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L'ergastolo ostativo "educa" il detenuto a morire. In carcere PDF Stampa
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di Domenico Bilotti*

 

Il Riformista, 8 aprile 2021

 

Quale valore positivo ha tenere in cella una persona fino al decesso? Perché cancellare il diritto ad appellarsi a un giudice o ad avere una seconda opportunità? Il 41bis nega la vita. Ho sempre avvertito una certa difficoltà a spiegare agli studenti il meccanismo dell'ostatività.

È una difficoltà che avvertono direttamente loro, senza la mediazione di alcuna sovrastruttura mentale. Per afferrare la nozione di ergastolo ostativo devi dare per acquisiti quattro precedenti passaggi logici che tutto sono fuorché logici, quattro forzature che rendono l'ergastolo ostativo un vestito troppo stretto o troppo largo secondo dove lo tiri.

Bisogna innanzitutto ammettere che in un sistema costituzionale come quello italiano, fondato sull'umanità della pena e sulla sua funzione rieducativa, possano esistere pene perpetue. E cosa sarebbe allora questa rieducazione? Formazione permanente e continuativa all'evento di morire? Se la mia educazione è nel rapporto con l'altro, solo in me stesso vita natural durante, a cosa mi sto educando? Alla misura di una bara.

Seconda forzatura che accettiamo solo per convenzione, e non per ragione. Essere detenuti non significa, o non dovrebbe significare, finire in cella con la chiave seppellita in un fosso. Se da detenuto scompaio al tuo sguardo, non scompaio come persona: che sia colpevole o innocente. In ogni momento posso interrogare un giudice (ne ho diritto) e in ogni momento un giudice avrà da rispondermi (ne ha dovere).

Potrei star male e non essere più in grado di sopportare la detenzione; potrei accedere a un sistema meno rigoroso perché sto rigando dritto e ho voglia di lavorare, anche in modo gratuito o semigratuito, per impegnarmi. Potrei dopo molto tempo pensare addirittura di meritare la scarcerazione, certo dovendo far verificare che non mi dedicherò al crimine e dovendo far ritorno in prigione se invece riprenderò a delinquere.

Al detenuto ostativo non viene applicato questo elementare principio democratico: non può chiedere al giudice che dovrebbe valutare come sta eseguendo la pena di arrivare a nuove condizioni, di accedere a un diverso trattamento, di far esaminare se quel trattamento può (o deve!) cambiare.

Terza stranezza: noi parliamo di "ergastolo ostativo". Pensiamo a un "fine pena mai" per reati gravissimi, che non può essere alleggerito per ragioni né di spazio, né di tempo, né di condotta. E già ci suona illogico per tutte le considerazioni che abbiamo già fatto. Eppure ormai l'ostatività si applica per una serie di ipotesi di reato che non riguardano solo mafiosi e serial killer (in Italia gli uni e gli altri sono assai meno di quello che siamo soliti pensare).

L'ostatività sta diventando una struttura della pena, un'illusione comoda: questo detenuto ostativo non potrà "chiedere" nulla. Lo mettiamo in cella: vada come vada; se uscirà, vedremo. In carcere non importa se continuerà a pianificare affari illeciti, soffrirà o vorrà davvero cambiare vita. Nessuno, chiusi i cancelli e lette le sentenze definitive, potrà mai più esaminare cosa gli stia accadendo. Tutti indistintamente tutti ingabbiati alla stessa maniera.

Infine, ultima medaglia della contraddizione suprema. Noi spieghiamo alle ragazze e ai ragazzi che seguono i nostri corsi che gli ostativi non accedono ai "benefici". Usiamo un termine equivoco. A volte qualcuno crede che i benefici siano la liberazione, l'impunità, la latitanza, i biglietti della lotteria o il pernottamento nei resort.

Cose che abbiamo visto fare al più ad alcuni parlamentari della Repubblica, e nemmeno sempre. Il mondo è pieno di lavatrici che funzionano male e di rubinetti che perdono e saponi che stingono: non per questo possiamo rinunciare a lavare i vestiti...

Comunque, questi famosi "benefici" non sono né scorciatoie né villaggi vacanze: sono ore di fatica mal retribuita, ritorni in carcere ad orario (guai a sbagliare!), periodi di intervallo tra pezzi di pena e pezzi di processo. L'ostativo non è qualcuno cui impediamo di giocare al lotto: è qualcuno cui impediamo di vivere e rivivere (anche quando è un ostativo che non ha ucciso nessuno). Gli studenti si sbalordiscono. Chiedono se abolire l'ergastolo ostativo o l'ergastolo in quanto tale farà tornare in vita boss di mafia sepolti da decenni - si deve insegnare di più e più approfonditamente la storia della mafia; chiedono se significa liberare qualcuno che non lo meriterebbe.

E allora bisogna dire che abolire l'ergastolo, in special modo quello ostativo, non significa affatto liberare chicchessia. Significa semmai vivere in uno Stato sereno e maturo che concede la seconda opportunità non perché sia stupido, ma perché sa proteggere tutti i cittadini: quelli che dopo anni o decenni di detenzione non torneranno a guidare clan veri e presunti e potranno dimostrare di essere e fare altro; quelli che quel male hanno subito e mai più dovranno subire.

Se torturi chi ha sbagliato per prima, non impedisci a nessuno di fare anche molto, molto, peggio dopo. Se tratti il peggiore, il peggiore per eccellenza, con civiltà... hai un'opportunità irripetibile. La civiltà che dici di avere, puoi metterla in campo. Gliela puoi insegnare.

 

*Associazione Yairaiha Onlus. Docente di multiculturalismo e Storia delle religioni Università Magna Graecia

 

 

 

 

 

 

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