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Una mediazione penale per snellire i processi PDF Stampa
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di Massimo Krogh


Il Mattino, 26 gennaio 2021

 

Da non politico, penso e mi sento di dire che la politica è un impulso di vita, vale a dire una tendenza spirituale che interpreta la vita. Vi sono buoni politici come i cattivi e i pessimi, da non confondere però con la politica oggettivamente intesa, la quale è essa stessa vita.

Se così è, appare rilevante il rapporto della politica con la giustizia, il quale deve sempre mantenersi al di sopra d'ogni minimo sospetto. Certe opzioni tendenziali della magistratura inquirente suscitano talvolta il sospetto di un fumus persecutionis di segno politico, ma si tratta in realtà di congetture e spesso dipendono dalla impossibilità, per il pm, di adeguarsi integralmente alla richiesta di giustizia, che si moltiplica in un'area multiforme di criminalità comune, organizzata, economica e di pubblica amministrazione.

In un simile contesto, non è semplice evitare scelte che possono apparire discutibili, in carenza di oggettivi parametri di priorità. Nasce così il sospetto dell'uso politico della giustizia coltivato da coloro che abbiano sottostanti interessi. Bisogna guardarsi dalla tendenza alla congettura, la quale offusca la conoscenza e rende il discorso sterile e fuorviante su una presunta politicizzazione della magistratura.

Il fatto è che nello stato attuale delle cose, il quale peraltro risale nel tempo ("si cambia tutto per non cambiare niente", ricordate il Gattopardo?), volenti o no i magistrati, l'azione della magistratura esce dai tribunali e irrompe nella vita pubblica, si pensi a Mani Pulite. Se non si trova il freno, non è facile vedere il limite necessario per una moderna convivenza democratica. Il vigente servizio giustizia, soprattutto nel campo penale, mantiene una posizione non troppo equilibrata rispetto ai restanti poteri statuali.

Sembra dimenticarsi che il modello democratico non dovrebbe mai prescindere dal frazionamento dei poteri, il cosiddetto checks and balances del mondo anglosassone. È vero che il grande potere che nel settore penale è affidato dalla politica all'ufficio del pubblico ministero dipende dall'importanza in democrazia del controllo di legalità, peraltro non dovrebbe dimenticarsi che ogni potere, in un corretto modello democratico, dovrebbe sempre avere e conservare i necessari anticorpi, a salvaguardia di possibili invasioni.

Oggi da noi la giustizia penale, pur essendo divenuta virtuale per la durata ingestibile dei processi, sotto il fuoco dei media può provocare danni umani dolorosi per il singolo che la subisce e danni economici molto gravi negli effetti generali. Bisogna rendersi conto che il Diritto penale, pur essendo un ramo del Diritto, cioè l'ultimo, inevitabile, cui debba ricorrersi, può peraltro pericolosamente divenire un'arma per chiunque e contro chiunque, provocando un esteso fenomeno di erosione sociale e democratica.

È auspicabile che l'attenzione della politica si soffermi sull'opportunità di ridurre l'area penale, sia processuale che sostanziale, ritrovando le mediazioni giuridiche intermedie che possono offrire gli altri rami del diritto.

 

 

 

 

 

 

 

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