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Intellettuali liberali muti sui detenuti PDF Stampa
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di Iuri Maria Prado

 

Il Riformista, 3 dicembre 2020

 

A sinistra, a battagliare per i carcerati, ci sono Saviano e Manconi. Sono pochi, ma sempre di più dei maître à penser di destra, che pure dovrebbero essere sensibili al garantismo anche per i deboli. Non dovrebbe far notizia che tre intellettuali si espongano nella difesa dei diritti elementari dei detenuti, reclamando che la pena detentiva non si trasformi in una condanna a morte per abbandono all'infezione.

Dovrebbe far notizia, piuttosto, che siano solo quei tre a spendersi in quel modo, che per un intellettuale è poi l'unico modo, e cioè facendosi sentire. E se pure uno detestasse di tutto cuore (eccomi, presente) il milieu culturale cui appartengono almeno due di quei tre (Manconi e Saviano, perché Veronesi fa storia a parte), ebbene dovrebbe domandarsi per quale motivo analoghe iniziative di mobilitazione siano tanto per intendersi, "a destra".

È la riprova, semmai servisse, che quest'altro ambiente non solo non è complessivamente meglio dell'altro, ma non si qualifica nemmeno per un orlo di eccentricità capace rappresentare un trio di "liberali" che dicono il minimo: e cioè che i diritti personali non si tutelano solo facendo convegni e scrivendo articolesse anglosassoni, ma denunciandone la violazione presso i poveri e i deboli.

È abbastanza difficile, davanti a simili scollamenti, non dar ragione a chi, pur pretestuosamente, definisce "farlocco" certo garantismo. E la sensazione che i liberali, in Italia, siano sempre quelli di cui parlava Alvaro ("il loro non è un partito ma l'atteggiamento di chi non ha ragioni di sofferenza") ebbene si rinnova a ogni giro importante della vicenda italiana in argomento di giustizia.

È inutile precisare che non ci si aspetta proprio nulla dal coagulo reazionario dell'opposizione dominante, la destra delle ruspe e delle zingaracce in alleanza competitiva con quella dio-patria-famiglia che nega il riso in bianco al detenuto perché è un lusso eccessivo, ma appunto: non c'è proprio nessun altro? Bene o male qualche Tv, qualche giornale, insomma qualche occasione per farsi sentire potrebbero trovarla. Ma evidentemente non ne vale la pena.

Evidentemente l'impegno liberale è una specie di formula vuota, una cosa allo stesso rango della giacca ben tagliata e rise non accede nemmeno al livello di una passioncella: un modo di dire. E ragioniamo sul fatto che le condizioni della giustizia in Italia siano ancora queste dopo un trentennio di legittimazione al governo delle destre. Ragioniamo sul fatto che alla specie di garantismo sociale di sinistra la controparte non abbia saputo giustapporre praticamente nulla: e oggi nemmeno un gruppetto capace di denunciare che, se un detenuto muore, non è il Covid a ucciderlo ma lo Stato.

 

 

 

 

 

 

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