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Bari. Giustizia: tre palazzi... e una tendopoli PDF Stampa
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di Carmela Formicola


Gazzetta del Mezzogiorno, 15 marzo 2021

 

Vent'anni di tormentata storia dei tribunali pericolanti. Primo lotto alle ex Casermette? Pronto non prima del 2028. Dobbiamo affondare le mani nella memoria e tornare almeno al 1998. Ecco, da qui possiamo ripartire per riscrivere la tormentata storia dell'edilizia giudiziaria barese.

Nel 1998 il vecchio palazzo di giustizia di piazza De Nicola nel popolare quartiere Libertà è pronto ad implodere: si decide di trasferire altrove almeno il polo penale. Dopo un paio di anni il trasferimento si completa all'interno di un immobile di proprietà Inail in via Nazariantz, all'ingresso della città. Edificio che si dimostra da subito inadeguato perché non pensato per accogliere le attività giudiziarie. Si decide di dar vita ex novo a una Cittadella della Giustizia.

L'ipotesi è l'edificazione di un secondo palazzo di giustizia nello stesso quartiere Libertà, per la precisione in corso della Carboneria. Il Comune di Bari paga regolarmente il progetto ma l'iter si blocca (per qualcuno "inspiegabilmente") nel 2001.

Nel 2003 l'allora sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia bandisce una ricerca di mercato e l'impresa Pizzarotti di Parma si impone con il suo progetto di Cittadella della Giustizia da realizzare in project financing nell'area dello stadio San Nicola. Certo, quelli sono suoli agricoli ma il Comune di Bari è pronto ad approvare una variante al Prg.

Nel 2004 l'immobile di via Nazariantz viene sottoposto a sequestro dalla stessa Procura con facoltà d'uso (per evitare la paralisi della funzione giudiziaria). Dal 2004, con l'elezione a sindaco di Michele Emiliano, si blocca l'iter Pizzarotti: per un'opera del genere non basta una ricerca di mercato che viceversa viola le norme sui pubblici appalti.

Torniamo in via Nazariantz: la situazione precipita anno dopo anno: infiltrazioni d'acqua, stanze inagibili, invasione di topi, bagni rotti, ascensori bloccati. Nel 2016 vengono fatte le prime opere urgenti. Il 24 maggio 2018 viene revocata l'agibilità dell'immobile ritenuto dai periti "a rischio crollo". Le udienze vengono sospese, si rende necessario il trasloco. A giugno la Protezione Civile allestisce una tendopoli sul piazzale di via Nazariantz.

Torna dunque prepotente l'ipotesi di una sede unica degli uffici giudiziari. Il sindaco Antonio Decaro ricorda che fin dal 2014 l'amministrazione intende realizzare un nuovo Polo giudiziario nell'area delle ex Casermette nel quartiere Carrassi. Nel frattempo si cerca una sede provvisoria dove spostare il polo penale la cui attività viene smembrata in varie sedi fino all'individuazione della ex Torre Telecom di via Dioguardi, nel rione Poggiofranco. Il trasferimento si compie nel settembre 2019. Nel luglio 2019, invece con i fondi a disposizione (97 milioni di euro) Decaro firma a Roma un protocollo per avviare i lavori nell'area delle ex Casermette. In via Dioguardi, invece, appare subito evidente l'inadeguatezza degli ambienti, troppo piccoli per ospitare il popolo quotidiano di magistrati, avvocati, personale amministrativo, forze di polizia, cittadini. Dal marzo 2020, l'emergenza sanitaria aggrava perfino la situazione.

Non a caso Decaro alla fine del 2020 torna a scrivere alle più alte cariche dello Stato per sollecitare l'avvio delle procedure per il Parco della Giustizia alle ex Casermette. Nei giorni scorsi, in sede di Commissione Manutenzione, viene infine illustrato il cronoprogramma per la realizzazione del Parco: il primo lotto sarà pronto nel 2028.

La doccia fredda è datata 9 marzo quando, in sede di Commissione manutenzione, si scoprono i tempi del crono-progamma per la realizzazione del Parco della Giustizia di Bari nell'area delle ex Casermette. Data di consegna del primo lotto: anno 2028. Tutti saltano sulla sedia. L'Associazione nazionale magistrati invoca subito "l'immediata convocazione di un tavolo urgente di confronto, discussione e programmazione dei futuri interventi, al quale possano partecipare i rappresentanti dell'avvocatura, della magistratura associata, degli enti territoriali e del Ministero insieme ai sottosegretari alla Giustizia e ai capi degli uffici giudiziari baresi".

Al momento, tuttavia, del "tavolo urgente" non c'è alcuna traccia. Anche gli avvocati hanno fatto sentire la propria voce allarmata. Il presidente dell'Ordine forense Giovanni Stefanì: "Perché rassegnarsi alla burocrazia e alle lungaggini quando in Italia abbiamo esempi di procedure straordinarie in grado di risolvere emergenze gravi come il ponte di Genova e come effettivamente è, oggi, l'edilizia giudiziaria barese? In quel caso lo Stato è riuscito a dare risposta a una situazione di sofferenza di quella comunità che, in due anni, si è vista restituire una grande opera infrastrutturale fondamentale, molto più complessa e difficile per la sua progettazione e realizzazione rispetto a una cittadella giudiziaria".

Genova sì, Bari no? Qualcuno al Governo sta ignorando volutamente il disastro barese dell'edilizia giudiziaria, o non si è compresa la gravità nella sua pienezza. Eppure basterebbe rileggere le parole del presidente della Corte d'Appello di Bari Franco Cassano che, inaugurando l'anno giudiziario il 30 gennaio scorso, ha detto tra l'altro: "il palazzo di via Dioguardi s'è rivelato angusto, al punto che è impossibile svolgere l'ordinaria attività, nel rispetto delle regole sul distanziamento sociale. Non ci sono luoghi dove celebrare i processi con molti imputati.

Il palazzo di p.zza De Nicola è vecchio di 60 anni ed interessato da più cantieri. I lavori di rifacimento della facciata sono fermi dal 2017, quelli di rifacimento del piazzale antistante procedono stancamente. L'impianto di riscaldamento di un'intera ala del palazzo non funziona. I lavori di esecuzione dell'impianto antincendio, che interesseranno tutti gli ambienti del palazzo, non sono neppure ipotizzabili, se prima non si chiudono gli altri tre cantieri. Non ci si può illudere di proseguire così". La richiesta del presidente Cassano: "Procedure semplificate per accelerare la realizzazione del Parco della Giustizia, un Commissario straordinario per attuarle".

 

 

 

 

 

 

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