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Iraq. Il Papa prega fra droni e cecchini: "Basta massacri, siate artigiani di pace" PDF Stampa
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di Domenico Agasso


La Stampa, 6 marzo 2021

 

Una capitale super-blindata ha accolto Francesco. Dopo la tappa al palazzo presidenziale, la visita alla cattedrale. Oggi l'incontro con Al-Sistani. Sui tetti dell'Hotel Babylon, lungo Karada Street, dove alloggiano i giornalisti di tutto il mondo a seguito del Papa, alcuni cecchini tengono lo sguardo puntato in basso verso l'ingresso, mentre altri passeggiano armati scrutando l'orizzonte di questa surreale giornata irachena. Francesco, il primo Pontefice a camminare in Mesopotamia sulla terra di Abramo, giunge in una Baghdad blindatissima e in lockdown. Militarizzata e spettrale.

Attorno al Pontefice appena atterrato volteggia un drone, mentre la banda suona la "Sinfonia n. 9" di Beethoven. Bergoglio si sposta dall'aeroporto al palazzo presidenziale con una vettura anti-proiettile, "una Bmw 750, auto di sicurezza speciale", riferiscono fonti dell'intelligence locale. È la prima volta che in una visita internazionale Francesco la accetta, rinunciando all'abituale utilitaria. La dice lunga sul livello di allerta, che però non preoccupa più di tanto l'84enne Vescovo di Roma: "Questo è un viaggio emblematico, un dovere" verso una regione "martoriata da molti anni".

Il primo carro armato pronto all'azione lungo il tragitto papale sembra un'eccezione dimostrativa, invece è la regola: un chilometro, massimo due, ed eccone un altro, e un altro ancora. Si alternano i modelli dei veicoli da fuoco come le divise: esercito e polizia, polizia e militari. Posti di blocco. Mitra sempre rigorosamente spianati. Ovunque. E chi si sofferma per qualche secondo in spazi troppo aperti, dove si può diventare facili bersagli, ecco il "caloroso" invito a circolare. Gli agenti in borghese sono riconoscibili, anche perché la "folla" non c'è e non può esserci. Ci sono solo alcuni capannelli festanti di persone, con bandierine irachene e vaticane e cartelli di "Benvenuto", ma non si può stare troppo assembrati. Il resto è deserto, quasi tutti i negozi sono chiusi, gli unici colori sono il verde delle palme e il bianco e giallo del Vaticano sui cartelloni di accoglienza. In lontananza tre ragazzini giocano e si rincorrono, indifferenti al convoglio e alle restrizioni anti-contagio.

La prima meta di Bergoglio è il palazzo presidenziale, già luogo preferito da Saddam Hussein per incontrare i capi di Stato. Nel corso degli anni è stato anche residenza di Saddam, sede dell'amministrazione provvisoria a guida americana, Ambasciata statunitense. Ieri ha sentito risuonare il primo discorso del Papa. Davanti ai politici Francesco dice di "venire come penitente che chiede perdono al Cielo e ai fratelli per tante distruzioni e crudeltà". Grida al mondo: "Tacciano le armi! Se ne limiti la diffusione, qui e ovunque!". E poi, la stilettata contro "gli interessi di parte", in particolare "quegli interessi esterni", di attori evidentemente non iracheni, "che si disinteressano della popolazione locale". Già ai tempi di Buenos Aires Bergoglio aveva organizzato preghiere per la pace in Iraq, perplesso di fronte all'invasione americana. Al contrario si deve "dare voce ai costruttori, agli artigiani della pace! Basta violenze, estremismi, fazioni, intolleranze!".

Il Pontefice ha nel cuore un piccolo popolo perseguitato da sempre: "Tra i tanti che hanno sofferto, gli yazidi, vittime innocenti di insensata e disumana barbarie, perseguitati e uccisi a motivo della loro appartenenza religiosa, e la cui stessa identità e sopravvivenza è stata messa a rischio". Il Papa lancia anche un appello "alla comunità internazionale" perché svolga un ruolo di pacificazione nel Medio Oriente, ma "senza imporre interessi politici o ideologici".

Il rumore degli elicotteri militari che sorvolano Baghdad è la "colonna sonora" della giornata. La Cattedrale di Sayidat al-Nejat (Nostra Signora della Salvezza) il 31 ottobre 2010 fu attaccata dall'Isis durante la messa. I miliziani uccisero 48 persone, tra loro due preti, oggi sepolti nella cripta. Restarono a terra anche 70 feriti. Il Papa percorre il tappeto rosso simbolo del sangue del martirio, e poi parla a vescovi e preti. Ricorda i "nostri fratelli e sorelle morti nell'attentato terroristico. La loro morte ci ricorda con forza che l'incitamento alla guerra, gli atteggiamenti di odio, la violenza e lo spargimento di sangue sono incompatibili con gli insegnamenti religiosi". E rammenta "tutte le vittime di violenze e persecuzioni, appartenenti a qualsiasi comunità religiosa".

Monsignor Paul Richard Gallagher, "ministro degli Esteri" vaticano, quasi mai rilascia dichiarazioni. Eppure, non esita a definire i giorni iracheni "tra i più importanti del pontificato, che sarà ricordato anche per questo viaggio".

 

 

 

 

 

 

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