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Migranti. "Se aiutare chi scappa dalla tortura è reato allora sì: sono colpevole e lo sarò sempre" PDF Stampa
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di Simona Musco


Il Dubbio, 6 marzo 2021

 

Lo sfogo di Casarini dopo l'inchiesta sulle ong. "Sono colpevole". Luca Casarini, l'attivista delle ong, riprende possesso del suo account Facebook a pochi giorni dal sequestro di telefoni e pc deciso dalla procura di Ragusa. L'inchiesta che lo vede coinvolto si basa sull'accusa più infamante per chi, come lui, si avventura in mare per salvare le persone che scappano da fame e guerra: favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

"Un reato - scrive - che già per il nome che porta non riconosco e non accetto, né davanti allo Stato né davanti a nessuno. Sono accusato di aver aiutato degli esseri umani a raggiungere un luogo dove non li attendessero campi di concentramento, torture, sevizie, morte. Lo rivendico davanti a chiunque, sono colpevole fino in fondo di questo".

Lo dice a gran voce e senza paura, parlando di "accuse false" e di uno scandalo "di quelli che piacciono tanto agli odiatori di professione". Ma tutta la sua vita, dice, ruota attorno a questo, il soccorso in mare. Non si sente un eroe, né una vittima, piuttosto un privilegiato: per l'amore della sua famiglia, per aver conosciuto cosa può l'amore verso gli altri e perché è circondato da persone che, come lui, salvano vite. "Le cose infamanti messe in piedi per distruggere cadranno, come cadono le cose costruite sul fango", aggiunge. "Volete impedire il soccorso in mare e in terra, ma non avete il coraggio di dirlo chiaramente, e per questo vi inventate di tutto". Ma Casarini rifarebbe ogni cosa. E appena potrà ricomincerà a farlo, "con più forza, con ogni mezzo, con tutti gli aiuti che troverò per farlo, costi quel che costi.

Perché ne vale la pena". Perché il pensiero va sempre lì: "Alle donne, uomini e bambini che sono ancora nei campi di concentramento in Libia. Penso a come si può fare per aiutarli a fuggire, per salvarli, per impedire che li uccidano o che li torturino. Se questo è un reato, sono colpevole. Lo sarò sempre".

 

 

 

 

 

 

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