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Palermo. Muore a 37 anni in una cella del carcere Pagliarelli, la Procura apre un'inchiesta PDF Stampa
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di Sandra Figliuolo

 

palermotoday.it, 1 aprile 2021

 

La comunicazione alla famiglia di Francesco Paolo Chiofalo, originario della Zisa, è arrivata sabato scorso. È stata disposta l'autopsia per chiarire le cause del decesso. Il detenuto era tossicodipendente da tempo e stava scontando un definitivo per furto ed evasione. La madre disperata: "Vogliamo sapere cosa gli è successo".

Una telefonata sabato scorso, in cui con freddezza è stato comunicato dal carcere Pagliarelli che il detenuto Francesco Paolo Chiofalo, 37 anni, era deceduto. Una chiamata che ha gettato nella disperazione i suoi genitori, che lo avevano sentito due giorni prima e avrebbero notato che non stava bene, che faceva fatica a parlare, "farfugliava". Sul decesso dell'uomo la Procura adesso ha aperto un'inchiesta ed ha disposto l'autopsia.

Una vita difficile quella di Chiofalo, originario della Zisa, fatta di dipendenza dalla droga sin da giovanissimo e di piccoli furti per comprarla. Proprio per furto ed evasione era finito al Pagliarelli, per scontare un definitivo. Sarebbe tornato libero dopo aver scontato la sua pena al massimo ad ottobre. Invece è morto in cella per cause da accertare.

L'inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni e dal sostituto Anna Battaglia. L'autopsia sarà eseguita oggi e servirà a chiarire i motivi del decesso. La famiglia del detenuto si è rivolta invece all'avvocato Massimiliano Russo, che nel tempo ha assistito varie volte Chiofalo, e chiede giustizia. La madre della vittima, Maria Durante, è distrutta dal dolore: amava profondamente quel figlio difficile da gestire e che le aveva dato molti dispiaceri: "Vogliamo sapere cos'è successo, perché Francesco Paolo è morto", dice la donna attraverso il legale.

Il carcere avrebbe comunicato alla famiglia soltanto il decesso, senza dare dettagli su cause e circostanze. L'avvocato non sarebbe stato neppure avvertito. Certo è che, da tossicodipendente, Chiofalo aveva diritto ha cure particolari e ad essere seguito in maniera adeguata nel carcere. I suoi parenti su questo fronte non sono però pienamente sereni. Sostengono di averlo contattato con una videochiamata il martedì prima del decesso e che Chiofalo non sarebbe stato al massimo della forma. Una sensazione che avrebbero avuto nuovamente due giorni dopo, il giovedì, quando si sarebbero accorti che l'uomo "farfugliava". Sabato scorso la tragica telefonata per comunicare il decesso. Adesso sarà la Procura, sulla scorta dell'autopsia, a stabilire se vi siano potenziali responsabilità per la morte di Chiofalo.

 

 

 

 

 

 

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