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"Così riformeremo la giustizia tributaria". Parla della Cananea PDF Stampa
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di Claudio Cerasa


Il Foglio, 14 aprile 2021

 

Il dubbio più scontato, è lui stesso prenderlo di petto. "Vi starete chiedendo se serviva davvero, una nuova commissione", sorride Giacinto della Cananea. E un po' parla col tono di chi la domanda deve essersela posta, forse anche solo per il gusto di prepararsi una risposta convincente. "E allora veniamo ai dati: presso la Corte di Cassazione, ci sono al momento circa cinquantamila ricorsi pendenti il cui tempo di giacenza medio è di quasi tre anni. Se ci si aggiungono i 3,5 anni che servono di solito alle commissioni provinciali e regionali, forse ci rendiamo conto perché la riforma della giustizia tributaria è necessaria", ci dice della Cananea, che dai ministri Franco e Cartabia è stato appunto chiamato a presiedere una commissione sul tema.

E dunque toccherà a lui, romano classe 1965, docente di Diritto amministrativo alla Bocconi, cresciuto nella cantèra di Sabino Cassese, coordinare i lavori di questi sette tecnici investiti del compito di risolvere le storture della giustizia tributaria italiana. Auguri, viene da dire. "L'impegno è gravoso", sorride della Cananea, "ma seguiremo un approccio molto concreto. Intanto cercando di risolvere questa stranezza di una giustizia tributaria bicipite: con un capo nelle commissioni tributarie provinciali e regionali che fanno riferimento al Mef, e l'altro nella Cassazione. E allo stesso tempo è ormai necessario affrontare, come notano del resto molti professionisti del settore, un'altra anomalia: quella per cui, a differenza dei giudici civili, amministrativi e contabili, i giudici tributari che operano nelle commissioni non sono delle figure specializzate".

Ed è a fronte di questi enormi problemi che però la commissione creata per volere dei ministri dell'Economia e della Giustizia concede un tempo piccolo. "Nel decreto di nomina viene indicata l'urgenza di fornire delle risposte entro il 30 giugno, tenendo conto anche delle incombenze legate al Recovery plan: ridurre i tempi della giustizia, anche tributaria, serve a rendere più competitivo, oltreché più giusto, il paese". Fare in fretta, dunque. "Ci si chiede un'analisi del quadro normativo e delle proposte su come risolvere alcune criticità".

Idee? "A titolo personale, posso dire fin d'ora che in molti casi si potrebbe intervenire anche a legislazione invariata e con un basso onere finanziario: si potrebbe ad esempio far sì che l'amministrazione non resista in terzo grado, laddove abbia perso nei primi due. In altri casi servirebbe invece investire delle risorse per incentivare il coinvolgimento di maggiore personale specializzato, come quello dei magistrati in pensione, al fine di rinforzare il lavoro a stralcio. Inoltre, penso alla banca dati che riguarda le sentenze emesse dalle commissioni tributarie, che dovrebbe divenire pienamente consultabile anche dai contribuenti: per un principio di parità delle armi in sede di processo, ma anche perché spesso, se si mostrasse l'evidenza dei precedenti, molti sarebbero dissuasi dall'avventurarsi in ricorsi che, stando ai casi analoghi, si sono sempre rivelati improvvidi".

Il tutto con la speranza di superare la perenne guerriglia politica intorno ai contenziosi tributari, che ha vissuto l'ultima fiammata nella baruffa intorno al condono inserito nel decreto "Sostegni". "Come ha ben detto il presidente Draghi, se ci troviamo in questa situazione è a causa di ritardi strutturali. Se lo stato ha lasciato accumulare milioni di cartelle inesigibili, deve anzitutto ammettere le sue inefficienze; dopodiché, deve chiedersi se, in una logica di bilanciamento degli interessi, sia inutile continuare a provare a saldare dei contenziosi di piccole entità che ingolfano l'intero sistema".

 

 

 

 

 

 

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