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Modena. Quei reclusi scelti per dare aiuto psichiatrico ai loro compagni PDF Stampa
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di Errico Novi


Il Dubbio, 3 luglio 2020

 

Nel carcere della tragedia c'è un modello integrato. Starace, direttore della salute mentale nell'Ausl emiliana: "monitoriamo con continuità centinaia di detenuti, alcuni selezionati per sostenere i compagni".

Modena vuol dire anche impegno. Dei volontari e dei medici. Il carcere teatro della rivolta di marzo finita in tragedia, è anche un modello di integrazione fra supporto territoriale psichiatrico e sistema trattamentale.

"Il segno lasciato anche tra noi medici per quanto avvenuto fra l'8 e il 9 marzo non è lieve, innanzitutto per i colleghi che sono stati tenuti sotto sequestro", spiega Fabrizio Starace, direttore del dipartimento Salute mentale nell'Ausl emiliana.

Nella Casa circondariale Sant'Anna di Modena sono morti, per quei fatti, 9 detenuti. Ma è persino più impegnativo dare un senso alla tragedia se si considera il livello dell'attività svolta, anche nel penitenziario, dalla struttura guidata da Starace. Che è figura chiave, nel panorama della psichiatria italiana attenta al rilievo sociale dei trattamenti. Non a caso presiede la Società italiana di epidemiologia psichiatrica ed è stato chiamato a far parte della task force di Colao.

"A Modena abbiamo agito con grande scrupolo nel predisporre innanzitutto uno screening permanente per individuare tra i nuovi giunti, attraverso la verifica di uno psicologo, i detenuti esposti a elevato rischio di atti autolesionistici. Con la disponibilità nella direzione", racconta Starace, "è stata attivata una sezione definita "I care", in cui circa 30 reclusi con quel profilo si trovano in celle vicinissime all'infermeria. In tal modo è possibile visitarli senza il bisogno della richiesta formale. Nell'ultimo anno sulle oltre 1.300 persone che anche solo per un giorno sono state detenute, ne abbiamo sottoposte 350 a visita psichiatrica".

Nella sezione "I care" passano non solo i reclusi che mostrano fin dall'inizio vulnerabilità, "ma anche chi diventa più esposto in seguito, per esempio, a notizie che riguardano i familiari o la propria vicenda giudiziaria".

Ricorda ancora lo psichiatra che dirige il dipartimento modenese: "L'attività sulla salute mentale in carcere, nel nostro caso, è svolta da due psichiatri stabilmente distaccati preso il penitenziario. Nel 2019 hanno effettuato oltre 1330 visite. Vuol dire che ciascuno dei detenuti sottoposti almeno una volta a controllo da parte dei due colleghi è stato visto in media 4 volte in un anno, ma che ovviamente per i casi meritevoli di maggiore attenzione è intervenuta una vigilanza continua".

Ma forse a rendere il caso particolarmente virtuoso, e ancora più ardua la comprensione della tragedia, è soprattutto il progetto dei "Peer supporters", "che coinvolge 13 reclusi selezionati tra diversi aspiranti e ritenuti in grado di assumere una funzione di sostegno per i compagni di detenzione".

Detenuti che, prima ancora di uscire, diventano "assistenti" nell'attività psichiatrica dietro le sbarre: "Hanno l'esplicito compito di assumere un ruolo di supporto per gli altri detenuti e allertare i medici qualora scorgano situazioni di allarme, dal punto di vista del disagio mentale". Un ribaltamento di ruoli che si traduce, per i 13 detenuti, in segnalazioni positive al giudice di sorveglianza, e che a breve conoscerà una rimodulazione "esterna" per chi è in semilibertà.

Un contesto di impegno, da parte dell'Ausl di Modena, di fronte al quale il direttore della Salute mentale attribuisce la tragedia di marzo "a una concomitanza di fattori tra i quali uno di particolare fatalità: le overdosi da metadone sono state mortali perché chi aveva sofferto di dipendenza prima di entrare in carcere, aveva nel frattempo ridotto la propria tolleranza alle sostanze". Ma anche di fronte all'orrore di quelle 9 morti, i servizi sanitari di qualità come quelli assicurati nello stesso carcere di Modena non possono essere dimenticati.

 
Perugia. La rinascita possibile con il Progetto "Argo" PDF Stampa
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di Luigi Cristiani


foodmakers.it, 3 luglio 2020

 

Ripartono le attività formative all'interno del Nuovo Complesso Penitenziario di Perugia. Il gel al posto delle strette di mano con i docenti, le mascherine al volto, i guanti, il distanziamento, regole nuove al tempo del Covid ma sempre la stessa motivazione ed entusiasmo. Si torna in aula anche all'interno del Nuovo Complesso Penitenziario di Perugia dopo ben 116 giorni. Riparte il progetto "Argo: percorsi formativi per il reinserimento dei detenuti", finanziato dalla Regione Umbria tramite finanziamento del Fondo Sociale Europeo, e gestito dall'ATI composta da Frontiera Lavoro, Cesar e Cnos Fap, con 15 detenuti della sezione maschile inseriti nel corso per "Addetto alla cucina", il primo a ripartire dopo la sosta lo scorso marzo per l'emergenza pandemica, previste 120 ore di didattica. A seguire gli altri percorsi formativi per "Impiantista elettricista", "Addetto ai servizi di pulizia" e "Addetto alle colture vegetali ed arboree", in tutto 57 i partecipanti. "Per noi, dichiara Marco uno degli allievi, la formazione professionale ed il lavoro sono strumenti di riscatto. Quello che solitamente è un periodo di abbrutimento e degrado, per noi diventa l'occasione per cominciare una nuova vita".

E tornerà quest'anno, probabilmente all'inizio del mese di settembre, anche la cena di gala "Golose Evasioni", questa volta all'aperto per rispettare le prescrizioni volte a contenere la diffusione del coronavirus, un'occasione imperdibile per saggiare le competenze acquisite dagli allievi che allestiranno un evento davvero unico supportati nella preparazione delle diverse portate dai loro docenti chef, i "Moschettieri del Gusto" Catia Ciofo, Antonella Pagoni, Paolo Staiano e Ada Stifani.

"È una vera gioia riprendere le nostre lezioni in carcere, afferma la chef Catia Ciofo. È forse solo una goccia nell'oceano ma comunque una boccata di ossigeno per i nostri allievi reclusi che nell'impegno quotidiano a lezione investono per ricostruirsi un futuro. Un'occasione per noi docenti che possiamo trasformare un luogo di chiusura ed esclusione quale è il carcere, in luogo di confronto, là dove le persone imparano ad ascoltare gli altri, a vederli, ad avere attenzione alle loro vite come forse non hanno mai avuto prima, per dare a tutti più occasioni di crescita e non solo di addestramento al lavoro. E immaginare per loro e con loro nuovi orizzonti".

Le diverse attività progettuali saranno condotte dal personale di Frontiera Lavoro secondo la metodologia che da venti anni contraddistingue il suo operato e che nel corso degli anni ha consentito l'inserimento al lavoro di ben 107 detenuti. La redazione di un progetto professionale è alla base di una metodologia che ha come presupposto fondamentale l'adesione attiva del beneficiario al percorso di educazione e orientamento al lavoro.

"Come dimostra l'esperienza che abbiamo maturato anche in altri contesti, sostiene Luca Verdolini, coordinatore del progetto, la rieducazione dei detenuti è efficiente sia per loro che per la società e la formazione professionale è la forma più adeguata per perseguirla. L'esperienza formativa, infatti, aumenta il grado di stima dei detenuti consentendo una riscoperta della loro dignità, permette il recupero dei legami familiari favorendo una rinnovata socialità e, infine, incide sulla recidiva, migliorando i comportamenti individuali e le abitudini sociali".

Proprio per questo il progetto "Argo" rappresenta un'occasione unica per i detenuti di sperimentare un contesto reale con cui misurarsi. Regole, responsabilizzazione, dignità. Si scoprono così, in carcere. "Resto meravigliato, dice Gaetano, davanti ai piatti che riesco a realizzare. La bellezza aiuta a vivere, ridà speranza. È vero per tutti, perché non dovrebbe esserlo anche per noi?".

 
Terni. Il carcere regge all'emergenza pandemia PDF Stampa
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Il Messaggero, 3 luglio 2020


Il comandante Fabio Gallo: "Grazie alla polizia penitenziaria". "Sono stati giorni di alta tensione, anche per le notizie che arrivavano dagli altri istituti penitenziari alle prese con rivolte e disordini. Il nostro personale ha risposto come sempre nel migliore dei modi. È riuscito a contemperare le preminenti esigenze istituzionali di garantire l'ordine e la sicurezza dell'istituto con la preoccupazione che il contagio del virus potesse entrare nel penitenziario, con conseguenze inimmaginabili. A ciò si aggiungeva la preoccupazione per la lontananza dalle loro famiglie. Non posso non rivolgere un ringraziamento agli uomini e alle donne della polizia penitenziaria di questo reparto per il lavoro svolto durante l'emergenza sanitaria, in particolare nel periodo delicatissimo della fase 1".

Fabio Gallo, comandante della polizia penitenziaria del carcere di Sabbione, coglie l'occasione della celebrazione della festa del patrono del corpo San Basilide per fare il punto sull'emergenza pandemia. Un periodo vissuto col terrore che il virus potesse entrare dietro le sbarre. Sono stati mesi di controlli accurati sul personale in ingresso, sottoposto ogni volta alla misurazione della temperatura corporea e chiamato a compilare un'autocertificazione del proprio stato di salute.

La certezza è che l'emergenza Covid ha portato benefici sul fronte del sovraffollamento del penitenziario. Se nel pre-covid a Sabbione c'erano 543 detenuti, oggi sono scesi a 503. Cinquantacinque i detenuti che hanno lasciato le celle da aprile ad oggi per effetto del decreto "Cura Italia", che non ha riguardato i 41bis.

A Terni insomma, a differenza di quello che è accaduto in altri istituti, non ci sono state scarcerazioni "eccellenti". Ancora in sofferenza però i numeri del personale di polizia penitenziaria: la forza operativa oggi conta su 202 uomini e donne a fronte di un organico previsto di 246 unità.

A causa dei problemi di salute del vescovo, Piemontese, la messa è stata celebrata da padre Sergio e padre Massimo, cappellano del carcere. Presenti il prefetto vicario, Andrea Gambassi, il sindaco, Leonardo Latini e il magistrato di sorveglianza di Spoleto, Fabio Gianfilippi. La cerimonia si è conclusa con l'inaugurazione di un'accogliente sala relax destinata al benessere del personale dell'istituto, da utilizzare nel tempo libero e negli intervalli lavorativi.

 
Napoli. A Scampia nasce "Fuori le mura": dal carcere alla bottega PDF Stampa
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sudreporter.com, 3 luglio 2020


La valorizzazione del lavoro dei detenuti, la commercializzazione di prodotti del commercio equo e solidale, l'impegno costante nella promozione delle realtà produttive del territorio con l'obiettivo di apportare benefici all'intero tessuto sociale. È con queste premesse che nasce la bottega "Fuori le mura", uno spazio stabile di esposizione e vendita dei prodotti realizzati grazie alle diverse attività che si svolgono negli istituti di pena campani. Un progetto portato avanti dalla cooperativa Elle Bi e sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese.

Dalla Verdura Bio di stagione coltivata dai detenuti di "CampoAperto" nella casa circondariale di Secondigliano al vino prodotto dalla Fattoria Sociale "Al Fresco di Cantina" nel carcere di Sant'Angelo dei Lombardi (Avellino), ma anche borse, accessori e bigiotteria: ci sono l'impegno, la dedizione, il sudore e la voglia di riscatto di tanti detenuti all'interno della bottega "Fuori le mura", che sorgerà all'interno dei locali della Cooperativa sociale "L'uomo e il Legno" di Scampia, nata nel 1995, da sempre impegnata nella lotta per affermare il diritto alla dignità di tutti e di ciascuno attraverso il lavoro, anche grazie al fondamentale contributo di partner commerciali come l'Azienda Agricola Rusciano. L'inaugurazione della bottega "Fuori le mura" è in programma per il giorno 8 luglio 2020 alle ore 11.30, in Viale della Resistenza, 15 a Scampia.

 
Roma. Al via laboratorio ex detenuti per recupero frutta e verdura PDF Stampa
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romadailynews.it, 3 luglio 2020


"Fare rete porta sempre a un risultato. Oggi al Centro Agroalimentare di Roma abbiamo presentato un importante progetto di recupero di frutta e verdura, in cui saranno impegnate persone ex detenute. Ciò è possibile grazie a borse di lavoro di Roma Capitale, con cui vogliamo contribuire al riscatto di persone che hanno avuto un passato di detenzione in carcere". Così in un comunicato Veronica Mammì, Assessora alla Persona, alla Scuola e Comunità solidale di Roma Capitale intervenendo questa mattina alla presentazione del laboratorio "Papa Francesco" per la trasformazione della frutta e della verdura recuperate all'interno del Centro Agroalimentare di Roma (Car) e che verrà gestito dall'Isola Solidale e da ex-detenuti grazie a 4 borse di lavoro messe a disposizione da Roma Capitale. Saranno donne e uomini con un passato detentivo ad essere impegnati in tale progetto. I prodotti del laboratorio verranno in parte ridistribuiti ai circuiti solidali della Capitale.

L'idea del laboratorio nasce dal progetto "Frutta che Frutta non Spreca" promosso da Italmercati e finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali con l'obiettivo di ridurre gli sprechi attraverso il riutilizzo delle eccedenze ortofrutticole grazie alla successiva creazione di un laboratorio di trasformazione e confezionamento.

"Il laboratorio- ha aggiunto Mammì- è intitolato a 'Papa Francesco' ed è realizzato con il Centro Agroalimentare di Roma e Isola Solidale: grazie alla lavorazione di frutta e verdura recuperate, saranno prodotti in questo laboratorio marmellate e succhi di frutta che saranno poi distribuiti anche nel circuito di solidarietà di Roma Capitale, per aiutare singoli e famiglie in difficoltà. Un circuito di potenzialità positive e di sostegno reciproco, che permette la crescita di tutti gli attori coinvolti. Tengo per questo a ringraziare tutte le persone e gli enti coinvolti, con cui abbiamo unito le forze per raggiungere un obiettivo comune: lotta allo spreco, inclusione, solidarietà".

"La presentazione di oggi- ha concluso Mammì- è stata anche l'occasione per consegnare i premi 'Isola Solidale per il sociale 2020′, dedicati a enti, associazioni e aziende che in questi mesi di lockdown hanno collaborato, anche con il Comune, alla distribuzione di generi alimentari e ad altre iniziative di solidarietà che hanno fatto la differenza per tante famiglie. La città di Roma si è dimostrata solidale e collaborativa. Ciascuno ha fatto la sua parte, insieme, unendo le forze e l'impegno. Uniti anche se distanti, abbiamo risposto con azioni concrete alle difficoltà causate dell'emergenza sanitaria. Andiamo avanti, in rete, nell'azione costante per i più fragili".

Erano presenti, tra gli altri, Gabriella Stramaccioni, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Roma Capitale, Valter Giammaria e Fabio Massimo Pallottini, rispettivamente presidente e direttore generale del Car, Alessandro Pinna, presidente dell'Isola Solidale, Lucia Ercoli, direttore dell'associazione Medicina Solidale, Massimo Colonnelli, dirigente della Bauli, Vittorio Romanazzi, responsabile Centro Sud di Mcdonal's Italia, Alessandro Amicone, presidente dell'associazione Roccaraso Futura, Sonia Mucci, responsabile amministrativo della Fondazione Campagna Amica, Angela Iantosca, giornalista e scrittrice e Luigi Giannelli, Ispettore Superiore Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale Rebibbia.

Per tale occasione sono stati assegnati i premi "Isola Solidale per il sociale 2020" a enti, associazioni e società che si sono distinte in attività di solidarietà nella Capitale e non solo durante il blocco dovuto al Covid-19. Il premio è stato assegnato al Centro Agroalimentare di Roma, alle Acli di Roma e Provincia, all'Associazione Medicina Solidale, alla Bauli Prodotti Dolciari, a Mcdonald's Italia, alla Fondazione Campagna Amica della Coldiretti, all'Associazione Roccaraso Futura, a Angela Iantosca, giornalista e scrittrice e a Luigi Giannelli, Ispettore Superiore Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale Rebibbia.

"Vorrei ringraziare prima di tutto il Car - spiega Alessandro Pinna, presidente dell'Isola Solidale - per avere dato sostegno e sostanza a questa rete sociale così importante non solo con l'apertura del laboratorio Papa Francesco, ma anche sostenendoci ogni giorno nella nostra quotidiana battaglia alle fragilità nella nostra città insieme alle Acli di Roma e Medicina Solidale e tanti altri.

Insieme al Car vorrei citare la Bauli, Mcdonald's Italia e Roccaraso Futura che ci sono state accanto in questi mesi difficili. La presenza dell'assessore Mammì e della Garante dei detenuti di Roma Capitale - conclude Pinna - ci dimostra che la strada intrapresa dalla nostra associazione per il reinserimento dei detenuti è quella giusta e solo attraverso progetti che portino ad un'attività lavorativa possiamo dare una chance a quanti stanno vivendo hanno vissuto il mondo del carcere".

 
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