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Puglia. Il paradosso: udienze in videoconferenza, ma tribunali senza Internet PDF Stampa
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di Chiara Spagnolo


La Repubblica, 7 febbraio 2021

 

Il personale amministrativo è carente di 500 unità rispetto alla pianta organica. E poi ci sono i palazzi fatiscenti - da Bari a Foggia, passando per Trani - e le Cittadelle giudiziarie che per ora sono soltanto sulla carta. Ci sono i processi da tenere in videoconferenza in tribunali non dotati di wi-fi, i computer usati e dati in dotazione ai magistrati, il personale amministrativo carente di 500 unità rispetto alla pianta organica. E poi i palazzi fatiscenti - da Bari a Foggia, passando per Trani - e il sogno delle cittadelle giudiziarie che assomiglia a una chimera. Arranca la giustizia ai tempi del Covid. Sotto il peso di problemi vecchi e regole nuove, legate all'uso ormai indifferibile di sistemi da remoto non supportati da una dotazione tecnologica adeguata.

Significa che molte delle novità imposte dal ministero della Giustizia per l'applicazione delle norme anti-Covid sono di difficile attuazione e che senza un piano di investimenti per le dotazioni strumentali, l'adeguamento degli immobili e la formazione del personale, la giustizia nel distretto di Bari continuerà ad arrancare. Come dimostrano i dati e le considerazioni messi nero su bianco nella relazione del presidente della Corte d'appello, Franco Cassano, per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, nella quale ha annunciato la sfida del settore: "Trasformare i disastri della pandemia in una occasione di crescita e miglioramento della giustizia".

Il sogno di Internet - L'immagine dei magistrati che collegano il pc al telefonino tramite hot spot per tenere le udienze da remoto sintetizza il distacco fra teoria e realtà. In nessun tribunale o ufficio giudiziario del distretto di Bari esiste il wi-fi: tutto fino a pochi mesi fa si svolgeva tramite una rete Intranet, che è divenuta parzialmente inutile quando la pandemia ha reso necessario interfacciarsi con persone all'esterno, siano essi avvocati, imputati o detenuti. Il problema è come quello del cane che si morde la coda, però, perché la norma prevede che il magistrato tenga l'udienza da remoto dal suo ufficio o da un'aula.

Le aule in cui esiste il collegamento a Internet sono talmente poche da essere contese e non hanno allacci in numero tale da consentire il contemporaneo collegamento di tutti i componenti di un collegio. Per celebrare le udienze a distanza è stato scelto l'applicativo Teams e sono stati diramati tutorial per insegnare a utilizzarlo, ma la complessità delle procedure di udienza è difficilmente imbrigliabile. E per questo motivo il numero dei procedimenti da trattare online quotidianamente è notevolmente ridotto rispetto a quelli che si potevano fare in presenza. "Sono necessari tempi minimi per il collegamento con ogni partecipante - ha spiegato il presidente Cassano - per gli avvisi del giudice e le dichiarazioni delle parti, per la redazione dei verbali e la chiusura dei collegamenti".

Indagini più complicate - Le Procure del distretto (a partire da quella di Bari, guidata da Roberto Rossi) e la Dda (con a capo Francesco Giannella) a inizio 2020 avevano iniziato a utilizzare il Portale delle notizie di reato, formando la polizia giudiziaria e puntando alla realizzazione automatica del fascicolo elettronico. L'arrivo della pandemia ha rallentato questo percorso, però, perché l'applicativo utilizzato a tale scopo (Tiapdocument@) non fa parte di quelli che si possono utilizzare dall'esterno degli uffici, dunque è inibito a tutti coloro che si trovano in smart working.

Questo esempio introduce un altro problema con cui il personale degli uffici giudiziari si è dovuto confrontare in questi lunghi mesi in cui centinaia di amministrativi hanno lavorato da casa: l'impossibilità di entrare nel sistema del ministero da computer che non sono collegati alla rete Intranet, dunque di poter assicurare moltissime mansioni dalle abitazioni. Eppure quella del processo telematico viene ritenuta la strada principe da percorrere, "coltivando anche il cambiamento culturale che ciò comporta" ha detto nell'inaugurazione del 30 gennaio la procuratrice generale Anna Maria Tosto.

L'organico insufficiente - Lo smart working viene indicato dal presidente Cassano come "un obiettivo da raggiungere", perché consentirebbe maggiore flessibilità e responsabilizzazione del rapporto di lavoro, facendo riscoprire "giacimenti di entusiasmo ed energia sopiti da decenni di gestione burocratica e svogliata", introducendo "il principio della meritocrazia e della valutazione basata sui risultati e sui livelli di servizio più che sul presenzialismo e sull'adempimento di procedure burocratiche".

Alla base di una nuova organizzazione del lavoro serve una dotazione adeguata degli organici, però, che adesso sono insufficienti soprattutto per il personale amministrativo. Nel distretto, numeri alla mano, a una pianta organica che prevede 1.506 unità corrispondono 946 persone in servizio, molte delle quali sono in età avanzata e quindi ormai prossime alla pensione. Meno drammatica ma ugualmente insufficiente è la pianta organica dei magistrati, carente di 51 unità: 40 riguardano gli uffici giudicanti e 11 le Procure. La situazione peggiore è quella del tribunale di Foggia, dove mancano 15 giudici e, a seguire, della Corte d'appello di Bari, in cui ne mancano 14.

L'ira degli avvocati - "Appare paradossale che si parli di intelligenza artificiale nella giurisdizione quando ancora semplici piattaforme informatiche non funzionano a dovere e i processi telematici, civili e penali, scontano disservizi di ogni genere" ha detto il presidente dell'Ordine degli avvocati di Bari, Giovanni Stefanì. Gli avvocati, del resto, subiscono ancor più dei magistrati le limitazioni imposte dalle norme anti-Covid.

A partire dalla frequentazione contingentata dei palazzi di giustizia, con le udienze da remoto a farla da padrona e l'ingresso negli uffici solo su appuntamento. "Questa giustizia comprime irreparabilmente il diritto di difesa - ha aggiunto Gaetano Sassanelli, già presidente della Camera penale e componente del Consiglio giudiziario - La parte che rappresenta l'accusa è regolarmente presente nei palazzi di giustizia: il difensore invece deve entrare con il cappello in mano, districandosi nel diluvio di protocolli come in una sorta di gioco dell'oca, seguendo le scansioni temporali imposte da terzi, alla stregua di un piazzista che si presenta dietro la porta di casa all'ora di pranzo".

 

 

 

 

 

 

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