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Italiano ucciso in Turchia, silenzio e dolore: "Dopo tre anni la giustizia ha fallito" PDF Stampa
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di Pier Giorgio Ruggeri


Il Giorno, 5 marzo 2021

 

Il viaggio improvviso del manager Alessandro Fiori e il cadavere col cranio sfondato nel Bosforo. L'amarezza di papà Eligio: lo so già, i magistrati non faranno più nulla. Tre anni sono passati senza Alessandro Fiori e senza che i suoi carnefici siano stati assicurati alla giustizia. La scomparsa del manager di Soncino, avvenuta il 12 marzo 2018 a Istanbul, è destinata a restare ancora a lungo un mistero. Il professionista, 33 anni, aveva preso un volo per la grande città turca all'improvviso, senza avvertire nessuno. Le sue tracce si erano perse già il giorno successivo al suo arrivo: il tempo di passare per un hotel e salire su un taxi. Il padre Eligio, non riuscendo a mettersi in contatto con lui, era volato in Turchia con il fratello Sergio e avevano avviato le ricerche, chiedendo l'aiuto anche a un programma televisivo locale e ricevendo alcune segnalazioni, sempre disattese, fino al 28 marzo, quando il cadavere di Alessandro era stato trovato nelle acque del Bosforo.

Era apparso subito chiaro che il giovane non era morto annegato e che difficilmente si sarebbe potuto trattare di un incidente. Solo dopo molti ritardi, un'autopsia era stata eseguita e il medico legale aveva trovato una profonda lesione in testa, provocata da una sbarra di metallo. Omicidio, dunque. E per motivi non chiariti. Le indagini in Turchia, nonostante le pressioni esercitate dall'ambasciata italiana, non sono mai approdate a nulla e neppure in Italia la Farnesina è stata in grado di imprimere la giusta accelerazione per trovare i colpevoli. A Istanbul, poi, aveva peggiorato la situazione un paradossale continuo cambio di magistrati incaricati dell'inchiesta. E poi tanto, troppo silenzio

Eligio Fiori, padre di Alessandro, il manager 33enne scomparso in Turchia e trovato morto il 28 marzo 2018, vorrebbe conoscere la verità sulla morte del figlio e vedere assicurati alla giustizia i suoi assassini. Perché di omicidio si tratta, confermato anche dall'autopsia eseguita in Italia e ammesso dalle stesse autorità turche che però, in pratica, non hanno mai fatto partire seriamente le indagini. "Troppo tardi - dice Fiori. Tutto troppo tardi. Le indagini avrebbero dovuto partire subito. Invece...".

 

Invece un tourbillon di procuratori, ben quattro cambiati in pochi mesi, non hanno portato risultati. Cosa si sa finora?

"Mio figlio ha incontrato qualcuno che lo ha derubato. Abbiamo trovato il suo cellulare nel bidone della spazzatura davanti al suo albergo. Ci è stato riferito che un tassista è salito in camera sua e gli ha preso il portafoglio. Ci sono i prelievi fatti dal ladro con la sua carta di credito e poi ci sono le segnalazioni che vedono Alessandro vagare in città. Fino alla sua scomparsa".

 

Ma consolato e Farnesina si sono mossi...

"Per la verità, senza troppa convinzione. Solo qualche gentile lettera di sollecito. Forse la situazione politica in Turchia non era facile. Fatto è che tutto è stato fatto in modo poco convincente".

 

Le indagini proseguono?

"Il mio avvocato turco mi ha appena riferito che è stato convocato dalla procura che gli ha comunicato il solito nulla di fatto. Le indagini non sono chiuse, ma a differenza di quanto accaduto in Italia, secondo la legge turca, il delitto andrà in prescrizione allo scadere del quindicesimo anno. Ma francamente è impensabile che nel frattempo avvenga qualcosa".

 

Lei spera ancora di arrivare a una soluzione?

"No, ho capito subito che in quella situazione non si sarebbe arrivati a nulla. Eppure è stato subito chiaro che da una parte Alessandro era stato ucciso e dall'altra non si volevano trovare i suoi assassini. Forse per una questione di immagine era meglio lasciare tutto nel dubbio. A nulla, in Italia, sono valsi gli interventi della politica. L'europarlamentare Angelo Ciocca è andato a Istanbul, Lega e Movimento 5 Stelle hanno presentato interrogazioni in Parlamento. Ma il risultato è stato nullo".

 

 

 

 

 

 

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