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Centrodestra e Iv in pressing per una Commissione d'inchiesta sulla magistratura PDF Stampa
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di Liana Milella


La Repubblica, 14 aprile 2021

 

Ma la maggioranza si spacca. Oltre al partito di Renzi e Salvini, anche Forza Italia e Azione vogliono aprire il "processo" alle toghe. Favorevole Fratelli d'Italia. Pd e M5S sono contrari.

La politica vuole mettere "sotto processo" la magistratura. Senza confini, né di tempo né di spazio. Di una commissione d'inchiesta si parla da un anno. È stata messa sul tavolo a ridosso dell'uscita delle chat di Palamara. Era maggio 2020. Ma adesso, anche a costo di spaccare la maggioranza, il centrodestra di governo - Forza Italia, Lega, Azione - e il centrodestra d'opposizione - Fratelli d'Italia - pretendono di far partire subito la commissione d'inchiesta sulla magistratura. Sarebbe meglio definirla, almeno stando alla finora unica proposta di legge, una commissione "contro" la magistratura, accusata di fare non "la giustizia", ma di utilizzare la giustizia a fini politici, per colpire qualcuno, un partito piuttosto che un altro, un uomo politico - Berlusconi prima, Salvini adesso - piuttosto che un altro. Toghe alla stregua di killer, tanto per capirci. E se killer fossero davvero, è legittima la caccia al possibile mandante.

Nel parterre di chi vuole la commissione c'è anche Italia viva di Matteo Renzi. Che non ha presentato una sua proposta, ma vuole che si discuta quella del centrodestra, firmata Gelmini, Molinari, Lollobrigida. I tre capigruppo di Fi, Lega, FdI. Si oppongono, assieme, Pd e M5S. Che non vogliono neppure sentir parlare di un'eventuale "calendarizzazione" della faccenda. Tant'è che litigano subito nella riunione dei comitati di presidenza delle due commissioni, Affari costituzionali e Giustizia della Camera. I toni si fanno immediatamente aspri. Il dem Franco Vazio spiega, nei dettagli, perché una commissione del genere andrebbe contro la Costituzione. I presidenti delle due commissioni, entrambi di M5S, Mario Perantoni alla Giustizia e Giuseppe Brescia agli Affari costituzionali, prendono tempo. Ma Perantoni mette subito le mani avanti quando dice che "non rientrano nel perimetro delle commissioni parlamentari d'inchiesta temi che possono provocare un conflitto tra poteri dello Stato".

Anche perché sul tavolo, per ora, c'è solo una proposta di legge, che risale al primo luglio dell'anno scorso, sottoscritta da Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia, e da Azione. Anche se la Lega adesso ne vorrebbe presentare una tutta sua. Ma se i toni sono gli stessi, e sono ancora più pesanti di quella già presentata, è inevitabile che la maggioranza finirà per litigare malamente su questa faccenda. Per giunta alla vigilia di settimane importanti e decisive come quelle che si stanno per aprire sulle riforme della giustizia penale e del Csm alla Camera, nonché, al Senato, sul processo civile.

E in effetti basta scorrere gli obiettivi che la commissione dovrebbe perseguire per restare davvero sorpresi. Un elenco alfabetico, dalla A alla L, parte dal generico quesito dello "stato dei rapporti tra le forze politiche e la magistratura". E viene subito da chiedersi se la Costituzione preveda che tali "rapporti" debbano esserci e soprattutto di che "tipo" debbano essere. E poi la commissione dovrebbe interrogarsi sullo "stato dei rapporti tra la magistratura e i media".

Dovrebbe indagare sull'esistenza di "correnti interne alla magistratura organizzate in funzione del perseguimento di preponderanti obiettivi politici o ideologici, ovvero collegate a partiti o organizzazioni politiche parlamentari ed extraparlamentari". Eccoci al punto D dove si chiede se esista "un'influenza, diretta o indiretta, delle correnti politiche esistenti all'interno della magistratura sui comportamenti delle autorità giudiziarie inquirenti e giudicanti". E ancora se tale influenza pesi "sul conferimento degli incarichi direttivi e sullo svolgimento dell'azione disciplinare da parte dell'organo di autogoverno della magistratura".

Ma è dal punto F che i futuri commissari gioiscono. Perché la commissione deve scoprire se esistono "casi concreti di esercizio mirato dell'azione penale o di direzione o organizzazione dei dibattimenti o dei procedimenti penali in modo selettivo, discriminatorio e inusuale". Ancora, il punto H: "L'esistenza di casi concreti di influenza esterna nella determinazione di quello che dovrebbe essere il giudice naturale nella composizione degli organi giudicanti e nella definizione dei calendari, con particolare riguardo ai procedimenti nei quali siano coinvolti capi politici ed esponenti politici di partiti".

E siamo al punto I, attraverso il quale il potere legislativo va in netta contrapposizione con quello giudiziario, perché la commissione dovrebbe scoprire "se e in quale misura singoli esponenti o gruppi organizzati all'interno della magistratura abbiano svolto attività in contrasto con il principio della separazione dei poteri, con il principio democratico e con il principio della sovranità popolare, in particolar modo dirette a interferire con l'attività parlamentare e di governo e, più in generale, con l'esercizio delle funzioni di organi costituzionali".

Per concludere, e giungere alle riforme, la commissione dovrebbe decidere alla fine "se e in quale direzione debba essere riformato il quadro normativo riguardante l'ordinamento giudiziario e i procedimenti giurisdizionali penali, civili, amministrativi, tributari e contabili al fine di garantire il funzionamento equo, celere e imparziale della giustizia".

Come dice il dem Michele Bordo "non si è mai vista una commissione di inchiesta parlamentare con il compito di indagare su un altro potere dello Stato. A meno che Forza Italia, Lega e FdI non vogliano che deputati e senatori rifacciano i processi dell'ultimo ventennio". S'interroga la responsabile Giustizia dei Dem Anna Rossomando, "la commissione d'inchiesta? È una boutade da archiviare perché la separazione dei poteri è alla base della cultura delle garanzie".

Durante la riunione delle due commissioni il dem Franco Vazio stoppa alla radice l'idea stessa di una commissione del genere: "Bisogna essere cauti nel valutare una proposta simile perché non riguarda un fatto specifico, ma la funzione stessa di un organo costituzionale, di un potere dello Stato come la magistratura. Ma non basta, perché l'inchiesta riguarderebbe anche il Csm, cioè un organo indipendente e i cui compiti sono scritti nella Costituzione".

Le argomentazioni di Vazio sono stringenti quando dice: "Se avessero chiesto se Palamara ha fatto bene o male, allora avremmo di fronte un fatto specifico, con un perimetro tracciato, ma qui invece ci si interroga sulla magistratura e sull'uso politico che essa avrebbe fatto delle inchieste. Ci sono commissioni d'inchiesta delicate perché lambiscono un'attività giudiziaria, ma se un potere dello Stato indaga su un altro potere del medesimo Stato allora questa indagine colpisce l'assetto costituzionale".

A questo punto la contrapposizione col centrodestra è netta. Tant'è che Forza Italia e Azione reagiscono subito. Il forzista Pierantonio Zanettin, avvocato ed ex Csm, "si aspetta già dalla prossima settimana un preciso calendario dei lavori" perché "pare surreale che a fronte degli scandali emersi già da due anni e, denunciati anche nel libro di Palamara e Sallusti, il Parlamento faccia lo struzzo e continui a guardare da un'altra parte". Idem Enrico Costa di Azione che promette "di battersi per il diritto delle forze politiche di calendarizzare le loro proposte, pronti a discutere e, ove non le condividessimo, a respingerle". Ma il no preventivo non gli piace perché "un atto parlamentare non può essere escluso a forza dall'ordine del giorno".

Decidono i presidenti Brescia e Perantoni

E adesso tocca a loro, ai presidenti delle due commissioni, Giuseppe Brescia e Mario Perantoni, entrambi, come dicevamo, di M5S. Dice il primo: "Non entro nel merito della proposta proprio perché rispetto il mio ruolo istituzionale. Ci sono diversi passaggi tecnici da fare e decideremo sentendo l'orientamento dei gruppi. Le presidenze non butteranno certo la palla in tribuna e anzi amareggiano alcuni attacchi al nostro lavoro, figli forse di eccessiva ricerca di visibilità".

Mentre Perantoni ribadisce che "la presidenza non interviene nel merito delle proposte dei gruppi, e dunque si deciderà a breve dopo alcune verifiche". Ma osserva, come abbiamo anticipato, che "non rientrano nel perimetro delle commissioni parlamentari d'inchiesta temi che possono provocare un conflitto tra poteri dello Stato".

Che è quasi come dire già no. Gioco facile per il calendiano Costa che ai due presidenti di commissione rimprovera di essere "abilissimi a buttare la palla in tribuna". Adesso la partita è aperta. E come sempre dimostra che la giustizia è la spina nel fianco della maggioranza dove lo scontro è sempre dietro l'angolo su qualsiasi questione si tocchi.

 

 

 

 

 

 

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