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Malata e in cella con il neonato, la giustizia secondo Gratteri PDF Stampa
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di Iuri Maria Prado


Il Riformista, 3 aprile 2021

 

Non sappiamo se il carcere, come dichiarò il procuratore capo di Catanzaro, Sua Eccellenza Nicola Gratteri, è davvero un posto tanto protetto dal rischio di contagio. Ci si sta più sicuri che al supermercato, spiegò, e amen se al supermercato ci vai se vuoi e se hai bisogno di fare la spesa, mentre il carcere non lo scegli ed è lui che ti ci manda.

Nel carcere accade poi che stia non troppo al sicuro, tra i tanti, una madre col proprio bambino: una contagiata inseparabile dal figlio poiché, si apprende, la creatura ha un mese di vita. Un dettaglio informativo a dir poco raccapricciante, perché suppone che solo a causa di quella tenerissima età non abbia avuto corso il bello spettacolo del minore sottratto alle grinfie della criminale che ha avuto l'impudenza di risultare positiva nel posto più sicuro del mondo.

Si può essere certi che fosse imperativo tenere in galera una donna che ha partorito da un mese, e chi rimanesse soprappensiero dovrebbe capire che c'è da assicurare la "certezza della pena", capire che la società deve essere protetta dall'assedio criminale e capire che, notoriamente, "se uno non ha nulla da temere, non ha ragione di preoccuparsi" (è ancora un apoftegma del dottore Nicola Gratteri): e in effetti quel bambino, cresciuto, capirà che era giusto andare svezzato in una cella, perché la mamma aveva sicuramente qualcosa da temere. Ed è bene che sia chiaro che cosa deve temere una donna che si abbandona alla commissione di un reato: deve temere che la sbattano in una cella, dove deve restare, malata, tenendosi il figlio purtroppo temporaneamente da lei inseparabile nell'attesa del momento in cui finalmente potranno strapparglielo.

Civilissimo sistema, con i bambini destinatari dell'ottima cura in due dosi: dietro le sbarre con la mamma finché non si può fare altrimenti e, poi, quando si fanno grossi, finalmente liberi di vivere un'adolescenza senza madre. L'idea che altrimenti si potrebbe fare eccome, e cioè mettendo in legge che una mamma con figli non va in carcere e non ci sta, punto e basta, costituirebbe un attentato così grave al nostro sistema securitario che non è nemmeno il caso di pensarci. Lo Stato che si appunta sul petto il merito di far morire in carcere "i mafiosi" è lo stesso che lì dentro fa nascere e crescere i bambini.

 

 

 

 

 

 

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