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Alla Camera primo test per Bonafede PDF Stampa
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di Liana Milella


La Repubblica, 26 gennaio 2021

 

Spunta l'emendamento Costa sulla presunzione di innocenza. A Montecitorio scontro fra garantisti e giustizialisti. L'esponente di Azione chiede di introdurre nella legge di delegazione europea, che si discute a Montecitorio a partire da oggi, i principi garantisti sul processo. Lucia Annibali di Italia viva ha presentato una legge identica ma dice: "Dobbiamo decidere".

Sarà l'antipasto - in scena alla Camera a partire da oggi, ma con il clou domani pomeriggio - dello scontro sulla relazione per la giustizia del Guardasigilli Alfonso Bonafede. Sempre se, crisi permettendo, quel dibattito si svolgerà. Ma prima di mercoledì, ecco un altro appuntamento destinato a provocare una lite sul tema del processo giusto.

l titolo del provvedimento, di per sé, non dà nell'occhio - "legge di delegazione europea 2019-2020" - ma basta scorrere gli emendamenti, già a partire dal primo articolo, per accorgersi che sui principi del giusto processo e sul rispetto dell'imputato da non presentare subito come un sicuro colpevole, inevitabilmente, garantisti e giustizialisti affileranno le armi. Anche perché di mezzo c'è Enrico Costa, il deputato ex forzista e ora calendiano di Azione, per giunta di professione avvocato, che ormai da anni non perde occasione per introdurre nei codici tutte le garanzie possibili per l'imputato, prima che un processo definitivo sancisca la sua effettiva colpevolezza.

E stavolta saranno tuoni e fulmini, perché lui propone tre emendamenti per tutelare chi viene messo sotto processo, tutti ricopiati di peso dalla direttiva europea. A questo punto gli schieramenti permetteranno già di fare la prima conta dell'aula in vista della relazione di Bonafede.

Cosa farà Italia viva? La responsabile Giustizia Lucia Annibali, che ha presentato un progetto di legge dello stesso tenore degli emendamenti di Costa, per ora dice: "Dobbiamo riunirci e decidere". Costa, per parte sua, è deciso comunque a sfidare la maggioranza: "Ricordo a tutti che già il Guardasigilli Andrea Orlando aveva chiesto di recepire la direttiva europea. Italia viva ha sempre condiviso questi principi tant'è che ha presentato la sua proposta di legge. Quindi mi auguro che prevalgano le convinzioni, e non le convenienze".

Se questo, in sintesi, è lo scenario politico, vediamo in concreto e nel merito di cosa si sta discutendo. E se gli emendamenti di Costa rischiano di essere bloccati e di non essere messi neppure in discussione. La legge di delegazione europea riguarda moltissimi temi e recepisce tutte le direttive della Ue che devono entrare a far parte della legislazione italiana.

È stata approvata al Senato a novembre, la maggioranza vuole chiuderla in fretta senza ulteriori rinvii, e per questo è contraria a inserire nuovi emendamenti alla Camera che comporterebbero poi un ulteriore passaggio al Senato, dove, per via del Covid, c'è un forte arretrato. Tant'è che sul processo civile il governo vuole ricorrere a un decreto legge. Su questo, c'è la prima reazione irritata di Costa: "Di fronte a principi costituzionali così importanti sarebbe davvero grave se privilegiassero il calendario rispetto alle garanzie costituzionali".

Ma vediamo quali sono le proposte di Costa che firma gli emendamenti con Riccardo Magi di Più Europa. Con una premessa. Già nel titolo, la direttiva 343 approvata il 9 marzo del 2016 dal Parlamento europeo, ci fa capire quali sono i temi in discussione. Recita così: "Rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali".

Un testo che chiedeva agli Stati europei, già dall'anno scorso, di trasmettere subito, e poi ogni tre anni, "i dati disponibili relativi al modo in cui sono stati attuati i diritti sanciti dalla presente direttiva". Un ordine preciso dunque, e non solo un'indicazione sommaria o un suggerimento.

Ma già a novembre, quando la legge di delegazione europea è arrivata in commissione Giustizia alla Camera, e Costa ha proposto i suoi emendamenti, la sua proposta è stata bocciata. In una riunione molto tesa, è finita in parità, 23 a 23, con il voto determinante del presidente di M5S Mario Perantoni. Le proposte di Costa non sono state inserite nel testo destinato al dibattito in aula. Adesso rieccole, questa volta sotto forma di emendamenti da discutere nell'emiciclo.

Il primo, all'articolo uno, chiede semplicemente di recepire la direttiva Ue. Ma già dal secondo, all'articolo due, si entra nel merito. Costa e Magi chiedono di "adottare le misure necessarie per garantire che, fino a quando la colpevolezza di un indagato o imputato non sia stata legalmente provata, le dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche e le decisioni giudiziarie diverse da quelle sulla colpevolezza non presentino la persona come colpevole".

Ancora: i due proponenti chiedono di "regolamentare le forme di comunicazione giudiziaria da parte delle procure della Repubblica durante le indagini preliminari, consentendo esclusivamente e tassativamente la diramazione di comunicati stampa con l'indicazione degli specifici fatti e delle norme contestate ai soggetti indagati".

Ma non basta, Costa e Magi chiedono ancora di "prevedere che, fino alla conclusione delle indagini preliminari, non vengano diffusi dall'autorità giudiziaria, a fini di comunicazione, filmati contenenti riprese di atti di indagine preliminare (intercettazioni, perquisizioni, esecuzione di misure cautelari), né audio di intercettazioni non ancora vagliate nell'apposita udienza stralcio".

Infine chiedono pure che "alle inchieste non venga assegnata una denominazione non prevista dalle norme di legge" e di "ripristinare il divieto di pubblicazione integrale dell'ordinanza di custodia cautelare". Per chiudere vogliono stabilire anche un altro principio garantista: "La condotta dell'indagato che in sede di interrogatorio si sia avvalso della facoltà di non rispondere, non costituisce, ai fini del riconoscimento della riparazione per ingiusta detenzione, elemento causale della custodia cautelare subita".

Insomma, per dirla in estrema sintesi, Costa vuole tappare la bocca ai magistrati, impedire le conferenze stampa dei procuratori dopo gli arresti, bloccare l'uscita di qualsiasi dettaglio sulle indagini, né foto, né filmati, né brani di intercettazioni, tantomeno quell'ordinanza di custodia cautelare che era stata liberalizzata proprio dalla legge Orlando sulle intercettazioni come elemento di trasparenza in un momento clou dell'indagine.

Un'esagerazione di Costa? Una pretesa eccessiva? Il deputato di Azione si fa forte delle parole contenute nella direttiva europea che chiede agli Stati membri di "adottare le misure necessarie per garantire che, fino a quando la colpevolezza di un indagato o imputato non sia stata legalmente provata, le dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche e le decisioni giudiziarie diverse da quelle sulla colpevolezza non presentino la persona come colpevole".

Principio generale - appena citato dalle toghe di Magistratura democratica per criticare le ultime dichiarazioni pubbliche del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri - che poi viene esplicitato in una decina di articoli, tutti dello stesso tenore delle richieste di Costa. A partire dalla seguente premessa: "La presunzione di innocenza sarebbe violata se dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche o decisioni giudiziarie diverse da quelle sulla colpevolezza presentassero l'indagato o imputato come colpevole fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente provata.

Tali dichiarazioni o decisioni giudiziarie non dovrebbero rispecchiare l'idea che una persona sia colpevole. Ciò dovrebbe lasciare impregiudicati gli atti della pubblica accusa che mirano a dimostrare la colpevolezza dell'indagato o imputato, come l'imputazione, nonché le decisioni giudiziarie in conseguenza delle quali decorrono gli effetti di una pena sospesa, purché siano rispettati i diritti della difesa". Musica per le orecchie dei garantisti.

Alla vigilia del dibattito sulla relazione di Bonafede non poteva cadere, nell'aula della Camera, una discussione peggiore di questa. È stato solo il caso, ma se gli emendamenti verranno votati, questo rappresenterà già un primo screening dei consensi su cui il governo potrà contare in vista del dibattito sulla giustizia del giorno dopo.

 

 

 

 

 

 

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