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Congo. La guerra per coltan & cobalto, liquirizia amarissima che sa di sangue PDF Stampa
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di Roberto Saviano


Corriere della Sera, 13 marzo 2021

 

Un uomo giovanissimo scende in un pozzo della miniera di coltan. Ragazzini e bambini sono molto richiesti per questi lavori perché più agili, più piccoli ed elastici: si muovono meglio in spazi angusti. La mortalità è altissima per la velocità di scavo: il coltan somiglia a scaglie di liquirizia e sta in cunicoli messi di rado in sicurezza, che rovinano sui minatori. Una liquirizia amarissima, che lascia in bocca il sapore del sangue. Sono cresciuto tra minerali, mia madre mineralogista è stata direttrice del Real Museo Mineralogico di Napoli e ha passato tutta la vita a studiarli. Tra quelle mura mi sentivo circondato da qualcosa di eterno. I minerali non mi hanno mai comunicato pericolosità, solo un incredibile fascino che mi pareva però statico rispetto a musica, poesia, filosofia.

La verità delle pietre mi sembrava fredda, scientifica, chimica. Crescendo ho capito che mi sbagliavo: nella potenza dei minerali c'è la storia viva, pulsante, della Terra. L'unica bibliografia del pianeta, la nostra storia di specie, la si può leggere solo nelle profondità abissali. Ricordo che c'era, al Real Museo, un piccolissimo diamante che veniva sistematicamente nascosto per evitare che sfondassero la vetrina per rubarlo. C'erano minerali ben più preziosi, ma l'istinto verso il diamante sarebbe stato diverso e non abbisognava di conoscenze di mercato. Bastava dire: diamante. La sola parola rimandava a qualcosa di inarrivabile. Qualcosa di luminosissimo che si può trovare solo nell'abisso, e che conduce all'abisso. La fotografia di questo articolo l'abisso lo racconta, l'abisso in cui sprofonda l'Africa, ricca di tutto ciò che di più prezioso esista e depredata di quanto di più prezioso esista.

Diamanti, certo. Oro, sempre oro. Ma il nuovo oro generato dalla fame della tecnologia si chiama coltan e cobalto. Senza coltan e cobalto non si potrebbe conservare nessuna energia in nessun dispositivo. Ora mi addentro in una terra che per anni ho attraversato - la terra dei minerali - ma resta un mondo fantastico. Il coltan è una miscela complessa di due minerali dal nome letterario: la columbite e la tantalite. "Nel 1801", mi racconta mia madre, "Charles Hatchett ritenne di aver scoperto un nuovo elemento chimico: chiamò questa "nuova terra" columbium, in onore di Cristoforo Colombo, e il minerale che lo conteneva columbite". Oggi il nome columbium è stato sostituito da niobio, ma il minerale resta la columbite. Anche la tantalite ha un nome letterario: nel 1802, A. G. Ekeberg la chiamò così perché, non sciogliendosi negli acidi, gli ricordò di re Tantalo, gettato nel Tartaro e condannato in eterno ad avere una fame e una sete che nessun cibo né l'acqua avrebbero mai placato.

Nonostante l'unione di due nomi così romantici, il coltan è il vero responsabile, con il cobalto, di conflitti insanabili (anche il cobalto ha un'etimologia affascinante, dal greco kobalos, coboldo: leggenda vuole fosse proprio un coboldo a ingannare i minatori e a far trovare cobalto invece di metalli preziosi). In Congo le fazioni in guerra per cobalto e coltan sono finanziate da società di mezzo mondo: americane, russe, cinesi, francesi, belghe. Una guerra mondiale che combattono le etnie locali. La morte dell'ambasciatore italiano Luca Attanasio ci ha mostrato come la nostra distrazione verso uomini capaci come lui si interrompa solo per eventi tragici. Attanasio conosceva il Congo nel profondo, ma di rado in Italia i conoscitori dell'Africa trovano spazio e attenzione per poter raccontare, ad esempio, le dinamiche di migrazione e sfruttamento, il disinteresse che rende interi Paesi terra di saccheggio.

Cobalto e coltan sono sistematicamente saccheggiati e hanno messo il Congo al centro del mondo della guerriglia: fazioni di volta in volta sostenute e armate dagli interessi di tutte le restanti aree del pianeta, tutti parimenti coinvolti nella infinita guerra mondiale congolese. Forse è proprio questa la parola che bisognerebbe usare per i conflitti africani: mondiali. La foto mostra un uomo giovanissimo che scende in un pozzo della miniera di coltan. Spesso sono impiegati bambini e ragazzini, soprattutto nelle gallerie a cielo coperto. Sono molto richiesti perché più agili, più piccoli ed elastici, adatti a spazi angusti. La mortalità è altissima per la velocità di scavo: il coltan somiglia a scaglie di liquirizia ed è in cunicoli raramente messi in sicurezza, che rovinano addosso ai minatori. Liquirizia amarissima, che lascia in bocca il sapore del sangue.

 

 

 

 

 

 

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