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Volterra (Pi). Punzo: qui nascono grandi idee PDF Stampa
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di Chiara Dino

 

Corriere Fiorentino, 14 gennaio 2021

 

Il regista della Compagnia della Fortezza: ora serve il teatro stabile. Trent'anni di Compagnia della Fortezza per un grande progetto: riuscire a trasformare un'esperienza da tanti premi Ubu in una compagnia di teatrale stabile. Armando Punzo, il napoletano Punzo, si è trasferito a Volterra negli anni 80 per incontrare il Gruppo Internazionale L'Avventura, un'esperienza autonoma figlia del parateatro grotowskiano, e qui è rimasto lavorando su uno dei più innovativi progetti teatrali italiani: quello che vede andare in scena i detenuti in un dialogo costante con il tema delle prigioni, fisiche o mentali. È grazie a lui che Aniello Arena è diventato un grande attore.

Per l'anno da capitale Punzo porterà in scena, nel carcere di Volterra, la settima puntata, se così può dirsi, di Naturae, spettacolo che come tutti i precedenti sarà l'esito dei laboratori svolti dentro le mura della prigione. Come in un processo di astrazione - partito da quando questi presero il via nel 1988 - tutte le sue azioni sceniche accompagnano lo spettatore in un viaggio che per usare le parole di Punzo "vuole ricalcare quello dantesco che dall'Inferno arriva al Paradiso passando dal Purgatorio.

I primi anni sono partito dal teatro shakespeariano con i suoi sentimenti e caratteri così vividi da renderci immediata l'identificazione, poi sono passata a una visione della mente umana più borgesiana in cui i sentimenti non sono realtà immutabili. Volevo dare spazio alla possibilità di trasformazione e di evoluzione dell'essere umano. Siamo alle idee di Borges più che alle storie tangibili di Shakespeare. La terza fase di questo viaggio è Naturae, appunto, dove senza autori ci si allontana dall'umanità e ci si imbatte in personaggi più eterei che sono le qualità dell'essere umano". Tutto questo è avvenuto e continua ad avvenire a Volterra perché lo stesso Punzo a un certo punto della sua vita ha capito di aver bisogno della prigione per comprendere e raccontare la prigione esistenziale cui tutti noi siamo reclusi. "Si tratta di veri muri di cui è necessario prendere consapevolezza - ci dice - e che vanno raccontati per fare i conti con essi. Per fare tutto questo non volevo professionisti che mi parlassero di arte poesia e cultura".

Oggi, sperimentata lungamente questa esigenza, volge lo sguardo al futuro per dare concretezza alla realizzazione dentro alle mura del carcere di Volterra di un Teatro Stabile e manda a dire al ministro Dario Franceschini: "Questa candidatura merita di andare in porto perché dimostra che ci sono luoghi impensabili dove si riuniscono persone con sensibilità e idee e questi luoghi non sono per forza grandi città. Qui non siamo a Roma, Milano o Napoli". Un valore aggiunto.

 

 

 

 

 

 

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