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Covid, il ritorno dei focolai nelle carceri, pochi i vaccini e c'è anche chi li rifiuta PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 1 aprile 2021

 

Risultano positivi 683 detenuti e 853 agenti. I focolai nelle carceri sono scoppiati in istituti dove il virus si era già diffuso nei mesi scorsi. Nuovi focolai nelle carceri già "vittime" del contagio, il Covid attraversa le sbarre del 41 bis del carcere di Parma e di Cuneo come già denunciato da Il Dubbio, ma la vaccinazione della popolazione penitenziaria va a rilento.

In particolare la regione Piemonte è in gran ritardo per l'equivoco scaturito durante la conferenza Stato-Regioni, nella quale il commissario straordinario Figliuolo avrebbe indicato di intervenire dopo che si siano registrati focolai. Una strategia ovviamente sbagliata, visto che in quel modo si insegue il contagio senza prevenirlo.

Ma, com'è detto, ci sarebbe stato un errore di interpretazione. Per questo ora si è in attesa che il commissario invii le linee guida precise e stringenti per le immunizzazioni nella popolazione carceraria. Ricordiamo che in Piemonte sono scoppiati nuovo focolai nelle carceri di Cuneo (13 casi, diversi al 41 bis), di Asti (51) e di Saluzzo (28). Secondo i dati risalenti a lunedì scorso alle ore 19, risultano 683 detenuti e 853 agenti penitenziari infettati dal Covid. Numeri che ovviamente non contemplano i nuovi focolai nelle carceri, quindi sono destinati a crescere.

Finora vaccinati 4.540 detenuti e 13.592 agenti penitenziari - Per quanto riguarda la campagna per l'immunizzazione, risulta che finora sono stati vaccinati 4540 detenuti e 13.592 agenti penitenziari. Ricordiamo al 28 febbraio scorso c'era una popolazione penitenziaria di 53.697 detenuti. Come hanno recentemente osservato i garanti territoriali durante la loro assemblea, c'è una situazione a macchia di leopardo. In alcune regioni, come la Lombardia, la campagna vaccinale è iniziata sia tra le persone detenute sia tra il personale della polizia penitenziaria, in altre ancora no. Nel Lazio, l'assessorato alla Sanità ha scelto di utilizzare il vaccino della Johnson & Johnson, disponibile da aprile, per semplificare le procedure, in quanto non è necessaria la seconda somministrazione. In Veneto un terzo della popolazione carceraria non vorrebbe vaccinarsi. Anche in Sicilia la percentuale di astensioni sarebbe intorno al trenta per cento.

Ma intanto divampano nuovi focolai nelle carceri. C'è il caso dell'istituto femminile di Rebibbia, dove la garante locale Gabriella Stramaccioni ha confermato che sono 48 le donne attualmente positive, fra cui una mamma del nido con un bambino di appena un mese.

I reparti sono chiusi di nuovo, e - come sottolinea la garante - "tutto avviene nonostante gli ingressi siano molto ridotti e tutte le attività ferme". Anche al penale, dove le attività sono ferme da tempo, si registrano diversi casi di positività. "E sempre più urgente - denuncia Stramaccioni - programmare le vaccinazioni all'interno degli istituti del Lazio. Le chiusure non bastano. Lo sconforto è sempre più diffuso e di date certe non si hanno conferme". C'è anche il carcere di Melfi (Potenza) sono state riscontrati 36 casi di Covid, come annunciato da sindaco, che ha sottolineato: "Non c'è alcuna ragione di allarmarsi, nel senso che si tratta di un focolaio circoscritto all'interno del carcere che richiede attenzioni specifiche".

A Parma rifatti i tamponi a tutti i detenuti - Nel frattempo al carcere di Parma, istituto ad alta complessità sanitaria, sono stati rifatti i tamponi a tutti i detenuti. In particolare a quelli reclusi al 41 bis. Risultano 18 i detenuti al carcere duro positivi al Covid, uno dei quali è in ospedale. Ricordiamo che nel 41 bis sono allocati soggetti con importanti vulnerabilità per età o per patologie e che un'eventuale infezione potrebbe portare a complicanze non prevedibili.

Il Covid ritorna a farsi sentire anche al carcere Due Palazzi di Padova, dove risultano una cinquantina i detenuti positivi (1 ricoverato) e 11 agenti. Focolai nelle carceri che si riattivano nonostante la chiusura delle attività, che hanno come risultato quello di interrompere le opere trattamentali utili per ridare speranza e occupazione a chi è confinato dietro le sbarre. Il vaccino aiuta a ridurre il danno e prevenire nuovi focolai. Ma ancora siamo in alto mare, sia per la lentezza, sia per i tanti che rifiutano di farlo.

 

 

 

 

 

 

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