Mercoledì 08 Dicembre 2021
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage


sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

 

Login



 

 

Palermo. Una nuova vita dopo 40 anni in cella. "Aiuto i ragazzi di Brancaccio a salvarsi" PDF Stampa
Condividi

di Claudia Brunetto

 

La Repubblica, 7 gennaio 2021

 

Stefano Taormina, condannato all'ergastolo per una rapina finita in omicidio, ha ottenuto la liberazione condizionale. Ha lavorato per quasi un decennio al centro Padre Nostro. "Dedico la libertà a don Pino Puglisi: è sempre qui con me". L'immagine di padre Pino Puglisi è sempre nel suo portafoglio. Non l'ha mai conosciuto, ma il suo messaggio gli è arrivato forte e chiaro nei nove anni in cui si è dato da fare come volontario in mezzo a bambini e ragazzi del centro di accoglienza Padre Nostro, a Brancaccio. Per Stefano Taormina, 64 anni, 40 dei quali passati in carcere, condannato all'ergastolo per omicidio dopo una rapina finita in tragedia, all'inizio di dicembre è arrivata la libertà condizionale. Per uno che nel suo destino aveva scritto "fine pena mai", l'unica parola che conta è "libertà". "Sono libero - dice Taormina - e ancora non ci credo. L'avvocato continuava a ripetermi "sei libero", ma io non capivo. Anche perché in passato me l'avevano negata diverse volte. Provo una gioia immensa. Una nuova vita che inizia. La dedico anche a padre Puglisi che è sempre con me".

A salvarlo è stata la condotta virtuosa dentro e fuori dal carcere, ma anche una lunga lista di encomi ricevuti nel tempo in tutta Italia. "Mi sono diplomato come ebanista, ho fatto decine di corsi. Mi sono appassionato alla pittura, dipingo anche il volto di padre Pino Puglisi e ho esposto i miei quadri, ma non mi viene mai bene come vorrei, come me lo immagino. E poi nei nove anni al centro ho dato il massimo. Mi sono occupato dei campetti sportivi, ne sono stato custode e manutentore, ma quello che mi ha gratificato di più è stato il rapporto con i ragazzi. Alcuni li ho incontrati a cinque anni e oggi sono adolescenti", dice Taormina. E a modo suo li ha educati, forte della sua storia. "Gli ho detto che a inseguire i soldi facili si sbaglia e si rischia grosso, come è successo a me, gli ho detto che la forza e la sopraffazione non sono gli unici modi per rapportarsi agli altri. Gli ho detto di non perdersi in strada e di cercarsi un vero lavoro", racconta.

A Brancaccio è nato e cresciuto, così come i suoi due figli, i tre nipoti e gli altrettanti pronipoti. Il quartiere lo conosce a memoria, fiuta e scruta ogni cosa, riconosce l'illegalità anche quando è ben nascosta. I ragazzi stessi lo fermano, conoscono la sua storia. Per loro è un esempio. "Se vedo due ragazzi in motorino uscire di zona, già mi preoccupo - dice Taormina - temo si spostino per qualche colpo. Quando li fermo per strada, gli chiedo dove hanno preso il motorino che guidano e gli faccio un sacco di raccomandazioni. A Brancaccio perdersi è un attimo. La mia vita lo dimostra". Brancaccio, però, gli ha anche offerto la possibilità di riscattarsi. E adesso gli ha dato un vero lavoro nella casa di riposo per anziani "Il giardino dei racconti", dove fa il cuoco e si occupa della manutenzione. "Nel mio percorso durissimo che mi ha costretto a rinunciare a tutto, alla vita, a mia moglie lasciata sola a 16 anni, ai miei figli che non ho visto crescere, ho incontrato anche tante persone che hanno creduto in me, che mi hanno dato fiducia. È anche grazie a loro che ho raggiunto questo traguardo. La vita in carcere è stata durissima, ma ho dimostrato di meritarmi anche altro".

Dai primi di dicembre la sua vita è fatta di lavoro, di affetti, del centro Padre nostro e anche delle rigide regole da seguire ogni giorno. "Ci abbiamo creduto fortemente - dice Giuseppe Inguaggiato, il suo avvocato - La libertà condizionale di Taormina è il risultato del contributo di tutti. Ciascuno ha fatto la sua parte, partendo da un punto certo: lo straordinario impegno di quest'uomo che ha commosso tutti noi". La libertà condizionale ha una serie di vincoli: anzitutto l'obbligo di presentarsi in questura tre volte alla settimana e il divieto di uscire di casa dalle 21,30 alle 7 del mattino. "Ma non devo tornare più in carcere", dice Taormina. Dopo cinque anni senza sbagliare mai, lo aspetta l'estinzione della pena. Un fatto più che eccezionale.

"Un miracolo - dice Taormina - Adesso l'unica cosa che mi manca per sentirmi libero davvero dentro di me, nel mio cuore, è poter chiedere perdono ai familiari della persona che non c'è più per causa mia. Soffro maledettamente, ho avuto anche un infarto per il dolore.

Penso sempre a quello che ho fatto e mi pesa non essere riuscito, in tutti questi anni, a raggiungere i suoi familiari, anche se ci ho provato tante volte. Spero di farcela in questa nuova vita, attraverso l'assistente sociale che mi segue".

Per il centro Padre Nostro, Stefano Taormina è "l'ennesimo frutto di padre Pino Puglisi". "Per nove anni è diventato il perno di tante nostre attività - dice Maurizio Artale, presidente del "Padre Nostro" - il centro è stato creato per questo, per seguire le persone singolarmente in un percorso di rinascita, per provare a concedere loro un'altra possibilità, nonostante tutto".

 

 

 

 

 

 

Federazione-Informazione




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it