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Cartabia: "Le donne nella pubblica sicurezza. Dai pregiudizi ai ruoli dirigenziali" PDF Stampa
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di Marta Cartabia

 

Corriere della Sera, 1 aprile 2021

 

La Guardasigilli: "La sfida sulla parità durante i lavori della Costituente e la svolta con la legge del 1981". La presenza delle donne nella Polizia di Stato appartiene alla storia recente. Come è accaduto per altre funzioni pubbliche - magistratura, esercito, incarichi politici - la partecipazione delle donne all'esercizio di funzioni della sicurezza pubblica è stata ostacolata dal pregiudizio - veicolato dalla normativa di volta in volta vigente - che determinate attività non fossero adeguate alla natura della donna.

Al momento della scrittura dell'articolo 51 della Costituzione, che afferma il diritto di tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso di accedere agli uffici pubblici in condizioni di eguaglianza, fu avanzato un emendamento rivelatore della mentalità dell'epoca. Si propose di specificare che l'eguaglianza nell'accesso alle funzioni pubbliche doveva comunque avvenire in conformità alle attitudini dell'uno o dell'altro sesso. La reazione delle donne in Assemblea costituente fu vigorosa e concorde e portò a rimuovere quell'emendamento che relegava di fatto la presenza femminile solo a determinati ambiti.

L'eguaglianza fu affermata e scolpita nel testo costituzionale, ma l'attuazione di quel principio richiese tempo e avvenne con uno sviluppo graduale. Il primo passo, compiuto peraltro solo più di dieci anni dopo l'entrata in vigore della Costituzione, fu la creazione del Corpo di Polizia femminile con la legge n. 1.083 del 1959 che, mentre segnava l'ingresso delle donne nell'esercizio delle funzioni di ordine pubblico, circoscriveva i loro compiti in ambiti riguardanti donne e minori, e le costituiva come un corpo separato e distinto dagli altri.

Il grande cambiamento avvenne nel 1981, con la legge n. 121 che, nell'istituire la nuova Polizia di Stato, sciolse il Corpo di polizia femminile e lo fece confluire nei ruoli generali con parità di attribuzioni, funzioni, trattamento economico e progressione in carriera. Quella legge rimosse gli ostacoli giuridici alla effettiva parità delle donne nel servizio di polizia e simbolicamente marcò la fine dell'eguaglianza condizionata alle attitudini di genere.

A distanza di quarant'anni da quell'importante sviluppo normativo, è significativo notare che, nonostante sia ancora numericamente minoritaria, la presenza femminile nelle forze di polizia è particolarmente qualificata. Molte sono le donne in posizioni di responsabilità: mentre nel contesto di altre funzioni pubbliche, quali la magistratura ad esempio, la presenza femminile può essere descritta attraverso l'immagine della piramide, con grandi numeri nelle posizioni di base e ridotte presenze nelle posizioni apicali, viceversa nelle forze di polizia le percentuali delle donne nelle posizioni dirigenziali sono significativamente più elevate.

Questi dati corroborano ciò che l'onorevole Maria Federici in Assemblea costituente aveva affermato con fervore al momento della stesura dell'art. 51 della Costituzione: "Le attitudini non si provano se non con il lavoro". Caduti gli ostacoli di ordine giuridico, fatto il loro ingresso nella Polizia di Stato a tutti gli effetti, le donne con il loro lavoro, la loro dedizione e la loro professionalità hanno mostrato e continuano a mostrare il contributo che sono in grado di offrire alla vita sociale, anche in questo ambito, che era loro tradizionalmente precluso.

 

 

 

 

 

 

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