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Dana Lauriola. Anche i magistrati firmano per liberare l'attivista no-Tav PDF Stampa
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di Giulia Merlo


Il Domani, 6 marzo 2021

 

È partito un appello per la liberazione di Dana Lauriola condannata a due anni per violenza privata. Aveva partecipato al blocco di un casello autostradale durato venti minuti. Sta prendendo corpo la mobilitazione per chiedere di liberare l'attivista no Tav Dana Lauriola, in carcere da quasi sei mesi in esecuzione di una condanna a due anni per il reato di violenza privata. L'appello lanciato il 4 marzo e indirizzato alla ministra della Giustizia, Marta Cartabia, al garante nazionale dei detenuti Mauro Palma e a quello di Torino Bruno Mellano, ha già raccolto oltre 200 firme di intellettuali, politici, professori, avvocati e anche magistrati.

La trentottenne Dana Lauriola, storica attivista No Tav, è stata arrestata la notte del 17 settembre 2020 dalla sua casa di Bussoleno, in Val di Susa e sta scontando nel carcere di Torino Le Vallette una condanna di due anni per violenza privata e interruzione aggravata di servizio di pubblica necessità, confermata dalla Cassazione.

I fatti risalgono al 2012, quando Lauriola partecipò a una protesta contro la Torino-Lione durante la quale 300 persone bloccarono per circa venti minuti il casello autostradale di Avigliana, sulla Torino-Bardonecchia, alzando le sbarre del pedaggio e facendo passare gli automobilisti senza pagare, bloccando con il nastro adesivo l'accesso ai tornelli del casello. Il danno quantificato è stato di 777 euro di pedaggi non pagati, già rimborsati dagli attivisti. L'avvocato di Lauriola, Claudio Novaro, aveva commentato l'arresto e la decisione del tribunale di Torino di non accogliere la richiesta di misure alternative definendola "incomprensibile" e "del tutto stonata rispetto alle relazioni dei servizi sociali che hanno perorato la messa in prova, invece il tribunale la ha mandata in carcere". Oltre al rifiuto delle misure alternative, nel gennaio scorso la direttrice del carcere ha fatto richiesta al tribunale di sorveglianza di censurare la posta di Lauriola, con la motivazione di un tentativo di fare propaganda dentro la struttura detentiva. Il magistrato, però, ha rigettato la domanda per "mancanza di fatti aderenti a tale richiesta".

L'appello indirizzato alla ministra Cartabia si fonda proprio sul rigetto dell'istanza di misure alternative: "Denunciamo, da un lato, l'evidente sproporzione tra i fatti (commessi senza violenza alle persone e con un danno patrimoniale di assoluta modestia) e la pena e, dall'altro, la sorprendete anomalia della mancata concessione di una misura alternativa al carcere (pur consentita dalla legge e coerente con le condizioni soggettive di Dana). Il nostro stupore e la nostra preoccupazione, poi, aumentano guardando alle motivazioni con cui l'istanza di misura alternativa è stata respinta: Dana non può beneficiare della pena alternativa e, quindi, merita il carcere per aver tenuto fermi i propri "ideali politici" e la propria opposizione al Tav e perché abita nella valle".

Tra i firmatari, che sono oltre duecento, ci sono l'ex deputato Luigi Manconi e Luciana Castellina, la scrittrice Michela Murgia e la saggista Lea Melandri, le registe Sabina Guzzanti e Emma Dante, il vignettista Sergio Staino ma anche il pm del processo sulla trattativa stato-mafia Vittorio Teresi, l'ex magistrato e membro del Csm Giovanni Palombarini e la magistrata e relatrice speciale dell'Onu sulla tratta degli esseri umani, Maria Grazia Sammarinaro.

 

 

 

 

 

 

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