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Turchia. Unsal in isolamento: "Vogliono farlo morire" PDF Stampa
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di Simona Musco

 

Il Dubbio, 7 gennaio 2021

 

Aytaç Ünsal, l'avvocato turco che ha affrontato lo sciopero della fame a fianco alla collega Ebru Timtik, morta dopo 238 giorni di digiuno, è ancora in carcere, nonostante il suo arresto non sia stato convalidato da nessun tribunale. Un arresto voluto e ottenuto dal ministro dell'interno turco Suleyman Solyu, lo stesso che aveva minacciato di far arrestare chiunque esponesse la foto di Ebru dopo la sua morte. L'accusa, respinta con fermezza dall'Ufficio legale del popolo, è quella di aver tentato la fuga, per sottrarsi alla giustizia turca.

Un'accusa infondata, in quanto ad Ünsal, scarcerato proprio per le sue condizioni di salute, non era stato vietato lasciare la città. L'avvocato è stato arrestato davanti alle telecamere, torturato e sbattuto in isolamento, dove sarebbe dovuto rimanere solo 48 ore. Ma dal 10 dicembre 2020 non è mai uscito. Per lui si è mobilitata la comunità internazionale, che sta tentando di fare pressioni sul governo di Recep Tayyip Erdogan per ottenere il suo rilascio. Le sue condizioni di salute sono infatti critiche: provato dal lungo digiuno, l'avvocato ha problemi alle terminazioni nervose e difficoltà a deambulare. E attualmente gli vengono negate le cure di cui ha bisogno.

"Vogliono uccidere Aytaç impedendogli di curarlo e tenendolo in isolamento - denuncia l'Ufficio legale del popolo -. Non lo permetteremo". Ünsal, che lottava assieme alla collega per il diritto a un processo equo, è stato rilasciato, con il rinvio dell'esecuzione della sua condanna, in quanto la sua salute non è compatibile con le condizioni carcerarie. Si trovava in prigione dal 12 settembre 2018, con l'accusa di far parte del Fronte dell'Esercito di liberazione popolare rivoluzionario, il Dhkp, riconosciuto come organizzazione terroristica dalla Turchia, dagli Stati Uniti e dall'Ue.

È stato accusato di "aver comunicato i messaggi dell'organizzazione ai membri catturati e di agire come corriere" e condannato a 10 anni e sei mesi da un tribunale di Istanbul il 20 marzo 2017. Il caso si basava sulla testimonianza di un testimone anonimo che è stato utilizzato dall'accusa in diversi casi, senza possibilità di contraddittorio. Il nuovo arresto, dunque, rappresenta per i suoi colleghi un tentativo di ripristinare l'esecuzione della condanna in maniera illegale.

"Ünsal è tenuto in isolamento nella sezione terrorismo del carcere di Edirne da un mese. La vitamina B1, che è obbligatoria per il suo trattamento, non gli viene somministrata - spiega ancora l'Ufficio legale. Poiché il suo trattamento non può essere portato avanti, continua a perdere peso e sul suo corpo compaiono lividi. L'infiammazione delle estremità nervose dovuta al digiuno progredisce rapidamente perché non viene curata. Il diritto alla vita di Aytaç è seriamente minacciato". Per i suoi colleghi, la detenzione di Ünsal sarebbe una "vendetta politica", con lo scopo esplicito di ucciderlo. Da qui l'appello a tutti gli avvocati del mondo di chiedere la sua libertà, affinché possa essere curato.

Il governo turco è stato accusato di intimidazioni agli avvocati che rappresentano clienti associati a gruppi dissidenti. A settembre, i relatori dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa hanno espresso preoccupazione per la situazione degli avvocati in Turchia. "Gli avvocati non dovrebbero essere criminalizzati per aver esercitato la loro professione o condannati con accuse dubbie", hanno detto Alexandra Louis, relatrice generale dell'Assemblea, e Thomas Hammarberg e John Howell, i due correlatori per il monitoraggio della Turchia.

In un rapporto del 2018, l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha evidenziato "un modello di persecuzione degli avvocati che rappresentano individui accusati di reati di terrorismo, essendo associati alla causa dei loro clienti (o presunta causa) durante lo svolgimento delle loro funzioni e conseguentemente perseguiti per lo stesso reato o per il correlato attribuito al proprio cliente".

 

 

 

 

 

 

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