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Reggio Emilia. Covid nel carcere: altri due detenuti ricoverati, uno molto grave PDF Stampa
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di Giulia Beneventi


Il Resto del Carlino, 3 aprile 2021

 

L'Ausl fa il punto sulla situazione dopo il nostro servizio: tre dei trasferiti in ospedale si sono stabilizzati, uno invece preoccupa Il virus continua a colpire duramente il carcere reggiano. Dopo il nostro scoop sui 74 detenuti risultati positivi e 2 ricoverati, ieri è emerso che altri due carcerati sono stati ricoverati in ospedale. In tutto quindi i casi che si sono aggravati sono quattro. Due sono stati ricoverati in pneumologia, altri due nel reparto infettivi del Santa Maria Nuova.

"Per tre di queste persone le condizioni di salute si sono stabilizzate - ha dichiarato ieri il direttore del presidio provinciale, Giorgio Mazzi. Un caso invece resta abbastanza grave". Quella della Pulce è una circostanza che rimanda a situazioni purtroppo note, contesti comunitari in cui il virus si espande rapidamente, in maniera implacabile. Su circa 350 detenuti 90 sono stati contagiati, mentre su 120 dipendenti della Polizia penitenziaria una cinquantina, tra isolamenti e quarantene, sono fuori servizio.

Tra l'altro, in questa fase della campagna il personale del carcere ha diritto al vaccino: stando a quanto dichiarato dalla dirigenza Ausl, le somministrazioni di AstraZeneca alle forze dell'ordine sono quasi al completo. Tranne, appunto, la polizia penitenziaria, che conta solo 35 vaccinati e su cui si sta registrando un consistente ritardo proprio in conseguenza al focolaio Covid.

Bisognerà aspettare che i non-contagiati concludano il periodo di isolamento precauzionale e valutare la vaccinazione posticipata per chi ha contratto il virus e, quindi, sarà per diversi mesi naturalmente immune. La vicenda che sta travolgendo il carcere in questo periodo ha però anche aperto un capitolo spinoso.

Le familiari di due detenuti, ora ricoverati, hanno raccontato di essere rimaste all'oscuro di cosa stesse succedendo. Già da una decina di giorni non avevano notizie, rispettivamente del padre e del marito, e hanno scoperto del ricovero solo diverse ore dopo. Hanno poi descritto la struttura come "fatiscente, con topi ovunque, infiltrazioni e cure inesistenti", in cui i detenuti sono tenuti "in isolamento assieme ad altri potenziali positivi al Covid, quasi ammassati".

Accuse prontamente smentite da Giovanni Battista Durante, segretario generale della Sappe (sindacato della polizia penitenziaria). Ieri tuttavia i rappresentanti di Fp Cgil, Fns Cisl e Uil Pa hanno incontrato il sindaco Luca Vecchi e il prefetto, Iolanda Rolli, per riferire "la gravissima situazione dei contagi esplosa all'interno del carcere" scrivono in una nota, dove si parla però di sei ricoverati tra i detenuti.

I sindacati hanno messo l'accento sulle "problematiche a livello organizzativo", come l'assenza di protocolli chiari e i ritardi nella fornitura di dispositivi di protezione. La mancanza più significativa, segnalata nel corso dell'incontro, riguarda "un'adeguata organizzazione della presenza sanitaria in carcere, col presidio di dirigenti sanitari che possano efficacemente mettere in pratica i protocolli e le disposizioni che l'Ausl ha predisposto per contenere i focolai". I numeri dei casi positivi e dei ricoverati forniti dai sindacati non coincidono poi con quelli dell'Ausl: 6 in ospedale e cento contagiati.

 

 

 

 

 

 

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