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La mossa di Cartabia: cambiare la prescrizione senza umiliare i 5 stelle PDF Stampa
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di Errico Novi

 

Il Dubbio, 6 marzo 2021

 

Marta Cartabia chiede di cambiare la prescrizione senza strappi. Martedì nuovo vertice di maggioranza. Lunedì 15 marzo l'intervento nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato. Poi la ministra chiederà ai partiti una sintesi, che superi la norma Bonafede. Altrimenti a fine mese sarà lei a prendere l'iniziativa.

È l'ora. Certo, detto così sembra il finale di una tragedia. Non lo sarà. Né per il Movimento 5 Stelle né per chi, come Marta Cartabia e alcuni leader di maggioranza, dovrà dirigere il lungo addio alla legge Bonafede. Ma intanto si può parlare di un piccolo drammatico passaggio destinato a consumarsi nella coalizione di governo. Sulla giustizia penale, of course.

Cambierà la prescrizione. Nel giro di qualche settimana sapremo come. E lo sapremo in parte martedì prossimo, giorno in cui la guardasigilli ha fissato un vertice di maggioranza a via Arenula (da svolgersi almeno in parte "in presenza"). Se ne saprà di più e meglio la settimana ancora successiva, a un'ora e un giorno esatti, cioè lunedì 15 marzo alle 15: in quella occasione Cartabia esporrà le linee programmatiche in commissione Giustizia alla Camera, e poco dopo lo farà in Senato.

Si capirà (quasi) tutto il 29 marzo, quando scade il termine degli emendamenti alla riforma del processo penale. In quel ddl è incistato il lodo Conte bis, ed è lì che in un modo o nell'altro si cercherà di rimettere a posto la prescrizione soppressa da Bonafede.

I protagonisti del vertice (e della trattativa) - Primo step martedì prossimo dunque. Due giorni fa la ministra della Giustizia ha fatto partire gli inviti per il vertice. Ci saranno i presidenti delle due commissioni Giustizia: Mario Perantoni, deputato 5 stelle, e Andrea Ostellari, senatore leghista. Con loro i sottosegretari alla Giustizia, pure connotati con bilanciata giustapposizione: la pentastellata Anna Macina e l'azzurro Francesco Paolo Sisto. In più, il folto numero dei capigruppo di maggioranza nelle due commissioni. Certamente presenti dunque i protagonisti del dibattito sul ddl penale alla Camera, da Enrico Costa di Azione a Giovanni Bazoli del Pd, da Pierantonio Zanettin di Forza Italia e Carla Giuliano dei 5 stelle fino a Federico Conte di Leu e Lucia Annibali di Italia viva. Il primo autore dell'omonimo lodo, la seconda titolare dell'emendamento anti Bonafede.

Non ci sarà un dibattito serrato. Ma una intesa sul metodo sì: si discute, si avanzano proposte, non si scatenano guerre. Dai colloqui che la guardasigilli ha avuto con diversi esponenti dei partiti di maggioranza è emersa fra l'altro una sua precisa intenzione: nessuno deve essere mai messo nelle condizioni di sentirsi isolato ed escluso dal dialogo. Vale anche per il Movimento 5 Stelle in materia penale e in particolare per la prescrizione di Bonafede. Cosa esattamente ne potrà conseguire, non è scontato. Ma una cosa è certa: gli emendamenti che modificano la legge cara ai 5 stelle non saranno affatto proibiti. E soprattutto, non si può escludere che sia proprio la ministra a proporre non una piccola azione di microingegneria legislativa, ma un complesso di interventi che rimodellino il ddl penale del suo predecessore su alcuni aspetti. Prescrizione compresa.

Il ruolo di Enrico Costa - È possibile che finisca proprio così. Non è scontato. Ma c'è un aspetto da cui dipende molto. E riguarda Enrico Costa, il parlamentare che più di tutti, in assoluto, si è battuto contro la norma di Bonafede. Cartabia gli ha espresso sincero apprezzamento per la scelta di annunciare prima di altri il ritiro degli emendamenti anti Bonafede dal decreto Milleproroghe. Alla mossa del deputato di Azione (ed ex viceministro alla Giustizia con FI) è seguita l'adesione al disarmo da parte di Forza Italia, Lega e Italia viva. E ancora, la prima riunione con Cartabia a Montecitorio subito dopo il voto di fiducia a Mario Draghi, poi il no con sfumature variate all'emendamento trappola lanciato da Fratelli d'Italia in Aula.

Costa è considerato interlocutore non eludibile anche dal Pd, che aveva suggerito per lui un incarico da relatore sul ddl penale, ora ricoperto dal dem Franco Vazio e dalla 5 stelle Giulia Sarti. Non si può escludere il sorprendente avvicendamento fra uno dei due deputati dell'ex maggioranza giallorossa e Costa, che prenderebbe il timone di un ddl scritto dal suo grande avversario, l'ex guardasigilli. In tal caso, la ministra Cartabia potrebbe affidare proprio al deputato di Azione uno sforzo di sintesi sulla riforma del processo, che comprenda anche la modifica della prescrizione.

Cambia la prescrizione, ma non solo - È un'ipotesi realistica anche perché il deputato di Azione avrebbe già messo a punto un pacchetto integrato di modifiche, che vanno dal recupero di una vecchia proposta sua e di Gaetano Pecorella con cui diventa necessario far precedere l'interrogatorio all'eventuale misura cautelare detentiva, fino alle diverse modifiche che includerebbero anche la prescrizione per fasi. L'articolato disegno riformatore prevede la decadenza dell'azione penale come sanzione per il mancato rispetto di tempi limite massimi (anche nella fase delle indagini) e modellati in base alla complessità. Nel caso dei maxi processi di mafia, per intenderci, i tempi limite resterebbero molto lunghi.

Costa potrebbe dunque tentare un dialogo anche con i 5 Stelle su tale impostazione, che peraltro riprende molte proposte della "vecchia" commissione ministeriale Fiorella, riferimento cruciale per ogni ipotesi seria di revisione sul processo. E se l'ex viceministro si mostrasse disponibile a superare la prescrizione di Bonafede senza rinunciare alla mediazione, l'iniziativa resterebbe sua. Se invece il dialogo non funzionasse, Cartabia prenderebbe l'iniziativa e probabilmente avanzerebbe lei, come ministra, una proposta di revisione del ddl che intervenga su diversi aspetti. Prescrizione inclusa, comunque.

Ma l'intento della guardasigilli sembra orientato a promuovere, da martedì in poi, il più possibile una soluzione concertata fra le forze di maggioranza. Graduale ma efficace. Preferirebbe che il Movimento 5 Stelle non finisse all'angolo. Né che succeda ad altri con provvedimenti altrettanto controversi, come la riforma del Csm, di cui pure si parlerà martedì. La guardasigilli esporrà l'ipotesi, essenziale per il Recovery plan, di un decreto che anticipi alcuni aspetti della nuova giustizia civile, in particolare sulla crisi d'impresa. Ma soprattutto, chiederà di avere uno sguardo costituzionale, il meno ideologico possibile. A tutti. A Costa come ai pentastellati. Risolvere, senza mortificare nessuno. Ma senza nemmeno eludere le scadenze.

 

 

 

 

 

 

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