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Crisi di governo: "Difendiamo Bonafede". Nel M5S la tentazione di mollare Conte PDF Stampa
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di Annalisa Cuzzocrea


La Repubblica, 26 gennaio 2021

 

Ci sono due visioni dietro quello che appare come un unico schema. La prima è di chi pensa che chiedere al premier di salvare Bonafede, dimettendosi prima del suo discorso in aula, fosse inevitabile, ma che nulla cambia riguardo alla linea da tenere: o lui o le urne. C'è però tutto un altro pezzo di Movimento che non crede più nelle possibilità dell'ipotesi ter.

Quando in videoconferenza Vito Crimi comincia a dare i numeri del Senato, in quella che ai presenti sembra un po' la conta delle figurine, "ce l'ho, ce l'ho, mi manca", i ministri e i sottosegretari del Movimento 5 stelle cominciano a sbuffare. Sono le 18. La riunione è stata indetta per capire il da farsi. E il da farsi è già deciso: il Movimento ha chiesto a Giuseppe Conte di non mandare Alfonso Bonafede in aula senza paracadute. Di salvare il Guardasigilli da una bocciatura certa sulla relazione annuale della Giustizia che, inevitabilmente, sarebbe comunque ricaduta sul premier e sul governo.

"Non si è chiuso nessun accordo con nessuna quarta gamba", esordisce il reggente M5S. Sostenuto dai conti del ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà. Bonafede sta ancora lavorando al suo discorso, sta trattando possibili aperture in senso garantista con il suo predecessore, il vicesegretario pd Andrea Orlando, e con il deputato Pd Walter Verini.

L'idea è di convincere a votarlo almeno un pezzo di centristi e gli stessi responsabili della fiducia. I suoi lo fermano: "Non ha senso, non ci voterebbero comunque e ci scopriremmo su un fronte interno", è il senso del ragionamento dei dirigenti M5S. Che già pensano ai possibili attacchi dei soliti malpancisti, a cominciare dal presidente della commissione Antimafia Nicola Morra, davanti a un Movimento che si sorprende a scoprire il garantismo per far guadagnare un po' di ossigeno al governo.

Prende la parola Stefano Buffagni: "Non possiamo mandare Alfonso a schiantarsi in aula - dice il sottosegretario al ministero per lo Sviluppo economico - dobbiamo difendere i nostri. Difendere Conte, che è il perno fondamentale della maggioranza. Ora però vi chiedo: qual è la strategia?". Silenzio. Crimi neanche accende il microfono su Zoom. Interviene il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: "È inutile che ci giriamo intorno, i numeri non ci sono, dobbiamo trarne le conclusioni e affrontare da domani la situazione". Parlano anche le sottosegretarie Mirella Liuzzi e Laura Agea, in difesa di Conte. Qualcosa, però, si è spezzato. Perché la mossa del M5S - per la prima volta dopo settimane - non mette Conte davanti a tutto, anzi.

Ci sono due visioni, dietro quello che appare come un unico schema. La prima è di chi pensa che chiedere al premier di salvare Bonafede, dimettendosi prima del suo discorso in aula, fosse inevitabile, ma che nulla cambia riguardo alla linea da tenere: o Conte o urne. Così l'hanno detta e la ripetono ministri ed esponenti di governo di rilievo come Riccardo Fraccaro, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, o Stefano Patuanelli, responsabile dello Sviluppo economico, che ancora ieri all'idea di riaprire a Renzi diceva: "Chi è il problema non può essere la soluzione. Non è una questione personale, ma di affidabilità politica".

C'è però tutto un altro pezzo di Movimento che non crede più nelle possibilità del Conte ter. E che lavorerà per un nuovo governo anche se il presidente del Consiglio dovesse perdere la sua golden share, rimettendola magari nelle mani di chi l'ha avuta per primo, come Luigi Di Maio. Perché non venga fuori troppo presto, l'assemblea congiunta di ieri sera di Camera e Senato è stata rinviata da Crimi "a data da destinarsi". Non è il momento di dare sfogo ai malumori e alle paure dei parlamentari, che già si sono fatti attrarre dall'idea di maggioranze allargate o di possibili ritorni (uno tra tutti, l'invito ad abbassare "il testosterone" del deputato Sergio Battelli). Ma non si tratta solo di ingovernabili peones, o di viceministri preoccupati del loro futuro come Giancarlo Cancelleri (che alla Stampa è arrivato a dire, poi smentendo: "Nessuno è indispensabile"). Sono dirigenti di peso M5S, ormai, a dire chiaramente: "Il premier sui responsabili ha capito di aver sbagliato. Proverà a fare il Conte ter, ma non ci riuscirà".

 

 

 

 

 

 

 

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