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Rimini. L'emergenza nelle carceri durante il lockdown solo sfiorata grazie alla prevenzione PDF Stampa
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riminitoday.it, 18 settembre 2020


L'assessore Lisi: "Grazie agli interventi di prevenzione messi in atto dal personale penitenziario si è riusciti in quei giorni bollenti a mantenere la situazione controllata, prima che i malumori degenerassero". L'assessore Gloria Lisi, vicesindaco con delega alla protezione sociale del Comune di Rimini, interviene sull'emergenza nelle carceri dei mesi scorsi, ripercorrendo quei giorni e le strategie messe in campo dal Comune.

"Sembra passato un secolo ma in realtà solo pochi mesi. Forse non tanti ricordano come, tra marzo e aprile, in pieno lockdown da pandemia, le carceri italiane furono al centro di violenze e devastazioni. Una situazione drammatica, effetto della pandemia, che ha toccato in maniera pesante l'Emilia Romagna ma che ha solo sfiorato il penitenziario riminese - afferma Lisi.

Grazie agli interventi di prevenzione messi in atto dalla dirigenza e dal personale penitenziario si è riusciti in quei giorni bollenti a mantenere la situazione sotto controllo, prima che i malumori degenerassero. Erano i tempi in cui, per prevenire la pandemia, erano state sospese le visite e i contatti con i famigliari, un detonatore che ha portato con se altri rancori e malumori, esplodendo tutto in una volta.

Continua Lisi: "Anche a Rimini dunque abbiamo vissuto, fuori dai riflettori, momenti critici. Tra questi ricordo, in particolare, una telefonata di aggiornamento sulla situazione dei "Casetti" con Aurelia Panzeca, comandante della Polizia penitenziaria di Rimini. Intorno a noi, anche in carceri della nostra Regione, la situazione stava degenerando, era un grido di allarme, di collaborazione umana oltre che istituzionale a cui non era possibile rispondere con la sola via burocratica. Tra le altre cose, serviva nel minor tempo possibile materiale di protezione (i cosiddetti Dpi, dispositivi di protezione individuale) per permettere agli agenti e al personale di poter intervenire in sicurezza e secondo i parametri di tutela sanitaria. Non c'era tempo, non si poteva aspettare passaggi burocratici, serviva intervenire subito, cosa che abbiamo fatto. Anche grazie all'arrivo di questi dispositivi di sicurezza, gli agenti della polizia penitenziaria sono riusciti ad intervenire in attività di prevenzione che hanno scongiurato il peggio, permettendo al carcere di Rimini di uscire da quei momenti tragici (saranno più di dieci, si ricorderà, le vittime delle rivolte in tutta Italia, la maggior parte per overdose da psicofarmaci, rubati durante i saccheggi delle infermerie dei carceri) senza particolari incidenti e, soprattutto, senza vittime o devastazioni.

Fu un momento più privato che pubblico, e fortunatamente, perché significava che si era agito bene e in tempo. Uno dei momenti più critici e difficili del mio mandato istituzionale, che ho avuto la fortuna di poter condividere con funzionari ministeriali che, prima che ottimi professionisti, si sono rivelati persone di rara umanità".

 

 

 

 

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