Venerdì 03 Luglio 2020
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Potenza. I detenuti impegnati in lavori di pubblica utilità PDF Stampa
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ufficiostampabasilicata.it, 3 luglio 2020


Venerdì 3 luglio 2020 alle ore 11.00 a Potenza presso la sede dell'Acta spa in via della Siderurgica n. 12, durante una conferenza stampa sarà sottoscritto un Protocollo d'Intesa tra Ministero della Giustizia Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria- Casa Circondariale "Antonio Santoro" Potenza, il Tribunale di Sorveglianza Potenza e l'Acta s.p.a Azienda per la Cura e la Tutela Ambientale - Potenza, finalizzato all'avvio di "attività di coprogettazione per la realizzazione di progetti sperimentali ed innovativi per lo svolgimento di lavori di pubblica utilità, attività lavorative intra ed extra-murarie di protezione ambientale e di recupero del decoro di spazi pubblici ed aree verdi da parte dei soggetti in stato di detenzione e di modelli locali di gestione integrata del ciclo di raccolta dei rifiuti nella Casa Circondariale di Potenza".

Il Protocollo d'Intesa sarà sottoscritto dal Capo Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Dott. Bernardo Petralia, dal Presidente del Tribunale di Sorveglianza Dott.ssa Paola Stella, dal Direttore della Casa Circondariale di Potenza Dott.ssa Maria Rosaria Petraccone e dall'Amministratore unico dell'Acta Dottor Roberto Spera. Saranno presenti il Dott. Giuseppe Palo Funzionario di Staff del Provveditore, il Comandante di Reparto Dirigente Dott. Giovanni Lamarca e la Dott.ssa Sonia Crovatto Capo Area ufficio educatori.

L'accordo si inserisce nel solco tracciato dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, promuovendo il lavoro di pubblica utilità che rappresenta una modalità di attuazione del programma di trattamento dei detenuti ammessi al lavoro all'esterno, i quali "possono essere assegnati a prestare la propria attività a titolo volontario e gratuito, tenendo conto anche delle loro specifiche professionalità e attitudini lavorative, nell'esecuzione di progetti di pubblica utilità in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni, le comunità montane, le unioni di comuni, le aziende sanitarie locali o presso enti o organizzazioni, anche internazionali, di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato".

Il lavoro di pubblica utilità è disciplinato dall'art.20-ter dell'Ordinamento Penitenziario così come modificato dal d.lgs. 2 ottobre 2018 n.124. sulla base di apposite convenzioni stipulate ai sensi dell'articolo 47, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230.

I detenuti coinvolti parteciperanno ad un corso di formazione qualificante relativo al mercato del lavoro e potranno ottenere eventualmente un sostegno dalla Cassa delle Ammende. Saranno inoltre coperti da una polizza assicurativa garantita da un apposito Fondo Inail dedicato al lavoro di pubblica utilità e, al termine del periodo di detenzione, potranno richiedere al giudice di sorveglianza la remissione parziale o totale del debito maturato nei confronti dello Stato per il mantenimento in carcere.

L'intesa intende inoltre, dare ulteriore impulso a quanto si sta portando avanti nella Casa Circondariale di Potenza, in collaborazione con il privato sociale in tema di agricoltura sociale con il progetto Officine Officinali produzione di oli essenziali e acque profumate e di riuso degli scarti, anche attraverso la realizzazione di una stazione di compostaggio in anaerobiosi dove l'Acta s.p.a intende qualificare le azioni con un ruolo attivo, attraverso un progetto di Lombricultura per la produzione di Humus, nel più ampio programma denominato "Prison Farm Rete lucana per l'Economia Carceraria".

 
Trani (Bat). Presentato il Garante dei detenuti, Elisabetta De Robertis PDF Stampa
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radiobombo.com, 3 luglio 2020


"Sarà importante l'azione sinergica con il territorio". È stato presentato ieri pomeriggio, nella Casa di reclusione femminile, il Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale della Città di Trani. Si tratta di Elisabetta De Robertis, eletta dal Consiglio comunale: "Il primo obiettivo - ha detto - sarà quello di conoscere meglio la realtà tranese: ho avuto modo di visitare gli istituti detentivi e ho già fissato appuntamenti per conoscere le associazioni presenti sul territorio. Le urgenze riguardano sia il trasferimento dell'istituto femminile, sia la sezione blu del carcere maschile: a tal riguardo pare che il nuovo plesso sia pronto ed è necessario aprirlo al più pesto per chiudere una sezione non congeniale ad una detenzione giusta. Sarà importante - continua - promuovere la genitorialità con spazi nuovi e con l'attenzione massima ai diritti dei minori per non fare aggiungere altri traumi. Bisognerà trovare soluzioni alternative e nuove affinché la genitorialità possa esprimersi in maniera corretta".

"Non c'è sovrapposizione con il garante comunale - spiega Pietro Rossi, garante regionale -. Gli obiettivi si raggiungono tutti insieme nella piena collaborazione. Non c'è un'impostazione gerarchica: si tratta di un'azione sinergica. Le politiche di welfare sono declinate a livello territoriale, mentre la programmazione compete a livello regionale. Quindi, ciascuno farà il proprio: il garante territoriale aumenta sicuramente l'indice di collegamento con i detenuti".

Presente all'incontro anche Cherubina Palmieri, assessore del comune di Trani: "Siamo la seconda città in Puglia dopo Lecce ad avere un garante dei diritti dei detenuti. Questo è un passo importante perché rappresenta la storia della città caratterizzata dalla presenza di due istituti molto spesso ignorati. Oggi siamo contenti di aver portato a termine un percorso iniziato nel 2017: inizia un nuovo viaggio dove sarà fondamentale la collaborazione con le pubbliche amministrazioni".

 
Con "Doc 3" viaggio nelle carceri femminili PDF Stampa
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rai.it, 3 luglio 2020


Nuovo appuntamento con "Doc 3", i grandi documentari d'autore, in onda su Rai 3 oggi venerdì 3 luglio alle 23.55, con "Caine" di Amalia De Simone e Assia Fiorillo. Si entra nei penitenziari femminili di Fuorni-Salerno e Pozzuoli e nel vivo della vita carceraria quotidiana. Giornalista la prima, cantante la seconda, insieme entrano nelle storie delle detenute attraverso un esperimento formativo: l'invenzione di una canzone scritta da tante mani che diventa il racconto autentico di una città controversa e appassionata, Napoli.

Ma è soprattutto il racconto della vita di donne, in questa città difficile, i cui destini sembrano segnati dall'ineluttabilità del crimine. Il carcere sorprende perché le donne protagoniste del documentario colgono l'opportunità del riscatto e acquisiscono la consapevolezza di un possibile diverso futuro. In questo viaggio all'interno del carcere la musica rappresenta un momento catartico e la bellissima canzone "Io sono te", che conclude l'esperimento, è un modo per abbattere un muro che ci separa da queste vite dietro le sbarre.

 
Il mio "canto libero", detenute protagoniste in musica PDF Stampa
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di Carmen Autuori


La Città di Salerno, 3 luglio 2020

 

Un brano inedito e un documentario girato tra i penitenziari di Salerno e Pozzuoli questa sera su Rai3. Il progetto delle croniste De Simone e Petricciuolo con la partecipazione della cantante Assia Fiorillo. Due penitenziari, Fuorni e Pozzuoli, un gruppo di detenute - tra cui figure di primo piano dei clan campani, elementi di spicco del traffico di stupefacenti donne costrette, ma anche per scelta, ad esercitare il mestiere più antico del mondo o rapinatrici seriali annoiate da una vita normale - sono donne "Caine".

Intorno alle loro storie e ad un brano musicale scritto a più mani, le loro, si sviluppa il documentario "Caine", che andrà in onda domani su Rai3 in seconda serata, per "Doc 3 - Il cinema del reale". L'autrice è Amalia De Simone, giornalista d'inchiesta nominata Cavaliere della Repubblica al merito dal presidente Mattarella per aver contribuito alla lotta alle mafie, con la collaborazione della giornalista Simona Petricciuolo e la partecipazione di Assia Fiorillo, cantautrice che, in punta di piedi e grazie al potere della musica, è riuscita ad entrare nel cuore delle detenute scalfendone l'iniziale diffidenza.

Il documentario è il frutto di un progetto portato avanti da Amalia ed Assia che per lungo tempo hanno frequentato i penitenziari femminili di Fuorni e Pozzuoli raccogliendo le storie di vita delle detenute, sia fuori dal carcere che dentro. Vite che sono colorate di grigio, come le strade dei quartieri di periferia di Napoli, ma anche di Salerno - da cui la maggior parte di esse provengono - e come i muri delle celle dove trascorrono il loro tempo.

Nel documentario c'è Giovanna, vicina ai casalesi che ha tolto il cognome a sua figlia che era quello di un boss ora all'ergastolo; Giusi leader di una piazza di spaccio; ma c'è anche Jessica, giovanissima ed appartenente alla camorra. Giusi e Jessica si sono conosciute in carcere e si vogliono sposare e Mutu, il cui corpo porta i segni della brutalità dell'essere umano, in carcere per aver tentato di uccidere il compagno. Protagonisti sono anche i momenti di vita dietro le sbarre: i pranzi, le attività, gli incontri con i bambini e la costante paura di perderli, la noia e la sospensione del tempo.

E poi c'è la canzone "Io sono te", scritta da Assia Fiorillo con il contributo delle detenute. "In carcere si canta tantissimo, è una delle poche attività che non conosce limiti imposti dalla legge. Raccolte intorno alla melodia, queste donne hanno sciolto molti dei loro nodi in maniera semplice, modulando il corpo ed i pensieri a ritmo di musica - spiega Assia - grazie a "Io sono te", il singolo che uscirà domani e che anticipa l'album previsto per ottobre, sia noi che le detenute siamo giunte alla consapevolezza che l'errore può capitare a tutti, molto dipende dalla culla in cui si nasce. E così la canzone diventa strumento di abbattimento di muri, nel caso specifico di sbarre. Ognuno di noi può essere l'altro".

"È stato un lavoro con un chiaro punto di vista giornalistico dato che faccio cronaca e inchiesta da sempre - racconta Amalia De Simone, autrice del documentario - mi ero trovata sempre dall'altra parte, spesso sono stata presente alle maxi retate. Il tempo trascorso tra le mura del carcere per realizzare il progetto "Caine" è servito soprattutto a me perché ha mischiato le mie convinzioni, mi sono posta dall'altra parte riuscendo, così, a comprendere meglio determinati contesti perché non è indifferente il luogo in cui si nasce".

"Uno scambio profondo quello che ho vissuto, a tratti anche molto doloroso - aggiunge - Grazie alla Rai che ci permette di mandare in onda il documentario e al prezioso contributo musicale di Assia, queste ragazze troveranno voce". "Caine non è l'unico progetto inclusivo e di riscatto posto in essere nella Casa Circondariale di Fuorni - prosegue Amalia - è di pochi giorni fa la notizia di un protocollo con il Museo Madre che vedrà le detenute impegnate nella realizzazione di mascherine con tessuti forniti dal museo stesso, grazie all'impegno del direttore Rita Romano, da sempre convinta che il tempo della detenzione debba essere di riscatto e di consapevolezza".

 
Così ho trasformato i loro pensieri in una canzone PDF Stampa
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di Assia Fiorillo


Corriere del Mezzogiorno, 3 luglio 2020

 

"Cifre. Siamo dei numeri sui fogli". Me lo disse con le lacrime agli occhi una detenuta poche ore dopo che le era stato rifiutato un permesso per vedere i suoi figli. È vero. A volte abbiamo meno considerazione per l'esistenza di chi ha sbagliato. Anche se non siamo abituati a giudicare o puntare il dito. Eppure "indossa le mie scarpe e vedi come si porta questo peso e prova a stare sempre in piedi", mi disse Anna, una ragazza arrestata nella retata per droga al Pallonetto di Santa Lucia in cui spacciavano famiglie intere. A lei è stato tolto un bambino. E non è impossibile capire che è un peso che rischia di farti sprofondare.

Queste parole sono diventate una canzone perché loro potessero farsi sentire e anche perché io e anche Amalia, frequentandole per tanti mesi, ci siamo accorte che nelle loro storie, nei loro umori, nel modo di gioire o di ferirsi, c'erano qualcosa di noi. Assomigliarsi non significa necessariamente condividere dei percorsi. Significa sapere che certe cose ti possono capitare perché sei nato e cresciuto in un posto piuttosto che in un altro o perché ti hanno fatto del male o perché hai conosciuto solo il buio.

In questo viaggio nei penitenziari di Fuorni e di Pozzuoli ho capito concretamente che l'indifferenza ci rende complici. Soprattutto nei confronti di chi si assume la responsabilità di quello che ha fatto, non si perdona e ti fa capire con la vita quello su cui noi possiamo solo astrattamente ragionare. Giusy per esempio, in Caine racconta bene quanto i vantaggi di una vita criminale siano sempre effimeri, non servono a raggiungere alcun tipo di felicità. La fine della storia è sempre la stessa, la cella o la morte. E ci fai i conti sempre e per sempre.

La prima volta che sono entrata in carcere, a Salerno, non sapevo bene cosa avrei fatto insieme alle donne che stavo per incontrare. La mia predisposizione, da musicista, all'improvvisazione mi ha portato una sana incoscienza utile per raccogliere ed accogliere le loro storie. Loro lo sanno bene quanto sia importante la musica. Lo è per loro, nelle lunghe giornate vuote: quando le ore sembrano non passare mai, la musica le consola e talvolta le riporta alla vita di fuori. "Io Sono Te" è nata dal titolo, che è anche il ritornello, perché la prima, potente idea che ti investe quando entri in carcere si basa su una domanda: "E se fossi nata io dov'è nata lei? Se questa esperienza di vita fosse la mia?".

Le strofe sono venute fuori attraverso i nostri incontri e dibattiti, in cui ho chiesto alle detenute di provare a scrivere e a raccontare le loro emozioni. E così, quelle parole scritte sui foglietti sono state raccolte e messe in metrica. È stato come spogliarci e contare tutti i nostri lividi. E per me cantare con tante voci nuove.

 
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