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Alessandro Zan: "Nessun bavaglio nella mia legge sull'omotransfobia" PDF Stampa
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di Daniela Preziosi


Il Domani, 3 aprile 2021

 

Alessandro Zan è il papà della legge sull'omotransfobia approvata a novembre alla Camera e ora ferma al Senato per i veti di Lega e FdI. "Salvini e Meloni dicono che una legge contro l'omotransfobia non serva. Eppure, quando abbiamo introdotto l'aggravante per l'istigazione all'odio contro i disabili, l'hanno votata. Per l'"abilismo" sì, per l'omotransfobia no? Che vuol dire?". Alessandro Zan, 45 anni, già presidente di Arcigay veneto oggi deputato Pd, è il primo firmatario della legge ferma al Senato per l'opposizione di Lega e FdI.

 

Onorevole Zan, lei sostiene che la Lega e FdI sono contrari solo all'aggravante per omotransfobia, e non a quella per l'odio contro i disabili contenuta nella stessa legge?

È evidente da come hanno votato. Nella legge l'abilismo segue gli stessi criteri dell'omotransfobia. Ma hanno votato a favore dell'aggravante per abilismo e contro quella per l'omotransfobia. Si contraddicono di nuovo quando parlano di "legge bavaglio": la libertà di espressione vale solo sui gay, o anche su tutto il resto?

 

Si spieghi...

La destra ha fatto ostruzionismo alla Camera, in commissione Giustizia, sostenendo che il testo limitasse la libertà di espressione. Poi, su sollecitazione di Lisa Noia di Italia viva, abbiamo inserito l'abilismo. Ed era giusto: per l'Unione europea i disabili sono uno dei gruppi sociali vittima dei crimini d'odio, assieme alle donne e alle persone Lgbt. Invece il razzismo e l'antisemitismo sono già coperti dalla legge Reale-Mancino. Sull'abilismo, dunque, hanno votato tutti. Quindi sui disabili va bene introdurre un'aggravante per il crimine d'odio nel codice penale, invece sull'omofobia no? Vuol dire che sono d'accordo sul principio, che è lo stesso, ma che non vogliono che le persone Lgbt abbiano una protezione.

 

Prendiamo sul serio le obiezioni della destra. Siete sicuri di non introdurre un reato di opinione?

Sicuri. È ribadito nell'art. 4 della legge: la libertà di espressione è garantita dall'Art. 21 della Costituzione. La cosa che viene punita è l'istigazione all'odio.

 

C'è chi sostiene che il sacerdote che dice che essere omosessuali è peccato potrà essere perseguito...

Non è vero.

 

O che la persona che dichiara di essere contraria alla gestazione per altri, che loro chiamano "utero in affitto", è perseguibile. Vero?

Ma no. Le opinioni sulla famiglia, né su qualsiasi altra cosa, non saranno mai un reato. Il tema è l'istigazione all'odio. Di fronte alle controversie sulla libertà di opinione, a partire dalla legge Mancino, la giurisprudenza, sia costituzionale che ordinaria, è intervenuta per chiarire la differenza: istigazione all'odio è quando un'espressione determina un concreto pericolo di discriminazione e di violenza nei confronti di un gruppo sociale. Se dico "sono contrario alla gravidanza per altri" non determino nessun pericolo. Se dico "i gay devono morire" è un'istigazione all'odio. La giurisprudenza ha fatto sentenze su sentenze, noi abbiamo solo esteso quella legge. Del resto c'è anche la Convenzione europea dei diritti dell'uomo che stabilisce, su casi singoli, che agire anche verbalmente mettendo in pericolo una persona o un gruppo sociale non è più libertà di espressione.

 

Se fosse stata già approvata, la sua legge sarebbe stata utile alla coppia di ragazzi presa a calci e pugni a Valle Aurelia qualche settimana fa?

Sì. Nella denuncia avrebbero avuto a disposizione un reato con un nome. Jean Pierre e Alfredo hanno raccontato che sono andati alla polizia e hanno denunciato che sono stati aggrediti perché si stavano dando un bacio. La risposta è stata: "Eeh? Cosa?". Insomma, lì per lì, hanno ricevuto una reazione un po' incredula. Ma il punto è che se al posto di questi ragazzi ce ne fossero stati altri, l'uomo che li ha pestati avrebbe reagito nello stesso modo. Perché il problema è che sono una coppia gay che si sta baciando. Diamo un nome alle cose, si chiama omofobia, sono stati aggrediti perché sono gay. E dunque, come per il razzismo e l'antisemitismo, serve un reato che dia un nome a quell'odio.

 

Dice Isabella Rauti che volete introdurre "l'ideologia gender". Cos'è?

Una loro ossessione, richiederebbe un approfondimento con competenze che non sono le mie. Cosa sia questa ideologia non lo sa nessuno, abbiamo capito solo che mistificano la realtà con le loro paure. Giorgia Meloni al Maurizio Costanzo Show ha detto che noi vogliamo far scambiare i vestiti ai bambini di sette anni per insegnare loro cosa sia l'omosessualità. Non so da dove le sia venuta questa fantasia. Ma è un pensiero volgare e inaccettabile nei confronti del lavoro di maestre e maestri per decostruire gli stereotipi che sono una delle cause delle discriminazioni e del bullismo. La mamma stira e il papà va a lavoro è uno stereotipo di genere. Decostruirlo non è mettere in discussione una persona o il suo orientamento sessuale. Perché un bambino che gioca con le bambole rischia di essere bullizzato? Riguarda anche i disabili: perché circola il pregiudizio che una persona diversa debba essere una persona da colpire. Gli stereotipi sono l'anticamera della violenza.

 

 

 

 

 

 

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