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Nelle carceri italiane almeno 4.500 detenuti hanno problemi psichiatrici PDF Stampa
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agenparl.eu, 15 marzo 2021


Negli istituti penitenziari della penisola ci sono 9 detenuti ogni 100 con problemi psichiatrici. La percentuale più alta soffre di disturbi nevrotici e di reazione alla detenzione. Il 30% di malattie psichiatriche collegate all'abuso di droghe e di alcool. Il 15% di psicosi.

A sostenerlo è Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria S.PP.: "i detenuti con problemi psichiatrici certificati sono circa 1300, di cui 630 circa ospitati nelle 30 Rems (Residenze per le Misure di Sicurezza) disponibili e oltre 700 in attesa di entrarvi. Le regioni con più detenuti in attesa sono la Sicilia con circa 140 detenuti, la Calabria con 120 e la Campania con 100.

Il problema psichiatrico nel carcere è da sempre sottovalutato e sottodimensionato. Le scene che abbiamo visto di Fabrizio Corona con le braccia tagliate sono quelle che quotidianamente vediamo e dobbiamo gestire nelle carceri italiane. Gli episodi di autolesioni di detenuti con difficoltà psichiatriche sono circa 10 ogni giorno, 4 sono le aggressioni che quotidianamente i poliziotti penitenziari subiscono da detenuti con problemi psichiatrici e 2 sono i tentativi di suicidio che la polizia penitenziaria riesce ad evitare.

Le immagini di Fabrizio Corona ci evidenziano la difficoltà di gestione di detenuti in stato di alterazione psicologica e la difficoltà di contenere gli stessi per riportarli alla tranquillità. È condivisibile la raccolta di firme per evitare che le persone con problemi psichiatrici finiscano in carcere, ma che scontino la loro pena in centri di cura per la riabilitazione e la rieducazione. Questo principio però non può e non deve valere solo per le persone note come Fabrizio Corona. Appare evidente che il problema debba essere affrontato in modo più organico e generale con l'introduzione di norme specifiche che evitino che le persone con problemi psichiatrici riconosciuti entrino in carcere". Conclude Di Giacomo: "in un sistema in cui la pena deve essere scontata da tutti, non si può o non si deve trattare meglio chi è più famoso".

 

 

 

 

 

 

 

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