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Benevento. Giovanissimo muore in carcere, la famiglia chiede verità: "È stato ucciso" PDF Stampa
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di Rossella Grasso

 

Il Riformista, 22 ottobre 2020

 

"Non si può morire in carcere a 22 anni, senza nemmeno sapere il perché". Rubina Vincolo, la zia di Salvatore Luongo non si dà pace. Durante la notte il carcere di Benevento ha comunicato al telefono alla famiglia del ragazzo che Salvatore è morto. Trovato impiccato nella sua cella, mentre era detenuto nel carcere di Benevento. Sono in corso le prime ricostruzioni ma la famiglia non crede assolutamente che si possa essere trattato di suicidio. E chiede giustizia e aspetta di sapere qualcosa fuori alla sala mortuaria dell'Ospedale Sangiuliano di Giugliano dove è stata portata la salma durante la notte.

Un corpo, quello di Salvatore, originario di Melito di Napoli, che la famiglia ancora non ha potuto vedere in attesa dell'autopsia prevista giovedì 22 ottobre. La famiglia Luongo non sa cosa sia accaduto in carcere ma è certa che non si sarebbe mai potuto uccidere. "La compagna ieri lo ha sentito intorno alle 15 al telefono - racconta la zia - era contento di essere stato trasferito dal carcere di Brindisi a quello di Benevento dove stava da due giorni. Diceva di essersi trovato bene e di voler chiedere il trasferimento lì al più presto". Era infatti stato momentaneamente trasferito a Benevento da Brindisi per presenziare ad alcune udienze. Al telefono era su di morale, positivo ed ottimista.

"Poi alle 23 ci hanno chiamati e ci hanno detto che salvatore era morto, si era impiccato - continua la zia Rubina - cosa è successo in quelle ore? Salvatore non avrebbe mai potuto fare una cosa del genere". Salvatore era detenuto dal 2016 per aver commesso reati di piccola entità. Gli mancava poco da scontare. Anche per questa alla famiglia risulta difficile credere al suicidio in carcere. Al racconto fatto dalla famiglia si aggiunge anche che l'unica cosa che preoccupava Salvatore era il compagno di cella, un Bulgaro che "lo guardava in malo modo", ha detto la zia. La notizia è stata diffusa dal giornale web Internapoli.it.

Se fossero confermate le ipotesi di suicidio sarebbe il nono suicidio in Campania dall'inizio dell'anno. Finora in tutta Italia si è arrivati a 47 persone. "Non conosciamo il corto circuito che porta a queste tragedie- scrivono in una nota congiunta Samuele Ciambriello, garante campano delle persone private della libertà e Pietro Ioia, garante napoletano - La maggioranza di loro sono giovani ed in carcere per piccoli reati. Il carcere è stato rimosso, è diventato una discarica sociale, che ospita detenzione sociale".

"Vite - continua la nota - come si vede, per lo più giovani, finite, per disperazione, senso di impotenza o chissà cos'altro, nei pochi metri quadrati di una cella, insieme ad un altro recluso. Chiediamo che si faccia chiarezza su questa morte", commentano Ciambriello e Ioia che poi concludono lanciando un appello: "Abbiamo bisogno di più figure sociali nelle carceri, di più trattamento, di più lavoro. Il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, può custodire ed accudire, ma non c'è rieducazione e reinserimento sociale senza azioni positive del territorio e degli Enti locali. E il volto costituzionale della pena necessità di magistrati di sorveglianza più efficaci e coraggiosi".

 

 

 

 

 

 

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