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Vaccini, Anm pronta a chiedere la priorità per giudici e avvocati PDF Stampa
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di Giovanni Maria Jacobazzi


Il Dubbio, 12 gennaio 2021

 

I magistrati: tutela imposta dalla legge per chi lavora nei tribunali, ma è necessaria anche per i difensori. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede riceverà domani mattina a via Arenula una delegazione dell'Associazione nazionale magistrati.

Fra gli argomenti oggetto dell'incontro, la proroga della normativa emergenziale per i processi, termine ultimo il prossimo 31 gennaio, e la questione scottante delle vaccinazioni anti covid per gli operatori della giustizia. Dunque certamente per i magistrati e i cancellieri, che sono dipendenti pubblici. Ma è altrettanto evidente come un'iniziativa dell'Anm sulla questione porrà di fatto anche quella degli avvocati. Cioè: qualora il guardasigilli condividesse l'idea, sostenuta dai magistrati, di poter includere giudici e pm fra quelle categorie a rischio per le quali è giusto prevedere una priorità nelle vaccinazioni, sarà impensabile non discutere di una tutela altrettanto immediata e rigorosa anche per chi frequenta i Tribunali in condizioni spesso assai meno garantite dei giudici: vale a dire gli avvocati. Idea sulla quale, a quanto risulta, all'interno della stessa Anm tutte le componenti sarebbero d'accordo.

L'aspetto delle misure sanitarie e organizzative era stato affrontato già nello scorso fine settimana all'ultima riunione del comitato direttivo centrale del "sindacato" delle toghe. "Abbiamo richiesto misure a tutela della salute del personale della giustizia", aveva affermato il giudice della Corte d'appello di Roma Salvatore Casciaro, segretario generale dell'Anm, segnalando "l'estrema difficoltà negli uffici giudiziari, che si è acuita per via dell'emergenza covid". I Palazzi di giustizia, frequentati ogni giorno da diverse migliaia di utenti, fra magistrati, avvocati, personale amministrativo, forze di polizia, testimoni, sono stati in questi undici mesi tra i luoghi di diffusione per eccellenza del virus.

Il Tribunale di Milano, ad esempio, è stato uno dei primi focolai del covid in Italia. Le prime avvisaglie si erano avute a metà dello scorso febbraio, un mese prima del lockdown, allorquando quattro avvocati di uno studio di Napoli e due segretarie, al ritorno da una trasferta di lavoro a Milano, erano risultati positivi al virus. Il 22 febbraio, il giorno dopo l'estensione della zona rossa in diversi comuni della provincia di Lodi, i presidenti della Corte d'appello e del Tribunale del capoluogo lombardo emanarono le prime di una lunga serie di disposizioni interne per tentare di contenere la diffusione del covid.

Inizialmente, infatti, venne decisa la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, dei cinema, dei teatri, delle chiese, delle palestre e di qualsiasi luogo dove ci possano essere assembramenti di persone. Nessuna chiusura, invece, venne disposta per i Tribunali. In assenza di un provvedimento governativo, nei primi giorni fu delegata ai singoli giudici la gestione dell'emergenza. Con il virus che già dilagava, le indicazioni date invitano a non fare udienza se l'aula fosse stata troppo affollata, raccomandando di tenersi almeno a due metri di distanza dalle parti.

L'applicazione di queste linee guida determinò da un lato lo "svuotamento" delle aule, dall'altro l'affollamento dei corridoi dei Tribunali, soprattutto nel settore civile, con centinaia di persone che davano vita ai pericolosi assembramenti che si volevano evitare assolutamente. Con una drammatica esposizione, appunto, soprattutto per gli avvocati. Da qui, dunque, la diffusione del virus, con centinaia di magistrati, avvocati e amministrativi contagiati, anche in maniera molto grave nella fase iniziale della pandemia.

"Numerosissimi sono stati i focolai di contagio che impattano in termini negativi sulla funzionalità degli uffici e del servizio giustizia, un servizio essenziale reso nell'interesse dei cittadini", ha aggiunto Casciaro, introducendo così il tema delle vaccinazioni. "Serve un piano strategico - ha precisato - legato alle vaccinazioni che preveda come, sia pure in tempi diversi, ci siano altre categorie di lavoratori addetti a servizi essenziali nel novero dei quali riteniamo che il personale giustizia debba potere auspicabilmente essere incluso".

I magistrati rientrerebbero nella categoria degli "esercenti di un servizio di pubblica utilità", quindi si troverebbero, secondo l'Anm, de facto su una corsia preferenziale per i tempi di vaccinazione. Non si può, però, non estendere fin da subito tale piano vaccinale anche agli avvocati che quotidianamente frequentano i Tribunali. Su questo aspetto c'è la condivisione da parte dell'Anm. Il motivo è infondo anche banale: ad ogni positività riscontrata in Tribunale, avvocato o magistrato che sia, scatta il blocco delle attività giudiziarie, la necessità di procedere alla sanificazione dei luoghi, e la quarantena fiduciaria per chi è venuto in contatto con il soggetto positivo al virus. Con la conseguenza immediata che i tempi dei processi, già dilatati, continuano a dilatarsi ancora di più. E questo a prescindere dallo status giuridico rivestito: esercenti servizio di pubblica utilità o meno. Adesso resta solo da comprendere quanti saranno i vaccini per il comparto giustizia e quali i tempi della loro somministrazione. Risposta che non sarà facile da fornire per Bonafede vista l'incertezza che regna in questa prima fase delle vaccinazioni.

 

 

 

 

 

 

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