ferraro - dalla lettura collettiva de Il visconte dimezzato di Italo Calvino, scelto per l'immediata individuazione della metafora tra il bene e il male. Nella seconda fase si è lavorato sul testo e sui personaggi, sviluppando una storia autonoma, e nella terza, dalla storia costruita dagli stessi partecipanti al gruppo è stato tratto un testo letterario".

Il tutto, nel racconto autobiografico di gruppo, avviene su un galeone, simile a quelli che in carcere vengono realizzati con stuzzicadenti e cartone, in cui la ciurma, ispirandosi a Calvino, è impegnata a trasportare la propria parte di sopra, quella razionale, a ricongiungersi alla parte di sotto, fatta di istinto e sessualità, fino ad accorgersi che la parte di sotto si è clandestinamente imbarcata e quindi bisogna farci i conti.

"All'inizio - riprende lo psichiatra - ho incontrato qualche diffidenza da parte dei reclusi, non era facile affrontare un fardello interiore e profondo soprattutto quando non sempre si è consci del proprio malessere e si tende a scaricare ogni responsabilità sul mondo esterno, sulla società, o addirittura sulla stessa vittima. Poi però, poco alla volta, si è giunti all'acquisizione di una consapevolezza e di un senso di colpa che non nega e non giustifica, non è complice e non è accusatore, ma aiuta a comprendere".

La letteratura come cura, dunque, non psicoterapia in senso stretto ma viaggio di scoperta che, come diceva Proust, non è vedere nuove terre ma avere nuovi occhi. "Gli occhi dei ristretti - conclude Ferraro - hanno cambiato colore ed espressione durante il procedere del viaggio, in un gioco inizialmente visto con sospetto o sottovalutato, che però è diventato un gioco serio".

Cosa rimane di questo lavoro lo si vedrà nel tempo. Di sicuro c'è che Ferraro continua: il metodo calviniano sarà ripetuto nel carcere di Poggioreale, dove i reclusi per reati sessuali sono 150, di Rebibbia e Vallo della Lucania.

 
Cagliari. Detenuto non vede i familiari da due anni: per protesta si ustiona con l'olio bollente PDF Stampa
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di Luciano Onnis


La Nuova Sardegna, 7 luglio 2020

 

Non vede i familiari residenti in Emilia Romagna da due anni, si è gettato addosso olio bollente al termine di uno sciopero della fame attuato per manifestare il proprio dissenso contro il mancato trasferimento in un istituto di pena vicino ai suoi cari.

Protagonista della vicenda un detenuto extracomunitario di 35 anni rinchiuso nel carcere di Uta. L'uomo, che non corre pericolo di vita, è stato trasferito nel reparto "Grandi Ustionati" di Sassari ed è stato assegnato alla casa circondariale di Bancali dove giungerà non appena sarà in grado di la-sciare l'ospedale struttura sanitaria.

"Il lungo periodo di lockdown dovuto al Covid-19 - sottolinea Maria Grazia Caligaris dell'associazione Socialismo Diritti Riforme che ha denunciato la vicenda - ha messo a dura prova la resistenza di molti detenuti che, spesso senza adeguati mezzi, non hanno potuto effettuare i colloqui attraverso skype. Nel caso specifico il giovane extracomunitario ha chiesto ripetutamente di poter andare nella regione dove risiedono i suoi familiari. Un'istanza che non è stata soddisfatta anche perché i trasferimenti extra regione sono gestiti esclusivamente dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria".

"È evidente che si tratta di una persona particolarmente fragile - aggiunge Calligaris - le cui condizioni di salute in generale e psichi-che fanno ritenere che non abbia la capacità di contenere a lungo il disagio. Del resto non sta chiedendo la libertà ma solo di essere assegnato in un Istituto prossimo ai familiari che non vede da due anni. L'auspicio è che il Dap sappia cogliere l'appello disperato di questa persona e provveda al più presto al suo trasferimento. Un atto di umanità che nulla toglie alla certezza della pena".

 
Napoli. Record nazionale delle riparazioni per l'ingiusta detenzione: 129 casi in un anno PDF Stampa
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di Viviana Lanza


Il Riformista, 7 luglio 2020

 

In aumento pure gli indennizzi per le vittime. Eppure contro pm e giudici sono stati aperti soltanto 24 procedimenti disciplinari (in tutta Italia...). Quando si parla di criticità della giustizia si tende più diffusamente a parlare di rinvii e carenze di risorse focalizzandosi sulla durata dei processi. Per anni l'errore giudiziario è stato considerato un aspetto fisiologico del sistema, quasi un rischio da correre in nome della lotta all'illegalità.

Ma con il tempo i numeri sono cresciuti al punto che l'aspetto da fisiologico è diventato patologico. Gli errori giudiziari sono un vero male del nostro sistema giudiziario per rimediare al quale da tempo si discute di un intervento riformista, della necessità di una riforma organica che consenta di intervenire sul sistema nel suo insieme e non solo lavorare sulle urgenze.

Nell'1 per cento dei casi l'errore giudiziario riguarda persone ingiustamente condannate, in tutti gli altri si tratta di persone che finiscono in carcere e sotto accusa da innocenti. Napoli detiene il triste primato ed è la città con il più alto numero di errori giudiziari accertati.

Stando all'ultimo rapporto del Ministero della Giustizia sull'applicazione delle misure cautelari e sulle riparazioni per ingiusta detenzione, nel 2019 sono stati indennizzati 1.000 casi di errori giudiziari con una spesa di circa 27 milioni di euro. A Napoli si sono contati 129 casi in un anno, con indennizzi per oltre 3,2 milioni di euro. In media, più di 24mila euro ad errore.

Soldi che non bastano a risarcire veri e propri drammi umani, causati da indagini sbagliate, da piste investigative non sufficientemente approfondite, da arresti che non andavano disposti, da accuse che non hanno trovato conferme. Nel 2018 i casi a Napoli erano stati 113 e il confronto con il 2019 segna un trend purtroppo in aumento.

Dopo Napoli, nella classifica nazionale, c'è Reggio Calabria con 120 casi e indennizzi per oltre 9 milioni di euro. Sulla scorta di questi dati, nelle scorse settimane è stata avviata in Senato la discussione per l'istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime di errori giudiziari, con la relazione del senatore Dal Mas.

Il caso di Enzo Tortora è il più celebre, ma ogni anno nei Tribunali italiani la giustizia commette errori che generano drammi, che a loro volta mietono vittime. E quando il riconoscimento a un indennizzo viene riconosciuto (perché è tutt'altro che frequente che ciò accada), l'indennizzo arriva dopo molti anni dai fatti e per una somma che spesso non è considerata congrua rispetto ai danni e alle sofferenze di una vita costretta a deviare dal suo naturale corso.

E nemmeno si è certi di individuare il responsabile dell'errore giudiziario, perché secondo la giurisprudenza di legittimità il diritto alla riparazione è configurabile anche nel caso di querela poi rimessa, di prescrizione o derubricazione del reato contestato e il riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione non può essere ritenuto di per sé indice di sussistenza di responsabilità disciplinare a carico dei magistrati che abbiano richiesto, applicato e confermato il provvedimento restrittivo ingiusto.

Una legge del 2006 ha individuato gli illeciti disciplinari in cui i magistrati possono incorrere sia nell'esercizio delle funzioni che fuori da esse. Ma basta leggere i numeri dell'ultimo report dell'Ispettorato del Ministero della Giustizia per avere un'idea delle proporzioni.

A fronte di migliaia di errori giudiziari, nel 2019 sono state promosse in Italia 24 azioni disciplinari nei confronti di magistrati, due delle quali si sono concluse con un non doversi procedere e 22 sono ancora in corso. Dal 2017 sono state 53 in tutto le azioni disciplinari e solo 4 hanno portato alla censura, in 7 casi c'è stata assoluzione e 31 sono ancora in corso.

 
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