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Sicilia. Primo passo per la nascita dei poli universitari penitenziari PDF Stampa
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di Serena Termini


redattoresociale.it, 5 marzo 2021

 

Saranno dentro le sedi di Palermo, Catania, Messina ed Enna. In Italia sono 80 gli istituti in cui viene garantita l'istruzione universitaria, con la collaborazione di 37 atenei (compresi i 4 siciliani). Il garante Fiandaca: "La nascita dei poli universitari permetterà ai detenuti di rimanere nelle carceri dell'Isola".

Anche in Sicilia verrà presto offerta alle persone detenute degli istituti di pena e a coloro che sono in esecuzione penale esterna la possibilità di potere accedere agli studi universitari. Si tratta del riconoscimento dei poli universitari penitenziari stabilito da un accordo-quadro di collaborazione, firmato giovedì scorso, a Palazzo Orleans tra il garante dei diritti dei detenuti della Regione Siciliana Giovanni Fiandaca, il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria in Sicilia Cinzia Calandrino insieme al presidente della regione Nello Musumeci e l'assessore regionale alla formazione e istruzione Roberto Lagalla con i delegati degli atenei delle Università di Palermo, Catania, Messina ed Enna "Kore".

In Italia sono 80 gli istituti penitenziari in cui viene garantita l'istruzione universitaria, con la collaborazione di 37 atenei (compresi i quattro siciliani), per un totale di circa 1000 studenti detenuti iscritti. Per il 60% si tratta di detenuti in regime di media sicurezza, per il 34% di alta sicurezza, per l'1,5% di detenuti con il 41 bis. Solo il 2% degli studenti universitari detenuti è rappresentato da donne.

In particolare le attività svolte dai poli in Sicilia offriranno alle persone detenute percorsi formativi universitari utili alla riabilitazione psico-sociale, con ricadute positive nel percorso di recupero, sia durante che dopo la detenzione. Alle attività formative dei poli, il provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria e le università dedicheranno risorse e professionalità, coinvolgendo enti e istituzioni presenti sul territorio, comprese le associazioni di volontariato e terzo settore che operano nelle carceri dell'Isola. Nello specifico, la regione si impegnerà a contribuire alle spese necessarie attraverso gli strumenti finanziari che daranno il supporto operativo al raggiungimento delle finalità del progetto.

In Sicilia esistono 23 istituti penitenziari per un totale di 6 mila persone detenute. A parlare su come si articoleranno a livello organizzativo i quattro poli è il garante dei detenuti dell'Isola Giovanni Fiandaca. "Essendo stato anche un professore universitario di lungo corso, questo accordo, certamente, realizza un desiderio che avevo da tempo - afferma il garante Giovanni Fiandaca - che in questo caso interagisce anche con il mio ruolo di garante dei diritti.

E' giusto che anche in Sicilia, così come avviene già nelle carceri di altre città italiane, si possano attivare i poli universitari dentro le realtà carcerarie. Tra l'altro è lo stesso ordinamento penitenziario che riconosce l'istruzione come primo elemento del trattamento rieducativo volto al reinserimento sociale delle persone detenute.

In questo caso la promozione di un più elevato livello di cultura costituisce un presupposto importante per generare nella persona detenuta maggiore disponibilità al trattamento rieducativo. Sappiamo anche che le persone che potranno accedere a questi studi sono un numero limitato perché, statisticamente, rispetto all'istruzione media dei detenuti del nord Italia, nelle regioni meridionali, la popolazione carceraria presenta un livello di istruzione e di scolarità più basso".

"La nascita dei poli universitari permetterà soprattutto ai detenuti di rimanere nelle carceri dell'Isola. In passato, infatti, ho ricevuto richieste di detenuti di trasferirsi in altre carceri dove erano presenti dei poli universitari per potere continuare gli studi. In particolare, già due anni fa, in seguito ad una mia richiesta alle direzioni delle carceri siciliane di appurare il numero dei detenuti che volevano continuare gli studi, si erano registrate circa 160 persone. Certamente sarà nostra cura, non appena si concluderà l'emergenza sanitaria, andare nei diversi istituti di pena, insieme ai delegati universitari per informare e sensibilizzare sul progetto tutta la popolazione carceraria".

"Per il momento, tra i corsi che verranno offerti, ci saranno quelli di tipo umanistico: giurisprudenza, scienze politiche e lettere - continua Giovanni Fiandaca -. I delegati universitari nominati dal rettore sono, rispettivamente due a Catania, uno a Palermo, uno a Messina e uno ad Enna. La firma dell'accordo quadro - che ha la durata di 3 anni - rappresenta l'atto costituente del progetto. Dopo questo, successivamente si dovrà procedere alla stipula degli accordi specifici tra le singole università e il provveditorato che stabiliranno che cosa insegnare e dove insegnarlo".

"Per evitare duplicazioni e dispersione di risorse ci si organizzerà in relazione alle richieste. Per esempio se si accertasse che in Sicilia 30 detenuti volessero studiare giurisprudenza, si deciderebbe che uno dei quattro poli universitari verrebbe dedicato alla giurisprudenza - aggiunge ancora il garante -. Il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria penserà a trasferire i detenuti interessati nel carcere dove sarà presente il corso universitario. I quattro poli saranno impegnati, quindi, in ambiti disciplinari diversi. Le università, dal canto loro, metteranno a disposizioni personale amministrativo e docenti dei corsi di studi specifici. Nei prossimi giorni contatterò i delegati universitari per procedere alla fase attuativa del progetto".

 

 

 

 

 

 

 

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