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La partita per il controllo di via Arenula che risolve la crisi PDF Stampa
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di Simona Musco


Il Dubbio, 2 febbraio 2021

 

Severino, Cartabia, Cassese e Orlando: ecco i nomi in ballo. È il nemico numero uno di Matteo Renzi: Alfonso Bonafede. Ed è la sua la poltrona più importante nella sfida tra i partiti della maggioranza uscente in vista di un nuovo governo. Davanti a tutto, ripetono i protagonisti della trattativa, ci sono le idee, i programmi. Ma sono i nomi, specie dalle parti di Italia Viva (che lo nega), a fare la differenza.

Perché se c'è una certezza è che l'ex rottamatore non sarà disposto a dare l'appoggio a un nuovo esecutivo guidato da Giuseppe Conte se quest'ultimo non fosse disponibile a libererare la scrivania di via Arenula. Non ne fa mistero la deputata Lucia Annibali: "Credo si debba cambiare la cultura giudiziaria del governo. La giustizia è un tema importante, si è aperto un terreno di scontro e così non dovrebbe essere", ha dichiarato ieri a "Oggi è un altro giorno", su Raiuno.

Invocando "discontinuità" e, soprattutto, "la modifica della riforma della prescrizione", punto "dirimente" dello scontro di maggioranza. Il dato è così palese che proprio ieri Iv ha depositato un emendamento al decreto Mille proroghe all'esame della Camera, a prima firma Annibali e sottoscritto anche da Marco Di Maio e Mauro Del Barba, chiedendo di "congelare" le nuove norme fino a fine 2021: è l'ormai famoso "lodo".

Ma intanto rimane da capire chi potrebbe sostituire l'attuale guardasigilli. I nomi in ballo sono diversi e quasi tutti tecnici, forse per evitare un gioco al massacro che potrebbe portare a un nulla di fatto, replicando così lo schema del Conte 2, quando la poltrona del Viminale fu assegnata a Luciana Lamorgese per sostituire il leader della Lega Matteo Salvini.

Escluso il vicesegretario del Partito democratico Andrea Orlando, che a capo di quel ministero c'è stato dal 2014 al 2018 con i governi Renzi e Gentiloni, gli altri nomi in ballo sono quelli di tecnici di alto profilo. In prima fila ci sarebbero due donne: l'ex presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia, nei giorni scorsi indicata anche come possibile sostituta di Conte, e Paola Severino, anche lei già guardasigilli dal 2011 al 2013 col governo Monti. Secondo alcune indiscrezioni, Conte avrebbe telefonato a Cartabia per offrirle un posto nell'esecutivo e, dunque, spegnere le voci che la vedrebbero prendere il suo posto a Palazzo Chigi.

Non è da escludersi, insomma, che sia proprio quello della Giustizia il ministero ipotizzato dal premier per l'ex numero uno della Consulta. Ma è quello di Severino, al momento, il nome con le quotazioni più alte. Avvocata e docente universitaria, si ritroverebbe a gestire la partita della giustizia e delle riforme contenute nel Recovery Plan da tecnica incline a valutare il funzionamento e il buon andamento del sistema giudiziario in termini economici, con un'analisi delle performance dei tribunali basata principalmente su tempi e contenimento dei costi.

È sua, infatti, la legge che ridisegnò la geografia delle circoscrizioni giudiziarie, con la soppressione di numerosi Uffici del giudice di pace e diverse sezioni distaccate dei Tribunali, per un risparmio totale di circa 30 milioni l'anno, ottenuto grazie all'accorpamento di diversi uffici giudiziari, ma tra le polemiche degli addetti ai lavori. Sua anche la legge sull'incandidabilità e sul divieto di ricoprire cariche elettive e di governo dovuti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, che portò all'esclusione di Silvio Berlusconi.

Recentemente proprio l'attuale ministro della Giustizia Bonafede ha inserito Severino nella task force denominata "Alleanza contro la corruzione", "una grande consultazione pubblica di esperti di diversa provenienza professionale e di varia estrazione disciplinare, con l'intento di fare il punto sull'assetto messo in campo dal nostro Paese nei settori della prevenzione e del contrasto alla corruzione", aveva spiegato il ministro.

Ma proprio l'idea di un'ennesima task force, dopo le polemiche sulla cabina di regia per il Recovery Fund, aveva fatto storcere il naso, per l'ennesima volta, a Italia Viva: "La smania da task force si sta diffondendo. Ora anche il ministro Bonafede ne crea una, dimenticando come il compito che dovrebbe assolvere sia già svolto dall'Autorità Nazionale anticorruzione creata da Renzi", avevano sottolineato polemicamente i parlamentari di Iv. Ma ci sono altri due nomi in ballo per la poltrona di Guardasigilli. Uno, meno probabile, è quello del procuratore di Milano Francesco Greco, attualmente titolare di un'inchiesta sulla Lega.

L'altro è del giurista Sabino Cassese, ex presidente della Corte costituzionale, che non ha nascosto la sua contrarietà alla riforma Bonafede sulla prescrizione e, pertanto, potrebbe essere ipotesi gradita a Renzi e soci. "La prescrizione senza termine viola principi costituzionali (la durata ragionevole dei processi, il fine riabilitativo della pena) e di buon senso (come può un giudice disporre di tutte le prove dopo venti anni o più? Una persona non è diversa dieci anni dopo?)", aveva affermato. Un giudizio, insomma, totalmente affine a quello di Italia Viva.

 

 

 

 

 

 

 

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