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Milano. La bellezza non va mai in prigione PDF Stampa
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di Ilaria Sesana

 

La Repubblica, 7 gennaio 2021

 

La Triennale di Milano e il carcere di San Vittore distano poco più di un chilometro l'una dall'altro. Non potrebbero esistere in città due luoghi più "lontani" e diversi: da un lato uno dei cardini della cultura milanese e italiana, dall'altro un luogo circondato da alte mura e sbarre di ferro, che tanti milanesi preferiscono, semplicemente, ignorare.

Eppure, da due anni a questa parte, tra la Triennale e il carcere è iniziato un fitto dialogo. Nel 2018 è stato realizzato il progetto "ti Porto in prigione", che comprendeva una mostra fotografica, incontri e dibattiti. Nel 2019 è stata la volta di "PosSession", che ha messo in dialogo fotografia e teatro riflettendo sulla detenzione femminile e sulla pratica dell'arte come strumento di recupero.

Il 2021 si apre con una nuova sfida: il concorso di idee "San Vittore, spazio alla bellezza" rivolto a progettisti, architetti, designer, urbanisti e ingegneri con l'obiettivo di promuovere una nuova concezione della casa circondariale attraverso la riprogettazione di alcuni spazi per cambiarne la percezione e migliorarne la funzionalità. "San Vittore - si legge nel testo del bando - vuole delineare una nuova concezione di casa circondariale che trasmetta gli ideali e i valori di recupero e reinserimento di cui è detentore e che inneschi un nuovo pensiero positivo a partire dalla bellezza degli spazi che lo ospitano".

Tra gli architetti, i designer, gli urbanisti e gli ingegneri che avranno presentato la propria candidatura entro il 18 gennaio verranno selezionati sei gruppi, composti per almeno il 50 per cento da professionisti under 40. A ciascun gruppo verrà affidato uno spazio tra quelli identificati nel bando: il giardino, l'area colloqui, le celle maschili e quelle femminili, i cortili di passeggio, l'area mensa del personale. Parallelamente, Fondazione Maimeri, Shifton e l'associazione Amici della Nave hanno avviato una ricerca basata su interviste qualitative a chi "vive" il carcere (detenuti, agenti, operatori, volontari), che permetterà di individuare i bisogni della casa circondariale, servirà a esplorare possibili nuovi esigenze e immaginare le funzionalità da destinare agli spazi da riprogettare.

"Il presupposto di questa iniziativa è che la bellezza è uno strumento fondamentale per trasformare i destini delle persone -spiega Lorenza Baroncelli, direttore artistico di Triennale Milano e referente del progetto. Nessuno di noi pensa di far diventare San Vittore un albergo a cinque stelle. Partiamo della bellezza di un posto sano e ben progettato, della quotidianità degna e dignitosa che è un diritto di tutti".

L'iniziativa "San Vittore, spazio alla bellezza" si propone di generare dei processi virtuosi di coinvolgimento e collaborazione reciproca tra carcere e città: "Noi siamo dietro alte mura, ma non siamo una città a parte ", spiega il direttore di San Vittore, Giacinto Siciliano che, con questo progetto, mira a valorizzare il ruolo della casa circondariale, cambiando la percezione che il territorio ha della struttura: "La Casa circondariale può e vuole diventare un riferimento di eccellenza in grado di trasformare la reclusione in un'opportunità di crescita grazie all'apertura verso l'esterno e a un cambiamento guidato da un pensiero complessivo sulla consapevolezza che la bellezza possa suscitare spontanee sensazioni piacevoli, provocare suggestioni ed emozioni positive e generare un senso di riflessione costruttiva".

 

 

 

 

 

 

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