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Magi: "Legalizzazione, in Italia il 30% dei detenuti finisce in carcere per reati di droga" PDF Stampa
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di Giacomo Capriotti


inews24.it, 3 aprile 2021

 

Il deputato di +Europa, Riccardo Magi, fa il punto della situazione sul dibattito relativo alla legalizzazione della Cannabis in Italia: "Nel nostro Paese un approccio moralista e bigotto che non valuta in base ai risultati delle politiche perpetrate". Presentato anche un disegno di legge, ora in discussione in Commissione giustizia: "Chiediamo la depenalizzazione dei fatti di lieve entità e della coltivazione domestica per uso personale".

 

Con lo stato di New York siamo a sedici stati negli Usa che hanno legalizzato la marijuana anche a scopo ricreativo... e in Italia?

"In Italia abbiamo un grosso ritardo da questo punto di vista, si fatica a prendere consapevolezza da parte del legislatore, ma anche da parte delle forze politiche, di quanto questa riforma sarebbe importante. Non è un approccio ideologico il nostro, ma un ragionamento che parte da dati reali. Negli ultimi trent'anni abbiamo avuto una legislazione tra le più repressive in Europa, basti pensare che più del 30% delle persone che entrano in carcere, lo fa per violazione del Testo unico sugli stupefacenti e ciononostante la quantità di sostanze in circolazione non è affatto diminuita. Mi pare evidente che qualcosa non abbia funzionato in questo approccio cosi repressivo"

 

Perché secondo lei questa differenza con altri Paesi?

"Nel mondo c'è una maggiore consapevolezza, non solo negli Usa, ma anche in Canada e in altri paesi europei. È di ieri la notizia che anche Malta sta andando nella stessa direzione. Il motivo è semplice, il proibizionismo non funziona e un approccio diverso avrebbe benefici su molteplici livelli".

 

Per esempio?

Quello della giustizia innanzitutto. Negli altri stati europei la media di detenuti per reati di droga raggiunge al massimo il 20%, nel nostro Paese invece supera il 30%. Potremmo dire anche che il sovraffollamento carcerario è dovuto a questo problema per certi versi. Ci sono cittadini consumatori, anche giovanissimi, che hanno la vita rovinata perché la giustizia si abbatte su di loro, distruggendo legami sociali, familiari, percorsi lavorativi e prospettive future. In Italia manca la volontà di confrontarsi con questo grande tema sociale, ma dobbiamo renderci conto che le politiche portate avanti fino adesso si sono rivelate persino controproducenti"

 

Si parla spesso anche dei risvolti economici della legalizzazione...

"Innanzitutto sarebbe un colpo pesantissimo a tutte quelle organizzazioni che, attraverso i proventi del narcotraffico, finanziano altre tipi di attività criminose. Secondo poi sancirebbe l'emersione di tutto un mercato, ora illegale, che avrebbe un impatto molto positivo sia dal punto di vista della creazione di nuovi posti di lavoro sia per quel che riguarda le entrate economiche per lo Stato. Senza considerare che si tratterebbe di un approccio più liberale del rapporto tra Stato e cittadino"

 

Eppure è una battaglia politica che in Italia si limita al centrosinistra, e forse nemmeno tutto...

"Negli Stati Uniti c'è una parte di repubblicani, ma anche di radicali di destra che invece hanno molto a cuore la liberta del cittadino rispetto allo Stato, fa un po' parte della cultura e dell'impostazione americana. In Italia invece c'è una tendenza allo stigma verso chi ha un determinato stile di vita, che deve essere necessariamente punito. Si tratta di un approccio più moralista, più bigotto e che soprattutto non valuta in base ai risultati ottenuti delle politiche perpetrate"

 

State portando avanti questa discussione anche in parlamento?

"Proprio ora c'è un dibattito aperto anche a livello istituzionale In Commissione giustizia, dove sono in discussione due proposte di legge di riforma dell'art. 73 del Testo unico sulle droghe (produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti o psicotrope- ndr). Una è a mia firma, ma sottoscritta da una trentina di deputati, che va verso la depenalizzazione dei fatti di lievi entità, evitando il carcere e l'arresto anche in flagranza di reato e distinguendo tra le cosiddette droghe pesanti e leggere. Chiediamo anche la decriminalizzazione totale della coltivazione domestica per uso personale, in altre parole il cittadino che coltiva a casa sua per uso personale deve essere lasciato in pace dallo stato"

 

E l'altra proposta?

"È a firma del capogruppo della Lega (Molinari- ndr) e va nella direzione esattamente opposta. Cioè verso un inasprimento della pena anche per i fatti di lieve entità. L'idea è che chiunque adotti una condotta anche solo di piccolo spaccio debba comunque finire in carcere. Io sono di parte è vero, ma posso garantire che si tratta di una proposta che è stata molto criticata da tutti i giuristi che sono intervenuti".

 

 

 

 

 

 

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