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Sassari. "Curate quel detenuto con problemi psichici" PDF Stampa
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La Nuova Sardegna, 5 luglio 2020


Appello del Garante Unida, visita a Bancali con il deputato Perantoni. Stavolta è toccato a un parlamentare della Repubblica, l'avvocato Mario Perantoni del M5S, andare a valutare di persona quanto denunciato nei giorni scorsi dal Garante dei diritti delle persone private della libertà Antonello Unida: la vicenda di un detenuto ghanese di circa 50 anni con seri problemi psichici e ormai incompatibile con la struttura penitenziaria.

L'uomo - arrivato circa un anno fa a Bancali proveniente da Rebibbia, ormai giunto quasi a fine pena (sconta una condanna per maltrattamenti e violenze in famiglia) - disturba in continuazione gli altri detenuti, imbratta i muri con gli escrementi e compie atti di autolesionismo. É già stato ricoverato più volte in Psichiatria ma - dopo i trattamenti - ha fatto ritorno nella sua cella nella struttura di Bancali. La procedura per chiedere il suo trasferimento in un centro adeguato - nello specifico il Rems di Capoterra, l'unico attivo in Sardegna - è stata formalizzata anche con il parere favorevole della direzione, ma i risultati non sono arrivati.

"É fondamentale che il detenuto possa essere spostato in una struttura che gli garantisca le cure adeguate alla gravità della situazione - ha detto ieri Antonello Unida a conclusione della visita in carcere insieme al parlamentare Mario Perantoni - e il problema che si pone non riguarda solo oggi ma anche i prossimi mesi, quando il detenuto tornerà in libertà in una condizione che come minimo può essere definita preoccupante".

Il deputato Mario Perantoni ha preso atto della gravità delle condizioni del detenuto e della impossibilità di essere gestito nel carcere di Bancali, e ha manifestato l'impegno per un intervento immediato nei confronti del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e del Provveditorato regionale affinché la procedura per il trasferimento del detenuto vada a buon fine.

L'occasione per l'incontro con il parlamentare è tornata utile anche per valutare alcune criticità che riguardano la struttura di Bancali: il Garante per la tutela dei diritti delle persone private della libertà ha posto l'accento in particolare sulla grave carenza delle figure degli educatori: al momento solo due quelli in servizio a fronte di una attività rivolta a circa 450 detenuti. "Non è accettabile - ha detto Unida - spero che le richieste vengano accolte".

 
Nuoro. Orgosolo sotto assedio, è caccia a Mesina PDF Stampa
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di Kety Sanna


La Nuova Sardegna, 5 luglio 2020

 

L'ex bandito è scomparso dopo la conferma della condanna a 30 anni. Perquisizioni a tappeto, potrebbe essersi rifugiato nel Supramonte Aiutato da qualcuno, potrebbe aver trovato rifugio tra i boschi e gli anfratti del suo Supramonte. Orgosolo si è svegliato ancora una volta sotto assedio.

Graziano Mesina dal tardo pomeriggio di giovedì, quando ancora i giudici della Cassazione erano riuniti per decidere la sentenza, è misteriosamente scomparso. Ancora non è ufficialmente latitante perché per esserlo è necessario che si sia sottratto volontariamente alla cattura. Per ora la sua è una situazione di fatto quasi casuale: all'autorità giudiziaria che lo cerca è ignoto il luogo dove si trovi. Carabinieri e polizia gli stanno dando la caccia.

Ieri mattina posti di blocco all'ingresso del paese, in piazza, a pochi metri dalla casa in cui l'ex primula rossa del banditismo viveva con una delle sorelle e un nipote, che da subito si sono trincerati dietro il silenzio, rifiutando il confronto con i giornalisti. La sentenza di condanna della Cassazione, che ha confermato i 30 anni di carcere inflitti dalla Corte d'appello di Cagliari per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, è arrivata poco dopo le 22.30 di due sere fa, ma "Grazianeddu" che da un anno aveva lasciato il carcere per decorrenza di termini, giovedì non si è presentato al consueto appuntamento in caserma per firmare.

A quell'ora, forse, era già in fuga. Magari secondo un piano che aveva organizzato da qualche giorno senza far trapelare nulla. Eppure, per riuscirci, ha dovuto contare sull'aiuto di qualcuno. Una persona di fiducia che ha deciso di rischiare per lui. Mesina non guidava. Ha sempre avuto un autista che lo faceva per lui. L'ultima volta da uomo libero, è stato visto giovedì mattina, in piazza dei Caduti, seduto su una panchina insieme ad altri anziani del paese.

Perciò, anche immaginare che possa essersi allontanato tanto, sembra, in effetti, alquanto improbabile. In questo anno, non era mai successo, che saltasse il suo appuntamento nella caserma di via Sicilia, nella parte alta di Orgosolo. I militari della stazione, proprio per questo motivo, giovedì non ci hanno fatto caso: immaginavano che l'ex bandito stesse aspettando a casa il verdetto della Suprema corte.

Solo alle 22 con l'arrivo della comunicazione della Dda di Cagliari, i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale, sono andati a bussare nell'abitazione di Corso Repubblica, per notificargli l'ordine di carcerazione. Ma lui non c'era. Mesina era già irreperibile. Da quel momento è scattato un imponente dispositivo di forze su tutto il territorio ed è partita la caccia spietata dell'uomo in fuga. "No comment - sono le uniche parole che arrivano dall'Arma. Abbiamo in campo tutte le forze ma al momento non possiamo aggiungere altro".

Tutto il personale è stato destinato all'attività di ricerca: dagli uomini della stazione di Orgosolo ai militari del Reparto operativo, fino agli uomini delle squadriglie in forza al comando. Impegnata nei rastrellamenti anche la polizia di Stato con gli agenti del commissariato del paese e il personale della squadra mobile e delle volanti di Nuoro.

Per tutta la giornata di ieri lo hanno cercato di casa di casa, hanno sentito diverse persone a lui vicine e setacciato le campagne attorno al paese. Ma "Grazianeddu" sembra essere sparito nel nulla. Eppure era costantemente "attenzionato" dai carabinieri che, però, non hanno messo in conto questo ultimo colpo di scena. Anche le telecamere dislocate in punti diversi del paese, le poche risparmiate tre giorni fa dalle fucilate, potranno fornire elementi utili agli inquirenti che non potevano immaginare che dietro a quel ritardo di giovedì potesse nascondersi l'ennesima fuga dell'ex bandito.

Era stato sempre ligio alle prescrizioni a cui doveva ottemperare, perché sapeva chiaramente che se avesse sgarrato, si sarebbero riaperte subito le porte del carcere. Quasi 80enne, forse due sere fa, ha voluto sfruttare l'ultima occasione che aveva, in attesa del verdetto di Cassazione. E se lo scopo era tornare a Badu e Carros, costituendosi ora potrebbe spendere a suo favore il fatto di essersi ravveduto autonomamente, al fine di ottenere delle garanzie, vista anche l'età. Le sue rocambolesche evasioni, la latitanza, la grazia e poi di nuovo l'arresto hanno fatto di "Grazianeddu", un personaggio che però a Orgosolo nessuno, ormai, considera più.

 
Livorno. Il Garante: "Rispetto per gli agenti che garantiscono sicurezza" PDF Stampa
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livornotoday.it, 5 luglio 2020


La lettera di Giovanni De Peppo: "Le forze dell'ordine svolgono il loro lavoro con abnegazione e professionalità". "Tutelare e rispettare il lavoro della polizia penitenziaria che garantisce la sicurezza nel carcere di Livorno e più in generale in tutti i penitenziari di Italia".

Questo il sunto di una lettera che il Garante dei detenuti del Comune, Giovanni De Peppo, ha voluto scrivere in sostegno degli agenti delle forze dell'ordine: "Per una volta, voglio occuparmi e preoccuparmi della polizia penitenziaria che manifesta e segnala una serie di problemi e difficoltà nell'esercizio della propria professione per mezzo di un presidio permanente organizzato fuori dalla casa circondariale di Livorno, organizzato da varie sigle di rappresentanza sindacale come Funzione pubblica Cgil, Federazione nazionale sicurezza Cisl, Sappe, Alsippe, Osapp e Cnpp".

"Negli istituti di pena - continua il garante dei detenuti - gli agenti esercitano molteplici funzioni, non solo di sicurezza, ma di relazione e supporto nei confronti dei detenuti. Nella mia esperienza ho potuto registrare e posso testimoniare la capacità, le professionalità dei tanti operatori che con abnegazione, operano assicurando la sicurezza negli istituti, con attenzione e sensibilità non comune nei confronti delle persone ristrette.

Con il presidio, gli agenti richiamano la necessità del riconoscimento di un ruolo e di una funzione che non possono essere trascurati o sottovalutati. Vi è sicuramente la motivata richiesta di un maggiore riconoscimento dei meriti, delle responsabilità, ma anche l'opportunità di recuperare risorse sulla formazione, soprattutto in una più complessiva strategia che possa favorire il lavoro di equipe con le altre professionalità presenti negli istituti".

 
Livorno. Gorgona, addio al macello: salvati gli animali dell'isola-carcere PDF Stampa
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di Beatrice Montini


Corriere della Sera, 5 luglio 2020

 

A fine giugno, dopo una battaglia durata anni, i primi 75 animali "da reddito" allevati dai detenuti sono stati portati in tre rifugi in Lazio. Dopo lo smantellamento del macello qui rimarranno solo 138 animali che accompagneranno i carcerati in un percorso rieducativo. Il progetto nato grazie alla sinergia di diverse forze in campo.

Il rumore del trattore in sottofondo non cessa quasi mai. I gabbiani urlano nel cielo azzurrissimo. Il sole arroventa i tetti rossi delle case chiare dei pochi residenti. Fine giugno 2020, Gorgona. Oggi qualcosa di molto importante sta - di nuovo - per cambiare nella più piccola isola dell'arcipelago toscano, a 34 km dalla costa livornese. Qui, dal 1869, ha sede una casa di reclusione. Un carcere dalle caratteristiche molto particolari in cui, spesso, si sono tentati e portati avanti progetti innovativi di riscatto e riabilitazione dei detenuti.

"Gorgona ad esempio è stato il primo penitenziario ad inaugurare i colloqui all'aperto quando nel resto d'Italia c'erano ancora i divisori", sottolinea il direttore del carcere Carlo Mazzerbo. Oggi invece dall'isola se ne vanno via per sempre, verso la libertà, 75 ospiti speciali: polli, galline e pecore che sono stati allevati qui e che sarebbero dovuti finire al macello. Prima di ricevere la "grazia". Lo scorso gennaio infatti - grazie all'interesse del sottosegretario alla giustizia Vittorio Ferraresi - è stato firmato il protocollo d'intesa tra il comune di Livorno, la casa circondariale e la Lav, per lo smantellamento del mattatoio e la ripresa delle attività di rieducazione dei detenuti, in chiave etica: gli animali da reddito, detto in estrema sintesi, non sono più percepiti come futura "carne" ma come "compagni".

A sei mesi di distanza (dopo lo stop per l'emergenza Covid) i primi animali salvati lasciano così l'isola. Nella tarda serata del 25 giugno dal porticciolo di Gorgona (che si affaccia su un mare così cristallino e trasparente da sembrare una piscina), parte la grande chiatta con a bordo i 75 che arriveranno nella notte in tre rifugi nel Lazio: Hope, Capra libera tutti e Zampe felici, dove potranno trascorrere il resto della loro vita senza essere sfruttati in alcun modo né uccisi.

"Ma è solo il primo passo - spiega il presidente della Lav Gianluca Felicetti - Nei prossimi mesi, da settembre, quando sarà possibile avere un'imbarcazione adatta, porteremo via anche gli altri animali. Dei 450 attuali, ne resteranno solo 138: perché il progetto viva e gli animali possano essere accuditi nel migliore dei modi, è necessario ridurre il numero di quelli che attualmente vivono a Gorgona, risultato dell'attività di riproduzione incentivata ai fini dello sfruttamento zootecnico".

Tra le persone che attendono la partenza della piccola "Arca della Libertà" (rappresentanti delle istituzioni coinvolte e volontari) c'è soddisfazione. Anche se quella che molti definiscono una "giornata storica" è arrivata dopo molte battaglie e difficoltà. Il mattatoio era già stato chiuso una prima volta tra il 2014 e il 2016 grazie all'impegno dell'allora veterinario dell'isola Marco Verdone (e del direttore che anche in quegli anni era Mazzerbo).

Poi le condizioni erano cambiate e - nonostante le proteste di animalisti, comuni cittadini, ex detenuti e personaggi illustri (da Susanna Tamaro a Stefano Rodotà) - l'allevamento e la macellazione erano riprese. Ancora oggi non tutti concordano con il nuovo e definitivo stop al mattatoio. "Si trattava comunque di imparare un lavoro per i detenuti", ci dice Antonio Stifani, assistente capo della polizia penitenziaria che ci spiega anche la particolarità di questo carcere.

Nell'isola penitenziario vige un regime di sorveglianza attenuata. Significa che, a differenza di un carcere normale la cosiddetta "ora d'aria" non è limitata a due ore al giorno: qui si sta fuori dalle 7 di mattina alle 8 di sera. E si lavora. I campi coltivati, gli oliveti, le vigne (Frescobaldi da diversi anni ha un progetto di cooperazione con il carcere), l'edilizia, e altre attività necessarie all'isola sono svolte proprio dai detenuti.

Tra queste c'era anche quella di allevare e accudire gli animali: bovini, maiali, polli, galline, pecore e capre. Che poi, come in un qualsiasi allevamento, erano destinati ad essere macellati e trasformati in cibo. Ma adesso questo non accadrà più.

"Gli animali di Gorgona non sono più animali da reddito ma "operatori di trattamento" - spiega il direttore del penitenziario - Abbiamo deciso di partire da quelli che nella nostra società sono gli ultimissimi, gli animali, per rispettare i loro diritti, compreso quello di non venire condannati a morte. Così possono aiutare a compiere un percorso di riabilitazione e cura degli uomini, i detenuti in questo caso.

Ma quello che vogliamo fare qui non è solo importante sul piano etico ma anche economico. Chiudendo l'allevamento infatti si recuperano fondi che possiamo impiegare per ulteriori progetti di sviluppo e di lavoro. Sono sicuro che stiamo ancora costruendo qualcosa che farà scuola". "L'uso indiscriminato degli animali crea ingiustizia - dice da parte sua il garante dei detenuti del Comune di Livorno, Giovanni De Peppo -E il fatto che l'animale accudito, compagno di vita di un detenuto, poi venisse ucciso non era etico. Era un modello che riproponeva la sopraffazione sull'altro, rendendola legittima. E quindi era profondamente diseducativo. Invece adesso sarà possibile proporre un modello di convivenza in cui costruiamo compassione e comprensione reciproca".

Ma se gli animali salvati (insieme ai detenuti che li accudiscono) sono certamente i protagonisti principali di questa storia, quello che si tenterà di fare nei prossimi anni su quest'isola non si ferma qui. Uno degli aspetti più interessanti del progetto Gorgona è la sinergia di intenti tra i vari soggetti che sono stati e verranno coinvolti: il carcere, il ministero della Giustizia, il comune di Livorno, il Parco dell'arcipelago toscano, la Lav e anche l'università di Firenze e la Bicocca di Milano. L'obiettivo comune è trasformare l'intera isola in una sorta di laboratorio dove sperimentare un'economia sostenibile e circolare (a impatto zero) in cui saranno anche incentivate le attività di piccolo turismo ambientale (da sottolineare che già adesso è possibile visitare Gorgona con una guida per fare trekking). Grazie alla chiusura dell'allevamento si calcola infatti che l'amministrazione penitenziaria risparmierà circa 110mila euro all'anno che finivano nel sostentamento degli animali e nella logistica a questo collegata.

Fondi che saranno usati per far lavorare un maggior numero di detenuti (al momento lavorano a rotazione, solo 60 carcerati su 100). Mentre altri fondi arriveranno dal Parco che ha già stanziato 90mila euro per opere di sentieristica e viabilità che saranno sempre portate avanti dai carcerati. Da parte sua la Lav si occuperà invece di finanziare non solo lo spostamento degli animali "in esubero" ma anche di sostenere quelli restanti sull'isola con un impegno economico di oltre 15omila euro in due anni (qui i dettagli del progetto "Gorgona, isola dei diritti").

"L'avvenuta chiusura del mattatoio e il trasferimento sulla terraferma di buona parte degli animali significano una riduzione drastica dell'inquinamento sull'isola - aveva sottolineato il sottosegretario alla Giustizia Ferraresi, dopo la visita a Gorgona a maggio 2019 - e consentirà ai detenuti di svolgere, con gli animali che resteranno, attività rieducative non violente, focalizzate sullo sviluppo di un rapporto empatico e sul rispetto per il territorio".

"Vogliamo valorizzare questo splendido luogo e per quanto possibile farlo godere a più persone possibili - spiega adesso il sindaco di Livorno Luca Salvetti - Saremo felice quando vedremo qui bambini, camminatori, amanti della natura". "Lo smantellamento del macello è importante anche perché aumenta la sostenibilità dell'isola - continua il vicepresidente del Parco Stefano Feri - e permette la creazione di un piccolo polo di turismo ecocompatibile e di valorizzazione ambientale".

"La sostenibilità deve essere ambientale, economica e sociale - sottolinea Ginevra Lombardini, dell'Università di Firenze - e qui vogliamo lavorare per valorizzare tutti e tre gli aspetti. Inoltre preservare la biodiversità parte anche dal ripensare il nostro rapporto con il cibo". "Noi studieremo l'evolversi di questa convivenza non violenta - spiega infine Stefano Perinotto, del dipartimento di Giurisprudenza dell'Università Bicocca di Milano - dei benefici che derivano da un rapporto di accoglienza e rispetto tra due essere viventi".

Il rumore del trattore si ferma per un attimo. E anche i gabbiani sembrano voler ascoltare l'improvviso il silenzio. L'isola luccica sotto il sole. Sulla spiaggetta del porticciolo Luisa, 94 anni, si riposa sotto un ombrellone azzurro. È l'unica abitante "civile" che rimane qui anche in inverno. È la memoria storica di questa strana isola che sembra un paradiso ma che, quando passano i mesi caldi inizia a mostrare i suoi lati più duri. "È comunque un carcere", ci fa notare con un sorriso malinconico qualcuno.

L'isolamento è pesante, questo è certo. Il collegamento con la terraferma non sempre facili. Ne soffrono non solo i detenuti ma anche per le guardie che qui lavorano. Ma il sole alto in cielo sembra voler cancellare ogni pensiero più cupo. Oggi è comunque un giorno di gioia. "L'arca della Libertà" è in mare e Gorgona è un esperimento unico che ha qualcosa da insegnare e raccontare a tutto il mondo.

 
"Carcere. Idee, proposte e riflessioni", di Samuele Ciambriello PDF Stampa
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recensione di Maria Pia Russo

 

linkabile.it, 5 luglio 2020

 

Il nuovo libro di Samuele Ciambriello dal 9 luglio in tutte le librerie. La lotta per l'umanità e la

giustizia del Garante dei detenuti della Campania prosegue nella sua incessante manifestazione, questa volta sotto forma di testo scritto, a testimonianza di un'esigenza nel voler raccontare la verità nascosta dietro storie di apparenza e indifferenza.

Il libro sarà disponibile dal 9 luglio 2020 sugli scaffali della Rogiosi Editore (casa editrice napoletana dal 2001) e tra i cataloghi online della Unilibro (libreria universitaria) e di Amazon. Obiettivo del testo è quello di mostrare a tutti, professionisti del settore e non, il modo in cui vivono i detenuti all'interno delle carceri, privati dei loro diritti in quanto esseri umani, cercando di sensibilizzare un'intera popolazione ad un atteggiamento altruista e coscienzioso nei confronti dei condannati. A rappresentare ciò, lo slogan enunciato dall'autore del testo, Samuele Ciambriello: "Carcere è l'anagramma di cercare. Cercare per ricostruire, per ritrovarsi, per seguire una strada che è tracciata anche dalla Costituzione: assumersi le responsabilità, per trovare sé stessi, rispettando i diritti delle persone".

L'analisi del contenuto, viene svolta attraverso attività di monito-raggio, osservazioni e sopralluoghi in grado di spiegare, con un linguaggio semplice, la realtà riposta nel sistema penitenziario, non perdendo di vista quella che è la finalità del discorso: stabilire un rapporto solidale tra detenuti e "uomini liberi", a sostegno di quanto viene recitato dall'art.27 della Costituzione italiana :"Le pene [17 ss. c.p.] non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".

Una lettura, dunque, responsabile e filantropica, che caratterizzerà un mese di luglio all'insegna dei libri, considerando le altre pubblicazioni proposte dal fondatore della Rogiosi Editore, Rosario Bianco, che dichiara: "Durante il lockdown, la mia casa editrice ha proseguito il lavoro sulle pubblicazioni che a luglio sarebbero dovute arrivare in libreria.

Non è stato un lavoro semplice, ma ho provato a tenere alto l'entusiasmo e la voglia di fare dei miei collaboratori, e i lettori italiani troveranno sugli scaffali sette nuovi titoli". In seguito i testi: "Dio nel frammento. La fede in tempo di pandemia" di Don Tonino Palmese, "Il merito del mezzo" di Franco De Luca, "Casomai avessi dimenticato" di Matteo Cosenza, "Nel nome del mare" di Oreste Ciccariello, "Inferno 1860" di Marco Lapegna, "Arrivò Claude e vinse il buio" di Moira Lilli.

 
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