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Stati Uniti. Assalto al Congresso: 4 morti, ipotesi rimozione per Trump PDF Stampa
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di Giuseppe Sarcina

 

Corriere della Sera, 7 gennaio 2021

 

Washington, la cronaca della giornata più buia della storia recente degli Stati Uniti. Il presidente uscente fomenta i suoi sostenitori e scoppia il caos. Il vice Pence e diversi senatori repubblicani scaricano il tycoon.

L'America è sotto choc. La giornata più nera si chiude con un'altra notizia drammatica. Negli scontri del 6 gennaio a Capitol Hill sono morte quattro persone, mentre i feriti sono 13. Una delle vittime è stata identificata in serata. Si chiama Ashli Babbitt, una supporter trumpiana di San Diego, in California. Lo ha confermato sua suocera. Babbitt era una veterana dell'Us. Air Force: 14 di servizio. Era arrivata a Washington da sola, senza il marito. Secondo i media americani Ashli sarebbe stata colpita da uno degli agenti della polizia di Capitol Hill, mentre centinaia di militanti irrompevano nell'edificio del Congresso.

A Washington la tensione resta alta. Dalla Casa Bianca arrivano altre indiscrezioni clamorose: alcuni ministri del governo Trump starebbero discutendo se ricorrere al 25°emendamento per rimuovere il presidente in carica e affidare il Paese al suo vice, Mike Pence. La procedura è complicata e richiede il consenso dello stesso Pence, più il via libera dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera. Ma la discussione in corso è sicuramente il segnale di quanto l'allarme sia diffuso anche nell'Amministrazione. Le immagini di ieri hanno scosso anche i collaboratori più stretti che cominciano a pensare se non abbia davvero ragione il tabloid conservatore New York Post: Trump è diventato il Re Lear di Mar-a-Lago. Il 25°emendamento prevede la rimozione del presidente qualora "non sia in grado di adempiere ai suoi doveri".

Lo stesso Trump, però, potrebbe contestare la mossa e l'iniziativa potrebbe estinguersi senza risultato. Pence, comunque, ieri ha condannato con nettezza le violenze del pomeriggio. Trump rimarrà in carica fino alle ore 12 del 20 gennaio. Due settimane. Dopo ciò che si è visto ieri un periodo sufficiente perché possa ancora fare danni seri. Altri, invece, stanno pensando a dimettersi sulla scia del vice Consigliere per la sicurezza Matt Pottinger, figura chiave per le relazioni con la Cina. Nelle prossime ore potrebbe lasciare l'incarico anche il Consigliere per la Sicurezza, Robert O'Brien. Sarebbero i nomi più in vista di una fuga in massa.

Si assottiglia anche la falange parlamentare che ha fatto da sponda al tentativo trumpiano di delegittimare la vittoria di Joe Biden. Ieri sera, intorno alle 21, il Congresso ha ripreso la ratifica dei voti inviati dai 50 Stati. Ebbene solo 6 senatori sui 14 iniziali hanno confermato le obiezioni ai risultati nell'Arizona, lo Stato che i parlamentari avevano cominciato a esaminare, prima dell'irruzione dei manifestanti. Il Congresso ha respinto anche la seconda contestazione repubblicana sui voti del collegio elettorale, quella riguardante la Pennsylvania.

Il Congresso ha proclamato Joe Biden e Kamala Harris presidente e vicepresidente degli Stati Uniti al termine della seduta del Congresso a camere riunite per certificare i voti del collegio elettorale, vinto dal ticket dem con 306 voti contro i 232 di quello repubblicano. Il parlamento ha respinto alcune contestazione avanzate da esponenti repubblicani dopo che la seduta era stata interrotta per l'assalto dei manifestanti pro Trump a Capitol Hill. Biden e Harris giureranno il 20 gennaio. Resistono con Trump i senatori Ted Cruz (Texas) e Josh Hawley (Missouri).

Ma altri big del partito, che pure negli ultimi mesi hanno appoggiato senza riserve il presidente, si sono dissociati in modo netto. Il leader del gruppo, Mitch McConnell, aveva già riconosciuto il successo di Biden, mentre ieri sera il senatore repubblicano Lindsey Graham ha scaricato Trump con un breve discorso irridente. Alla ratifica dell'elezione di Biden Trump ha replicato affermando che "anche se sono totalmente in disaccordo con i risultati delle elezioni, e i fatti mi danno ragione, ci sarà comunque una transizione ordinata il 20 gennaio". Sottolineando che "è la fine del più grande mandato della storia presidenziale, ma è solo l'inizio della nostra lotta per rendere l'America di nuovo grande".

Nel frattempo le forze dell'ordine hanno ripreso il controllo della capitale. Gli agenti hanno arrestato 52 militanti, ma il numero è destinato ad aumentare. Nella notte abbiamo percorso le strade di Washington: vuote, presidiate in modo massiccio da circa 1500 militari della Guardia Nazionale e dalle pattuglie della polizia. Senza esagerare è lo scenario di una città sotto assedio. Neanche la scorsa primavera, dopo i disordini seguiti alle manifestazioni di Black Lives Matter, erano state adottate misure così rigide. La sindaca Muriel Bowser ha dichiarato il coprifuoco, a partire dalle 18. Il problema è che la reazione degli agenti e dei militari è stata troppo lenta. Ieri mattina il perimetro del Campidoglio era protetto solo da una fila di basse transenne e da un esile cordone di agenti. Il Parlamento è rimasto in balia degli "invasori" per diverse ore. Si è scoperto più tardi che Donald Trump non ha assunto alcuna iniziativa. È stato il Pentagono a mandare i rinforzi, dopo aver ottenuto il via libera da Mike Pence. La polemica crescerà in modo aspro nelle prossime ore.

 

 

 

 

 

 

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