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Volterra (Pi). "Carcere, un modello di resilienza" PDF Stampa
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La Nazione, 7 febbraio 2021


Il report dell'associazione Antigone: "Bene il progetto dei detenuti attori e l'uso della tecnologia". Il sistema penitenziario ai tempi del Covid sotto la lente dell'associazione Antigone, che da quasi trent'anni è in prima linea per i diritti e le garanzie nel sistema penale.

L'associazione ha costruito un robusto report dove emergono sfaccettature in chiaro-scuro dalle carceri nell'epoca in cui l'irruzione della crisi sanitaria si è tradotta nell'effetto di rompere osmosi fra dentro e fuori, fra 'girone dei dannati' e mondo esterno, lasciando la dimensione di detenzione in un rigido silenzio. Ma nel dossier di Antigone sulla condizione carceraria nell'era pandemica ecco arrivare l'esempio del carcere di Volterra, preso ed analizzato come 'modello di resilienza'.

Il Covid non è balzato di cella in cella e, dall'inizio della pandemia, non si registrano casi di positività fra i detenuti. Ma a questo record si aggiungono pratiche adottate nel carcere che ne fanno, ancora, modello su scala italiana anche nei tempi funestati dalla crisi pandemica.

"Nei giorni dell'emergenza sono emersi una serie di comportamenti solidali "dal di dentro" - si legge nel dossier di Antigone - che hanno visto i detenuti coinvolti nel supporto alla società esterna nell'affrontare la pandemia. È così che l'istituto di Volterra si è impegnato in una raccolta fondi destinata alla Protezione Civile. Tale forma di cooperazione, spesso unendo la solidarietà di detenuti e operatori, valica le mura di cinta, sfumando la drastica divisione fra dentro e fuori".

Ma c'è di più, perché il Maschio diventa esempio a livello nazionale anche sul fronte della tecnologia utilizzata come strumento per tenere vivo un dialogo nuovo con l'esterno. Antigone sviscera il caso della Compagnia della Fortezza di Armando Punzo, il cui lavoro teatrale con i detenuti è stato riadattato alla situazione di emergenza.

"Le grandi opportunità connesse all'utilizzo della tecnologia iniziano, seppur con estremo ritardo, ad essere colte dai penitenziari. Non solo la comunicazione digitale, in principal modo le videochiamate pensate per sopperire alla carenza dei colloqui familiari, raggiunge anche gli istituti che non avevano mai usufruito di questo tipo di servizio, ma ne viene inoltre valorizzato l'utilizzo in chiave educativa, pedagogica e culturale.

Tramutandosi in smart working - recita il dossier di Antigone - a Volterra procede il considerevole lavoro teatrale della Compagnia della Fortezza di Armando Punzo, progetto che, ormai da oltre trent'anni, recluta attori tra i reclusi, offrendo loro un impiego a tutti gli effetti, capace di rendere concreta la possibilità di indirizzarsi verso un effettivo reinserimento.

A livello generale, il contesto carcerario si contraddistingue per una forte arretratezza tecnologica e l'approdo del digitale negli istituti penali non deve costituire una soluzione transitoria, pensata per colmare il vuoto causato dall'impossibilità di concedere colloqui familiari, ma deve essere potenziata come risorsa da mantenere anche alla fine della fase emergenziale".

 

 

 

 

 

 

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