Mercoledì 21 Aprile 2021
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage


sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

 

Login



 

 

Detenuti 41bis esclusi da colloqui Skype con figli, deciderà la Corte costituzionale PDF Stampa
Condividi

agi.it, 8 marzo 2021


La Corte costituzionale dovrà sciogliere il nodo ovvero se è legittimo escludere i detenuti sottoposti al 41 bis, dai colloqui via Skype con i figli minori. Il 41 bis è il regime speciale a cui sono sottoposte alcune categorie di detenuti, a partire da boss di mafia e terroristi. Ed ora la Corte costituzionale si appresta a decidere sulla possibilità che questo tipo di detenuti possa colloquiare tramite Skype con i figli minori. Il 9 marzo il tema sarà trattato in udienza pubblica.

All'origine c'è il caso di un detenuto sottoposto al carcere duro che si era visto rifiutare i colloqui via Skype con la figlia di 5 anni e che per questo si era rivolto al Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria. Le conversazioni via Skype sono stati introdotti nelle carceri con l'emergenza Covid, in sostituzione degli incontri diretti, per evitare il diffondersi del contagio e nello stesso tempo per garantire il diritto del detenuto al mantenimento delle relazioni affettive. Li ha previsti l'articolo 4 del decreto-legge 10 maggio 2020, n. 29.

Le norme però non fanno riferimento ai detenuti sottoposti al regime del carcere duro e proprio per questo i giudici reggini dubitano della loro costituzionalità, dubbi che investono anche lo stesso l'articolo 41-bis della riforma penitenziaria del 1975, visto che non prevede che i colloqui sostitutivi con i figli minorenni possono essere autorizzati a distanza, in alternativa a quelli telefonici, con modalità audiovisive.

Tutto questo per i giudici si traduce in una disparità di trattamento dei figli minorenni dei detenuti sottoposti al regime speciale rispetto a quelli dei detenuti comuni, e nella lesione dei loro diritti inviolabili, come quello di mantenere i rapporti affettivi con il genitore in carcere, a tutela del corretto sviluppo della loro personalità e del loro benessere psico-fisico. I giudici denunciano perciò la violazione di una serie di norme della Costituzione (articoli 2, 3, 30 e 31) oltre che dell'articolo 27, perché fondamentale per il recupero sociale del reo è il mantenimento dei rapporti familiari e soprattutto genitoriali. Sarebbe leso anche l'articolo 117 della Costituzione, in riferimento agli articoli 3 e 8 della Carta europea dei diritti dell'uomo, che vietano pene inumane e degradanti e garantiscono il rispetto alla vita familiare.

 

 

 

 

 

 

Federazione-Informazione




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it