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Gran Bretagna. Se chi difende Sarah finisce n manette PDF Stampa
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di Elena Stancanelli


La Stampa, 15 marzo 2021

 

Ci stiamo facendo prendere la mano dall'idea di emergenza? Se sì, facciamo attenzione. Perché manifestare è un diritto. E manifestare in maniera pacifica non può essere messo in discussione da nessuna condizione. La veglia per la morte di Sarah Everard, dalle immagini che abbiamo, era una manifestazione pacifica.

Il video del poliziotto che ammanetta la giovane donna, inerte e silenziosa, non ha nessuna spiegazione plausibile se non l'abuso di potere. Insieme alla totale e intollerabile mancanza di coscienza di quello che stava accadendo, del dolore e dell'opportunità, della necessità, di sottolinearlo, di gridarlo, di portarlo in piazza. Che risulta ancora più detestabile dal momento che, almeno per adesso, la persona accusata del delitto è un poliziotto.

Sarah Everard tornava a casa di sera, camminando in una zona tranquilla, ed è stata uccisa. Molte persone sono andate a testimoniare la loro solidarietà per un crimine spaventoso e ci saremmo aspettati la stessa solidarietà, un composto e solidale rispetto da parte dei poliziotti incaricati di essere presenti a quella manifestazione. Sarebbe stato un bel gesto, di più, un gesto dovuto, che le forze dell'ordine si fossero messe dalla stessa parte di chi manifestava.

E invece si sono fatti notare per un atto di forza sproporzionato e inutile. Siamo tutti quanti chiamati, da più di un anno, a reagire con razionalità a un tempo irrazionale e violento. Che ci costringe a comportamenti innaturali, a uscire dal nostro egoismo e vincolare la nostra libertà a quella del nostro prossimo. Ci siamo dovuto prendere cura della salute dei più deboli, diminuendo i nostri spazi, chiudendoci in casa. È uno sforzo che stiamo facendo tutti, più o meno facilmente. Le immagini che abbiamo visto ieri ci fanno infuriare, più di quanto accadrebbe in una condizione normale.

Le donne, lo abbiamo detto molte volte, hanno patito più degli uomini gli effetti della pandemia. Hanno perso il lavoro in percentuale quasi doppia rispetto ai colleghi maschi e subìto un incremento della violenza domestica e familiare. Il numero delle donne uccise dagli uomini cresce, e il caso di Sarah Everard è un esempio.

Dovremmo tutti quanti, uomini e donne, manifestare contro questa situazione. Dovremmo sapere, essere certi, che se manifestiamo i poliziotti sono dalla nostra parte. È molto pericoloso che in una condizione come questa, in cui le democrazie sono stressate economicamente e psicologicamente da un evento tanto eccezionale, si crei una spaccatura, una mancanza di fiducia tra i cittadini e chi lavora per garantire la loro sicurezza.

Di fronte a un delitto come quello di Londra dovremmo rabbrividire, vergognarci per aver creato società nelle quali una donna non può tornare a casa da sola, camminare al buio senza rischiare di essere aggredita. E la polizia ha un compito preciso: garantire che la nostra legittima rabbia abbia lo spazio che le serve per essere espressa. Perché il pericolo non è manifestarla, ma nasconderla, e trasformarla in rancore.

 

 

 

 

 

 

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