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Cina. L'attivista Gulshan Abbas condannata a 20 anni di carcere PDF Stampa
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di Alessandro Fioroni


Il Dubbio, 2 gennaio 2021

 

La donna, medico di etnia uigura, portata in un campo di detenzione. Ora anche le autorità cinesi hanno confermato ciò che le organizzazioni per i diritti umani e i familiari andavano dicendo da tempo, Gulshan Abbas, una dottoressa cinquantottenne di etnia uigura, è stata rapita e portata in un campo di detenzione. Pechino ha detto che il medico è in custodia anche se non ha specificato, come invece ha rivelato la famiglia che si trova negli Stati Uniti, se è stata condannata a venti anni di carcere.

Si apre dunque uno squarcio su una vicenda che ha preso le mosse nel 2018 quando Gulshan Abbas è scomparsa al suo ritorno in Cina dopo aver visitato i parenti negli Usa. La sorella, Rushan Abbas, in particolare è impegnata nella causa del suo popolo, gli uiguri. Minoranza musulmana che parla una lingua turca ed è il principale gruppo etnico dello Xinjiang, una vasta regione nel nord- ovest della Cina che ha confini comuni con Afghanistan e Pakistan.

Proprio per l'attivismo familiare che risale già alla giovinezza del nonno, Gulshan è stata prelevata e condotta in un luogo ancora sconosciuto. Forse uno dei grandi campi di rieducazione che Pechino ha instituito nello Xinjiang proprio per detenere gli indipendentisti uiguri. La Cina in realtà parla di centri di "formazione professionale" che servono a debellare l'estremismo religioso. In questi campi, secondo le informazioni raccolte da diverse organizzazioni in difesa dei diritti umani, vi sarebbero rinchiuse almeno un milione di persone anche se le cifre arrivano anche a tre milioni.

Appresa la notizia il governo statunitense ieri ha ne ha chiesto ufficialmente il rilascio. Durante un incontro organizzato con la Commissione esecutiva del Congresso sulla Cina degli Stati Uniti (Cecc), Ziba Murat, figlia del Gulshan Abbas, ha specificato i dettagli della vicenda rendendo noto che la famiglia ha solo recentemente (Natale) appreso che la madre ha ricevuto la sentenza nel marzo dello scorso anno per accuse legate al terrorismo.

Il portavoce del ministero degli Ester, i Wang. Wenbin ha detto che la donna "è stata condannata secondo la legge per aver partecipato al terrorismo organizzato, aver aiutato attività terroristiche e minato seriamente l'ordine sociale. Chiediamo ai politici americani di rispettare i fatti, di smetterla di fabbricare bugie che diffamano la Cina e di astenersi dall'usare la questione dello Xinjiang per interferire negli affari della Cina". Sembra così ripetersi il copione dello scontro tra Usa e il gigante asiatico così come è stato per Hong Kong.

 

 

 

 

 

 

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