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Lo spettacolo della giustizia e un suicidio in carcere PDF Stampa
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di Francesco Lo Piccolo*

 

huffingtonpost.it, 14 aprile 2021

 

In seguito a una inchiesta su un appalto della Asl di Pescara per la gestione di residenze psichiatriche extra ospedaliere, la scorsa settimana si è ucciso in carcere a Vasto, a poche ore dall'arresto, Sabatino Trotta psichiatra, direttore del dipartimento di Salute Mentale della Asl di Pescara.

Una tragedia che coinvolge parenti e amici del medico e che mostra quello che nel 1700 Montesquieu aveva definito il potere terribile, ovvero il potere giudiziario appunto terribile perché potere dell'uomo sull'uomo e che può portare anche alla morte. Terribile (eccezioni a parte) quanto quello del sistema dei media.

La conferenza stampa della Procura (con cui veniva reso noto che al primario erano contestati i reati di corruzione, induzione alla corruzione e turbativa) e gli articoli apparsi prima e immediatamente dopo il suicidio sono il classico esempio dell'opera di distorsione della realtà: in un attimo ecco trasformato l'indagato in colpevole (con illazioni sullo stile di vita: "rolex, gioielli per le amanti, spese folli per la famiglia"), ed ecco anticipata la pubblica condanna con affermazioni moralistiche ("mentre una sanità si prodigava per arginare questa terribile pandemia, un'altra sanità pensava di fare affari").

Distorsione che conferma l'interdipendenza e la complicità che esiste (può esistere) tra sistema penale e sistema mediatico; la prova che i due sistemi, tutt'altro che neutri, hanno il comune obbiettivo del controllo e di conseguenza della riduzione dei diritti. La prova che insieme penale e media sono strumento di potere.

Non solo, le interviste alla direttrice del carcere e le dirette Tv da Vasto apparse sui media locali più che mettere in evidenza la responsabilità dell'Istituzione in quanto totalmente incapace di garantire la salute delle persone detenute, hanno messo in scena l'ennesima spettacolarizzazione degli eventi e la consueta opera di legittimazione e riaffermazione della pena del carcere.

Soprattutto hanno nuovamente e come sempre nascosto il fallimento dell'istituzione carcere sotto tutti i punti di vista: non rieduca (come potrebbe quando per questo compito impiega un educatore ogni 60/70 detenuti?), non fa prevenzione, aggiunge male al male, provoca sofferenze (14 mila lo scorso anno sono stati i detenuti che si sono tagliati o hanno inghiottito lamette o si sono cuciti le labbra... per avere ascolto) e causa morti.

Oltre al dottor Trotta, quest'anno si sono uccise 14 persone e nello scorso anno 61 tra i quali anche due ventenni, uno di 80 anni, 8 che avevano tra i 22 e i 25 anni. Persone e non numeri anche se per una trentina di loro non si conosce neppure il nome. Solo poche righe su giornali e tv locali, zero righe invece a livello nazionale.

E ovviamente nessun giornalista è andato a chiedere qualche dettaglio su uno di questi suicidi ai direttori delle carceri. A meno che non si trattasse di un personaggio potente (da mettere alla gogna o da osannare). E così pure nessun giornalista è andato in questi tempi di pandemia a informarsi sulla situazione dei contagi, come nel caso di Chieti, per esempio, dove su 70 detenuti i positivi erano una cinquantina. Come non sono mai andati a far domande sui tredici morti durante le rivolte dello scorso marzo: la "velina" basta e avanza.

 

*Giornalista, direttore di "Voci di dentro"

 

 

 

 

 

 

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