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Sassari. Il Ministero nomina un "direttore d'ufficio" nel carcere di Bancali PDF Stampa
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di Gianni Bazzoni


La Nuova Sardegna, 9 dicembre 2019

 

La notizia è stata diffusa ieri dal deputato Perantoni (M5S). Il parlamentare: "Si lavora alla soluzione dei problemi". Forse anche al ministero della Giustizia cominciano a rendersi conto della gravità della situazione attuale nel carcere di Bancali dove mancano contemporaneamente un direttore in pianta stabile e il capo della polizia penitenziaria.

Le proteste delle organizzazioni sindacali ai vari livelli sembrano avere richiamato l'attenzione su un fenomeno preoccupante (considerato che il penitenziario sassarese ha quasi 100 detenuti 41bis e Alta sorveglianza 2) con una condizione che non sembra avere eguali a livello nazionale. Ieri il deputato del Movimento 5 Stelle Mario Perantoni, componente della commissione Giustizia della Camera, ha annunciato che "il Ministero sta provvedendo a trasferire d'ufficio presso il carcere di Bancali un direttore affinché si superi l'attuale situazione di vacanza".

Il parlamentare sassarese ha fatto il punto della situazione a conclusione di una serie di interlocuzioni con il ministero della Giustizia effettuate per verificare la situazione del carcere. "Aggiungo che l'attenzione del Ministero per la situazione delle carceri di Bancali è molto alta - ha detto ancora l'avvocato Mario Perantoni - e risulta che si stia lavorando per la risoluzione dei problemi che affliggono gli istituti penitenziari, procedendo tra l'altro all'assunzione di personale di polizia penitenziaria e al riordino delle carriere".

A Bancali ormai da tempo si vive una situazione paradossale, al problema degli organici della polizia penitenziaria - a più riprese denunciato dalle organizzazioni sindacali - si è aggiunto quello della mancanza di un direttore in pianta stabile (dopo il rientro a Nuoro della dottoressa Patrizia Incollu, il ruolo viene ricoperto a scavalco dalla titolare del carcere di Alghero la dottoressa Milanesi che deve seguire anche Tempio) oltre all'assenza del comandante della polizia penitenziaria.

Proprio di recente, infatti, il Dipartimento della polizia penitenziaria avrebbe disposto la revoca del provvedimento di assegnazione provvisoria del comandante di reparto della Casa circondariale di Sassari. Una situazione delicata, legata allo svolgimento di una inchiesta amministrativa per fare chiarezza su alcuni fatti che si sarebbero verificati nella struttura carceraria. E in attesa dello svolgimento delle verifiche interne, l'ufficiale non è stato sostituito.

"Resta il dramma di un importante istituto nel panorama nazionale - ha detto Francesco Laura, responsabile del coordinamento dell'Uspp - che meriterebbe una più adeguata capacità di risposta progettuale da parte dell'amministrazione centrale che, allo stato, non ci pare di poter intravedere. Si registrano provvedimenti di impiego temporanei nella catena di comando che non favoriscono una "organizzazione di lavoro stabile e ben delineata, necessaria al corretto svolgimento delle attività nell'istituto penitenziario".

 
Porto Empedocle (Ag). Pronte borse lavoro per gli ex detenuti PDF Stampa
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Giornale di Sicilia, 9 dicembre 2019


Borse di lavoro per garantire l'inclusione sociale. Sono 30 le domande che sono arrivate al Municipio di Porto Empedocle proprio per la selezione delle borse lavoro riservate ad inoccupati e disoccupati, ex detenuti, detenuti in esecuzione penale esterna e in misure alternative e di sicurezza, famiglie di detenuti, ex tossicodipendenti, immigrati (esclusi quanti sono inseriti in centri di accoglienza), disabili anche psichici non istituzionalizzati (esclusi coloro che hanno rette anche parziale), donne vittime di violenza e ragazze madri.

Nell'ambito del piano di zona del distretto socio-sanitario Aod2 di Santa Elisabetta l'obiettivo è quello di promuovere politiche di inclusione sociale favorendo l'integrazione nel mondo del lavoro di adulti a rischio di emarginazione. Trenta appunto le istanze giunte al Comune di Porto Empedocle, con in testa il sindaco Ida Carmina che ha nominato una commissione interna chiamata ad esaminarle per formare dunque la graduatoria per l'assegno economico per servizio civico.

 
Brindisi. Percorsi di legalità e mediazione penale, importanti novità PDF Stampa
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lostrillonenews.it, 9 dicembre 2019


"Se ti raccontassi di..." dall'altro ieri è iniziato il percorso di educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva in favore dei minori con provvedimenti dell'Autorità giudiziaria ospiti della comunità Kalika. Il laboratorio, che terminerà ad aprile 2020, è promosso dall'associazione Sinp - Sociologia in progress con la criminologia Maria Nimis e la sociologa Nunzia Conte, e rientra in un'importante ricerca dell'Università del Salento. Sarà svolto insieme ad alcuni studenti del quarto anno del liceo Socio-psico-pedagogico "Palumbo" di Brindisi.

Parlare di legalità è fondamentale per i ragazzi e, in uno scambio di punti di vista tra "dentro" e "fuori", percezione ruolo e importanza della giustizia, sarà poi prodotto un cortometraggio, che già si pensa, in un'ottica di rete e di apertura, di proporre all'Amministrazione comunale di Francavilla Fontana che, per la prima volta ha promosso un'intera settimana dedicata alla legalità e alla cittadinanza.

Altra novità, è stato siglato sempre l'altro ieri il protocollo di intesa tra AiMePe-Associazione nazionale mediatori penali, con la sua Presidente Cristina Ciambrone, e la Cooperativa sociale "La pietra angolare", ente gestore della Comunità Educativa Kalika. Il protocollo d'intesa apre le porte le porte ad un nuovo modo di pensare, di fare e di concepire il rapporto tra gli autori di un reato e le vittime, un incontro, a volte sofferto, ma necessario.

All'interno della cooperativa, infatti, il personale si sta formando, presso l'Accademia di Sviluppo socio educativo per acquisire il titolo di mediatore Penale. L'AiMepe sta conseguendo importanti risultati in tutta l'Italia favorendo laboratori di mediazione penale in favore di detenuti, esperienza fatta anche in Puglia.

La cooperativa La Pietra Angolare, con la sua mission di sostegno e aiuto in tutti i servizi attivi e con la vasta rete sociale già creata e che vuole ulteriormente svilupparsi, ha naturalmente aderito al protocollo di intesa, preludio anche a un modo di pensare non solo individuale, ma collettivo e improntato ad una società armonica.

 
Saluzzo (Cn). "Destini incrociati", al via rassegna nazionale di teatro in carcere PDF Stampa
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langheroeromonferrato.net, 9 dicembre 2019


Dal 12 al 14 dicembre spettacoli e performance teatrali, video, mostre e installazioni, incontri di approfondimento, laboratori e sessioni specifiche rivolte a ragazzi e studenti. Saluzzo ospiterà 20 compagnie teatrali con la presenza di attori-detenuti provenienti dalle carceri di tutta Italia.

Inaugura giovedì 12 dicembre, alle ore 10, presso La Castiglia di Saluzzo (piazza Castello), la VI edizione di "Destini incrociati", rassegna nazionale di teatro in carcere, che per la prima volta viene ospitata in Piemonte nel territorio della provincia di Cuneo. Il programma si svolgerà nelle giornate di giovedì 12, venerdì 13 e sabato 14 in diverse location a Saluzzo (La Castiglia, il Teatro Civico Magda Olivero, l'Antico Palazzo Comunale e la Casa di Reclusione "Morandi"), con un'incursione a Savigliano, dove è previsto un appuntamento al Teatro Milanollo.

Fulcro della rassegna sono gli spettacoli portati in scena dai gruppi di detenute e detenuti provenienti da case circondariali e di reclusione di tutta Italia - Cosenza, Palermo, Livorno, Pesaro, Saluzzo - a cui si aggiunge la performance dei pazienti della struttura Rems di Bra. Il programma propone inoltre alcuni incontri di approfondimento, percorsi di avvicinamento per gli studenti, seminari. Una speciale sezione è dedicata ad una rassegna di quindici video prodotti a partire da laboratori teatrali condotti in altrettanti istituti carcerari, compresi due contesti dell'area penale minorile. La Rassegna si colloca nell'ambito del Progetto Nazionale di Teatro in Carcere Destini Incrociati con il contributo del Ministero dei Beni e Attività Culturali e del Turismo ed è promossa in rete da 22 organismi aderenti al Coordinamento Nazionale di Teatro in Carcere, con capofila l'Associazione Teatro Aenigma. Per informazioni e prenotazioni (ingresso spettacoli 5 euro, studenti gratuito) visitare il sito internet www.vocierranti.org o telefonare al numero 340/3732192.

"Sono tanti i temi affrontati dalla VI edizione di 'Destini incrociati', che trova nel luogo che ne ospiterà il momento inaugurale, l'ex carcere La Castiglia, che da spazio di reclusione è passato ad essere spazio per attività culturali, un simbolo del ponte comunicativo tra la realtà interna e quella esterna al carcere che il progetto rappresenta - afferma Vito Minoia, presidente del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere. Gli spettacoli sono frutto della ricerca espressiva nell'ambito di laboratori teatrali svolti negli istituti di varie città italiane. Le performance che ne sono derivate costituiscono un campione rappresentativo di una scena che esprime un nuovo slancio estetico e al tempo stesso manifesta la forza di un vissuto di valori umani comunitari sempre più rari".

In Redemption day, detenuti provenienti da Cosenza raccontano della possibilità di sconfiggere la paura e di maturare l'autostima e la consapevolezza necessarie al reinserimento e all' inizio di una vita nuova. Di seconda possibilità, di sfide e di speranza tratta anche l'atto unico Game over della Compagnia Teatro e Società di Torino, che acquista particolare significato in quanto promosso dal Fondo Musy, creato dalla moglie di Alberto Musy, Angelica, per sostenere chi in carcere ha deciso di dedicarsi agli studi universitari.

Per Radio Rems, invece, saliranno sul palco i pazienti della Rems di Bra con uno spettacolo che elabora, sotto forma di manifesto e di risa, gli spunti nati dalle attività di improvvisazione teatrale, fino ad arrivare a proporre una "radio dal di dentro per chi ascolta dal di fuori".

La malattia mentale è centrale anche nello spettacolo del Gruppo Teatrale Stranità di Genova Sintomatologia dell'esistenza. Un Dsm per medici e poeti in cui un gruppo composto da persone seguite dalle strutture per la salute mentale, volontari, operatori socio-sanitari ed alcuni attori professionisti mettono in scena uno spaccato del mondo della psichiatria visto dal suo interno, presentandone il dietro le quinte.

La rassegna sarà la prima occasione in cui le attrici detenute dell'Istituto Pagliarelli di Palermo porteranno oltre le mura carcerarie il loro lavoro: nello spettacolo In stato di grazia, liberamente ispirato al romanzo di Dacia Maraini "La lunga vita di Marianna Ucrìa", la voglia di libertà e di conoscenza a cui Marianna dà sfogo attraverso i libri diventa metafora del percorso di formazione all'espressione teatrale vissuto dentro il carcere. Anche in Errando.

Dal laboratorio al palcoscenico, performance dei detenuti del Morandi di Saluzzo, si racconta del significato e del senso più profondo che l'esperienza teatrale rappresenta per il detenuto. Infine, anche il corpo è utilizzato come strumento di rinascita e riscatto: i detenuti provenienti da Livorno, insieme con due attrici e a alcune danzatrici, portano in scena Un tuffo al cuore, in cui raccontano attraverso alcune lettere dal carcere destinate a figure femminili l'attesa, la distanza, i sentimenti e le emozioni dei reclusi. In Rugby. Corpo a corpo, invece, gli attori e le attrici del carcere di Pesaro, prendendo spunto da un inedito connubio tra il gioco del rugby e la poesia di Cesare Pavese, arrivano a immaginare il vissuto dei protagonisti come persone che si giocano i loro sogni, nel ricordo di una vita all'interno di una comunità a cui sentono di voler appartenere.

Non mancherà una sezione interamente dedicata alla proiezione di video. L'audiovisivo è infatti uno strumento indispensabile per documentare le esperienze di teatro in carcere, in grado di restituire la ricchezza, l'articolazione e la diffusione ormai capillare di questo importante settore del teatro italiano. Organizzata in due sessioni, la rassegna video proporrà esperienze legate all'attività teatrale e artistica vissute in quindici istituti penitenziari. Tra queste, due sono state realizzate nell'ambito di laboratori condotti nelle realtà minorili di Napoli e Palermo.

Sono inoltre parte del programma una serie di incontri di divulgazione aperti a tutti. Tra gli ospiti, ci saranno l'ex magistrato Elvio Fassone con la sua esperienza di corrispondenza epistolare con un giovane da lui condannato all'ergastolo, il regista italiano Diego Pileggi che lavora nel carcere polacco di Wroclaw, lo scrittore Yosuke Taki e la psichiatra Grazia Ala che condurranno una riflessione sui temi del teatro sociale e del disagio psichico nei luoghi di reclusione, Ronald Jenkins della Wesleyan University che lavora sull' "Inferno" di Dante Alighieri nelle prigioni Usa, Fra Stefano Luca che porta il teatro nelle sue missioni in contesti sociali difficili in giro per il mondo, Claudio Sarzotti dell'Università di Torino che condurrà una tavola rotonda con artisti rappresentanti delle diverse discipline che negli ultimi anni hanno lavorato nelle realtà carcerarie italiane.

Una sessione di formazione - "Ora d'aria" a cura di Marco Mucaria di Voci Erranti - sarà poi destinata in particolare a studenti e operatori teatrali. Per i ragazzi delle scuole sono stati, infine, predisposti in collaborazione con l'Associazione Agita alcuni percorsi di accompagnamento alla visione di alcuni spettacoli - "Game over" e "Rugby. Corpo a corpo" - per promuovere una fruizione consapevole e responsabile tra i più giovani.

La rassegna comprende anche una sezione dedicata alle arti visive con la "La mostra di Destini Incrociati" che presenterà, presso La Castiglia, la sezione "Le recluse: i quadri del tormento" con le opere di Gian Carlo Giordano e Marina Pepino. Sempre a La Castiglia verrà allestita l'installazione architettonica di Voci Erranti e Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri Onlus dal titolo "Itaca: progettazione che incontra il teatro in carcere".

Entrambe saranno visitabili fino al 6 gennaio durante gli orari di apertura ordinaria de La Castiglia. L'iniziativa è promossa dal Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere e dalla Compagnia Voci Erranti, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, del Ministero di Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, la partecipazione della Fondazione Piemonte dal Vivo e il sostegno della Compagnia di San Paolo.

 
Perugia. La vita "Non è sogno", laboratorio teatrale al carcere di Capanne PDF Stampa
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di Francesca de Carolis


remocontro.it, 9 dicembre 2019

 

Alcuni brevi dialoghi da "Cosa sono le nuvole" di Pasolini, alcuni brani de "La vita è sogno" di Calderon de la Barca, il laboratorio teatrale del carcere di Perugia, le voci e i volti di persone lì detenute... e nasce "Non è sogno", film di Giovanni Cioni. Ovvero, come trasformare in un sorprendente racconto, decisamente fuori dai canoni dell'ordinario, questo errore di scrittura che credo sia il carcere tutto...

"Perché faccio così schifo, perché dobbiamo essere così diversi da come ci crediamo?". "Eh... figlio mio... Noi siamo in un sogno dentro un sogno...". Otello e Jago, impersonati da Ninetto Davoli e Totò, marionette dai volti dipinti di nero e di verde sul palcoscenico di "Che cosa sono le nuvole", di Pasolini... virano nei volti di Antonio, Rocco, Visar, Salvatore, Osema, Kamal, Alfredo, Hichem... con tutti i colori e gli accenti del sud, il sud del mondo, tanto che quando a parlare è Maurizio, con il suo incedere toscano, pensi quasi a un errore di scrittura, come il professor Giuseppe Ferraro, che in carcere insegna filosofia, definisce i nostri errori.

E solo se hai almeno una sola volta messo piede in un carcere capisci subito in quale mondo sei entrato, perché sai che il carcere, ad ogni latitudine, parla con tutti gli accenti del sud... Un mondo dove si cerca la vita nel sogno e "l'uomo che vive sogna fino a farsi ridestare", proprio come spiega il principe Sigismondo, nel capolavoro di Calderon de la Barca, "La vita è sogno", che tutto gira intorno al conflitto fra la libertà e il destino, ma anche fra la verità e l'apparenza, fra la vita e il sogno, dove questo può essere anche menzogna indotta...

Ho trovato bellissimo questo film nato nel laboratorio teatrale Nuvole, del carcere di Capanne, a Perugia. Costruito intorno alle prove, fatte da un gruppo di persone detenute, di alcuni dialoghi del film di Pasolini e di alcuni brani del drammaturgo spagnolo. Il titolo subito ribalta tutto e t'inchioda: "Non è sogno".

E ancora mi ha stupito, Giovanni Cioni, anche se già avevo conosciuto il linguaggio del suo fare cinema, decisamente fuori dai canoni dell'ordinario, che sempre mescola realtà e finzione, creando orizzonti che spiazzano. Sempre alla ricerca dell'uomo, e di ciò che ci fa umani...

"Io sono assassino... io sono assassino... e chi se lo credeva? Io so' l'assassino... mannaggia... ma perché devo crede alle cose che me dice Jago? Perché so' così stupido?

I volti dei protagonisti sono in primo piano, in un unico spazio sullo sfondo verde di un chroma-key. Volti dentro la scatola del film, che per un attimo pensi sia prigione anch'esso, e un attimo dopo pensi sia la porta che apre a un possibile sogno di vita...

"Ma qual è la verità? È quello che penso io de me? O quello che pensa la gente, o quello che pensa quello là lì dentro?

Le prove si ripetono, si sovrappongono... cambiano le voci, i ritmi... "Cosa senti dentro di te? Concentrati bene, cosa senti?", "Sì sì, sì, sento qualcosa che c'è...", "Quella è la verità, ma... shhh... non bisogna nominarla, perché appena la nomini, non c'è più".

E, magia del cinema... questo continuo provare, correggere, ripetere battute e versi che sono brani di filosofia, che scavano nella vita di tutti, a poco a poco diventano la narrazione della vita vera di ciascuno, e quasi non ti accorgi di quando il racconto è scivolato dalla interpretazione dei testi proposti alla recitazione della propria vita, che non è sogno, ma è parola in cui ciascuno consegna la propria verità. E quale verità, e quali vite... Storie di vite anche terribili, come se ne possono incontrare in un carcere.

"Non so com'è la vita fuori, sono entrato giovanissimo..."... "io facevo il rapinatore, senza mai essere entrato in una banca armato... le pistole... roba da film western... io scavalcavo il bancone ..."... "comm'è brutto addormì sule...senza mai nisciun"... "tu m'è ricere con chi si state"... "Io mi sono anche impiccato. L'ho fatto per attirare l'attenzione, la prima volta. Ma l'ultima volta no" ... "io fra un po' esco, vado fuori nel mondo... pieno di sciacalli, di delinquenti... devo iniziare tutto daccapo..."

Qualche cenno, perplesso, a un destino che puoi anche modificare. Ma soprattutto, molti raccontano dei sogni, non quelli che si dice "sono desideri", ma gli incubi della notte. Confidano di cavalli bianchi cavalcati da cavalieri feroci, di bambini morti e teste insanguinate, di castelli-città abbandonate, con porte che non si aprono e direttori che hanno perso la chiave, di una tavola pronta per un pranzo insieme...

Si percepisce, in questi racconti di sogni, l'eco del lamento del principe Sigismondo... "Io sogno la prigionia che mi tiene qui legato e sognai che un altro stato mi rendeva l'allegria".

Come è stato possibile, ti chiedi, questa trasmutazione, questo passaggio dalla recitazione all'affidare il proprio sé... in maniera così vera, così profonda che riesci a vederle, tutte, le immagini di quelle vite raccontate o sognate, anche se sullo schermo passano solo volti. Perché "Non è sogno" è un film fatto quasi solo di volti, come potesse bastare filmare la parola per raccontare l'anima.

Beh, Giovanni Cioni ci riesce... È stato possibile, spiega il regista, nello spazio di gioco che è stato costruito "come intorno a un tavolo per il gioco delle carte, e intanto costruisci la conoscenza...in un film vissuto tutti insieme". Solo, a tratti, compare qualche sprazzo dello spazio esterno. Poche immagini: un corridoio, una finestra, le foto alle pareti di una cella. Poi la campagna fuori le mura del carcere e un campo con i cavalli... che sono il sogno della vita perduta di Domenico.

Domenico alle cui spalle a un tratto (magia del chroma-key) compare un cielo azzurro pieno di nuvolette bianche, e che, rivedendo poi quella scena, si è stupito e commosso nel vedersi sullo sfondo di quell'azzurro, lui che da anni non può avere come sfondo il cielo.

Nel film che è dentro questo film mi sono sembrati scivolare dentro, insieme al dolente senso della vita di Calderon de la Barca, anche tutta la terribile dolcezza e l'incanto della sorpresa delle nuvole di Pasolini. "Non è sogno" (ha già ricevuto riconoscimenti in Italia e all'estero e se ne volete un assaggio, il trailer https://vimeo.com/353786278), ovvero, come trasformare in un racconto sorprendente questo errore di scrittura che credo sia il carcere tutto.

 
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