Lunedì 29 Novembre 2021
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage


sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

 

Login



 

 

Marocco. Il digiuno in cella di Maati Monjib PDF Stampa
Condividi

di Paolo Lepri


Corriere della Sera, 13 marzo 2021

 

Lo storico marocchino, imprigionato con un pretesto, si batte per la verità. "Sono vittima di una persecuzione per la mia attività in difesa dei diritti umani", denuncia lo storico marocchino Maati Monjib, che ha iniziato una settimana fa uno sciopero della fame nel carcere di Al-Arjat a Salè, la citta che guarda, dall'altra parte del fiume Bou Regreg, la capitale di un regno che Mohammed VI non ha affatto reso più democratico come aveva promesso dieci anni fa quando soffiava il vento delle "primavere arabe".

L'arresto di questo professore di studi africani, figura importante nel mondo della cultura marocchina, è avvenuto proprio a Rabat, alla fine del 2020. Otto agenti, scesi da due veicoli, lo hanno prelevato all'uscita di un ristorante. Un'accusa pretestuosa, "riciclaggio di denaro" (utilizzata spesso nei regimi illiberali contro gli oppositori), gli ha impedito di essere presente al processo conclusosi il 27 gennaio con una condanna a un anno di reclusione per "attentato alla sicurezza dello Stato" e "frode". "Mettendomi in prigione arbitrariamente - ha detto - mi hanno anche impedito di difendermi".

Cinquantanove anni, nato a Benslimane, Monjib è rientrato in patria dopo un dottorato all'estero nel 1999, in un momento nel quale l'ascesa al trono del figlio di Hassan II aveva fatto sperare nell'avvio di un'epoca nuova. Le illusioni di un tempo sembrano ora finite dopo tante battaglie contro un sistema politico totalmente dominato dalla makhzen, la corte reale. "L'opposizione è oggi rappresentata da intellettuali e giornalisti - ha detto in una intervista pubblicata sul sito del Carnegie Endowment for International Peace - e non dalle forze politiche compromesse con il potere".

"Agli "Islamisti del re" - scrive Adel Abdel Ghafar della Brookings Institution - è consentito governare fino a quando non vengono varcate le linee rosse tracciate dal palazzo. Chi come Monjib le oltrepassa diventa un bersaglio del regime". È accaduto anche al giornalista Omar Radi, in detenzione provvisoria da giugno, perseguito per un tweet critico contro le autorità. Di fronte a tutto questo la comunità internazionale ha il dovere di muoversi. Intanto, il professore di Rabat non sembra avere paura: "Prometto a tutti che dirò la verità in modo risoluto".

 

 

 

 

 

 

Federazione-Informazione




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it